Alcaloidi pirrolizidinici: e l’Europa dov’è?

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NOTA DEI REDATTORI

Per riportare i fatti in maniera più corretta e completa possibile, abbiamo intervistato la Dottoressa Francesca Capolongo.

E’ Professore Associato di Farmacologia e Tossicologia Veterinaria presso il Dipartimento di Biomedicina Comparata ed Alimentazione dell’Università di Padova.

Questo è il video completo dell’intervista:

 

Gli argomenti trattati vengono approfonditi nei seguenti tre articoli.

 

Partiamo subito con un bel DISCLAIMER:

  • Lo scopo di questi articoli/video intervista non è quello di fare terrorismo alimentare né di far scattare un allarme o di invitarvi ad eliminare totalmente alcuni cibi o bevande dalla vostra dieta.
  • Vogliamo informare il consumatore ed l’apicoltore basandoci sui fatti e sulle ricerche scientifiche fatte.
  • NIENTE PANICO!

 

QUALI TIPI DI AP ESISTONO IN NATURA?

Solo i AP 1,2 insaturi sono tossici per l’uomo e per gli animali.

Le piante contengono sia AP nella loro forma parentale che di tipo N-Ossido o ammino-ossido.  Gli AP N-Ossido, generalmente chiamati APNO, se ingeriti vengono rielaborati dal nostro fegato e trasformati in alcaloidi pirrolizidinici a tutti gli effetti.

I singoli AP hanno un nome specifico e tra questi abbiamo:

  • lycopsamina
  • senecionina
  • seneciphyllina
  • seneciphyllina
  • retrorsina
  • echimidina
  • lasiocarpina
  • senkirkina

I AP più tossici di tutti sembrerebbero essere:

  1. monocrotalina,
  2. lasiocarpina,
  3. riddeliina.
 

COME E’ POSSIBILE INTOSSICARSI?

Gli effetti nocivi da assunzione di AP sono principalmente di due tipi:

  • Acuti.
  • Cronici.

Nel caso di intossicazione acuta si parla dell’ingestione per un periodo molto breve di quantità molto alte di AP. Questo causerebbe l’insorgenza di malattie epatiche veno-occlusive associate ad alta mortalità.

Nel caso dell’intossicazione cronica, l’assunzione degli AP avviene per periodi molto lunghi ed in piccole quantità. Come effetti negativi associati abbiamo l’insorgenza di cirrosi epatica e possibilmente anche tumori.

 

CI SONO LEGGI A TUTELA DEL CONSUMATORE?

Sebbene alcuni paesi europei abbiano deciso di legiferare in merito, lo Stato Italiano non ha ancora promulgato leggi. Ad ora nemmeno l’Unione Europea ha emanato alcuna direttiva dedicata agli AP, ma ciò non significa che non sia stato fatto niente.

L’EFSA, che sarebbe l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha più volte preso in considerazione il tema per stabilire il livello di rischio per la salute pubblica.

Sono di particolare importanza i suoi tre approfondimenti, datati 2011, 2016 e 2017, nei quali sono stati presi in considerazione i numerosi studi scientifici pubblicati fino a quel momento.

L’ultima dichiarazione dell’EFSA è del 2017 e si chiama “Risks for human health related to the presence of pyrrolizidine alkaloids in honey, tea, herbal infusions and food supplements“, redatto in collaborazione con il gruppo di esperti scientifici sui contaminanti nella catena alimentare (CONTAM).

In questo documento, così come e nei due precedenti, l’EFSA ha ribadito come gli alcaloidi pirrolizidinici siano potenzialmente genotossici e cancerogeni.

Genotossico significa che può indurre danni al materiale genetico delle cellule attraverso interazioni con la sequenza e la struttura del DNA. Queste alterazioni potrebbero eventualmente portare allo sviluppo di un cancro.

Non potendo affermare che gli AP non siano mai tossici (nonostante alcuni di essi siano meno dannosi di altri) ma che siano sempre e comunque potenzialmente dannosi, l’EFSA ha deciso quindi di applicare il metodo del margine di esposizione (MOE).

 

CHE COS’E’ IL MARGINE DI ESPOSIZIONE?

Per definizione, direttamente dal sito dell’EFSA:

Il MOE rappresenta il rapporto tra due fattori che, in una data popolazione, valuta il quantitativo di sostanza alla quale un effetto avverso minimo ma misurabile viene osservato per la prima volta e il livello di esposizione alla sostanza in questione.

L’approccio del MOE viene adottato dall’EFSA quando non si può stabilire con certezza la dose giornaliera tollerabile di una determinata sostanza.  Generalmente accade con le sostanze genotossiche e cancerogene come gli AP.

Gli scienziati cercano di trovare quindi l’intervallo di dosaggio entro il quale è possibile che la sostanza causi una lieve ma comunque misurabile incidenza di tumori o altri potenziali effetti avversi.

Al di sotto di questo intervallo c’è il limite inferiore dell’intervallo di confidenza relativo alla dose di riferimento, o BMDL10, e viene calcolato attraverso specifici esperimenti sugli animali. Dividendo questo limite con l’esposizione dell’uomo alla determinata sostanza, si calcola il margine di esposizione.

Il margine di esposizione dà quindi il livello di allarme per la salute pubblica in merito alla presenza di una sostanza negli alimenti, ma non ne misura il rischio.

L’EFSA ha deciso di fissare in via generale per tutte le sostanze genotossiche e cancerogene (come gli AP) un margine di esposizione a 10.000, basato sul BMDL10: sopra questo numero, c’è una bassa preoccupazione, al di sotto invece bisogna stare attenti.

 

COME SI CALCOLA IL MOE?

Il BMDL10 è stato fissato dall’EFSA a 237 microgrammi sul kg di peso corporeo al giorno. Questa particolare quantità è stata estrapolata da uno studio effettuato nel 2003 dal National Toxicology Programme dello United States Department of Health and Human Services.

Essa deriva infatti dall’incidenza di emangiosarcoma al fegato rilevata in ratti femmina esposti alla riddelliina. I ratti esposti a 237 microgrammi sul kg di peso corporeo di riddelliina hanno sviluppato questo particolare tumore, mentre quelli esposti a quantità inferiori no.

Se dividiamo questi 237 microgrammi sul kg di peso corporeo al giorno per la quantità a cui i consumatori potrebbero essere esposti agli AP, otteniamo il margine di esposizione.

Se questo numero è superiore ai 10.000, l’allarme è basso.

Quando è inferiore ai 10.000, invece, l’allarme è alto.

Se potremmo potenzialmente mangiare circa 0,0266 microgrammi/kg sul peso corporeo al giorno di alcaloidi pirrolizidinici:

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Per cui: 237 / 0,00266 = 8.910 MOE

Questo è minore del MOE generale (10.000) e quindi si può parlare di allarme per la salute pubblica.

 

QUALI SONO LE DOSI DI ESPOSIZIONE AGLI AP?

A questo ha pensato di nuovo l’EFSA, quando nel 2016 ha fatto uscire un report scientifico dedicato nello specifico alla valutazione dell’esposizione dei consumatori ai AP presenti in alcuni tipi di alimento. Tra questi:

  • Miele
  • Tè e infusi
  • Integratori: polline, estratti di piante e di alghe (spirulina e clorella)
  • Altri cibi: spinaci processati e surgelati, mix di erbe non specificate, té ed infusi per bambini, pasti preparati a base di verdure.

Sulla base di questa ricerca, nel 2017 l’EFSA ed il CONTAM (gruppo di esperti scientifici sui contaminanti nella catena alimentare) hanno emesso una dichiarazione che conteneva la quantificazione dell’esposizione ai AP, calcolata specificatamente per:

  • Fasce di età.
  • Tipo di consumatori: tutti i consumatori nella loro generalità o solo i consumatori di quello specifico alimento.
  • Il consumo di quello specifico alimento: medio oppure alto, quindi se se ne fa un consumo nella media, oppure se ne siamo avidi mangiatori.
  • Il rischio: cronico o acuto.

Giusto per darvi un’idea (farò qualche numero più avanti) siamo generalmente nell’ordine dei microgrammi e dei nanogrammi.

Un microgrammo è pari a 0,000001 grammi, mentre un nanogrammo è 0,000000001 grammi. Si parla quindi di quantità estremamente piccole.

Per esemplificare la scrittura e la vostra lettura, userò le seguenti abbreviazioni:

  • nano-gr/kg/pc/g =  nanogrammi su chili di peso corporeo al giorno
  • micro-gr/kg/pc/g = microgrammi su chili di peso corporeo al giorno
  • milli-gr/kg/pc/g = milligrammi su chili di peso corporeo al giorno

 

RISCHIO ACUTO

Nei documenti EFSA/COMTAN si riporta che la dose più piccola rilevata che ha causato effetti di tipo acuto (e mortali) nel breve periodo è stata di 1-3 milli-gr/kg/pc/g.

Questa dose è stata estrapolata dal caso dei due bambini intossicati negli Stati Uniti, di cui uno morto pochi giorno dopo l’ospedalizzazione. Nel report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità si è calcolato che, assumendo che il piccolo pesasse circa 5,5 kg, avrebbe assunto un totale di circa 3 milli-gr/kg/pc/g, principalmente riddelliina e retrorsina.

Considerando tutte le stime, anche quelle di esposizione più grande calcolate per le fasce d’età più fragili (i più giovani), siamo comunque ben sotto questo livello.

EFSA/COMTAN hanno quindi dichiarato che c’è un basso allarme correlato all’esposizione acuta ai AP attraverso il consumo di té ed infusi.

Per quanto riguarda gli estratti di piante, sono stati presi in considerazione quelli a base di piante notoriamente sintetrizzatrici di AP, tra questi quelli alla borragine e alla canapa acquatica. Vengono venduti in capsule o pastiglie in erboristeria.

I livelli di esposizione potrebbero partire da 890 micro-gr/kg/pc/g (0,89 milligrammi), ma anche fino a 1.800 micro-gr/kg/pc/g (1,8 milligrammi). Siamo nel range dell’esposizione acuta (1-3 milli-gr/kg/pc/g).

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Sintetizzando: in Europa non c’è un vero e proprio allarme per l’esposizione acuta agli alcaloidi pirrolizidinici, tranne nel caso degli estratti erboristici derivate da piante notoriamente produttrici di alcaloidi pirrolizidinici.

 

RISCHIO ACUTO PER POLLINE E MIELE

Per quanto riguarda il polline, le stime sono nell’intervallo dei 3–44 nano-gr/kg/pc/g, molto al di sotto del rischio.

Non c’è invece nessun allarme per il miele, in quanto le stime di esposizione acuta sono di circa 10.000 volte inferiori rispetto alla dose minima che potrebbe scatenare questi effetti.

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RISCHI CRONICI

Qui la situazione inizia a farsi complessa, entra in gioco il margine di esposizione calcolato sulla base della possibilità di esposizione minima o massima ai AP contenuti nei vari alimenti.

Ricordatevi che:

  • margine di esposizione > 10.000 = allarme
  • margine di esposizione < 10.000 = non c’è allarme

 

I CONSUMATORI IN GENERALE

Per quanto riguarda i consumatori in generale, le fasce più esposte sono:

  • i bambini piccoli (12-36 mesi): fino a 48,4 nano-gr/kg/pc/g – MOE 4.900;
  • gli anziani (sopra i 75 anni): fino a 41,8 nano-gr/kg/pc/g – MOE 5.700.

Quando si considerano invece i grandi consumatori:

  • i bambini piccoli (12-36 mesi): fino a 214 nano-gr/kg/pc/g – MOE 1.100;
  • gli infanti (sotto ai 12 mesi): fino a 185 nano-gr/kg/pc/g – MOE 1.300;
  • gli anziani (sopra i 75 anni): fino a 127.2 nano-gr/kg/pc/g – MOE 1.900.

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I CONSUMATORI DI TE’ E INFUSI

Per quanto riguarda invece le esposizioni croniche per i consumatori in media di té e infusi:

  • Adulti: 54.7 nano-gr/kg/pc/g – MOE 4.300.
  • Giovani: 228 nano-gr/kg/pc/g – MOE 1.000.

Per i grandi consumatori:

  • Adulti: 158.1 nano-gr/kg/pc/g – MOE 1.500
  • Giovani: 307 nano-gr/kg/pc/g – MOE 722

Nei té e negli infusi sono stati trovati dai 17 alle 28 molecole di AP diverse.

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I CONSUMATORI DI MIELE

Sono stati calcolati anche i livelli di esposizione per mieli in vendita, nei quali sono stati trovati dalle 8 alle 19 molecole di AP diverse.

Per i consumatori medi:

  • Adulti: 7.4 ng/kg/pc/g – MOE 32.000.
  • Giovani: 27 ng/kg/pc/g – MOE 9.000.

Per i grandi consumatori:

  • Adulti: 17.6 ng/kg/pc/g – MOE 13.500
  • Giovani: 31.1 ng/kg/pc/g – MOE 7.700

Come si può vedere, i MOE inferiori a 10.000, e quindi ad alto rischio, si riscontrano soltanto nelle fascia giovane della popolazione.

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LE RACCOMANDAZIONI EFSA/CONTAM

Il CONTAM conclude dicendo che i MOE calcolati per tutti i consumatori, sia quelli nella norma che i grandi mangiatori, indicano delle possibili preoccupazioni per la salute umana.

In particolare, le maggiori preoccupazioni si esprimono nei confronti dei grandi consumatori di tè ed infusi a base di erbe.

Per quanto riguarda il miele, invece, c’è un allarme maggiore per i bambini, che sono tra i maggiori destinatari del prodotto e che, essendo piccoli, sopportano dosi di AP minori per via del basso peso corporeo.

EFSA/CONTAM ha anche dichiarato la necessità di monitorare gli AP ed i rispettivi APN, nonché invita la comunità scientifica a continuare ad investigare per trovare nuove tipologie di alcaloidi.

 

COME COMPORTARSI?

Ricapitolando:

  • Per quanto riguarda i rischi acuti non c’è allarme per il miele e il polline, ma bisogna stare molto attenti con gli integratori alimentari, soprattutto se a base di piante produttrici di alcaloidi pirrolizidinici.
  • Per quanto riguarda i rischi cronici: le fasce più a rischio sono quelle dei più giovani.

Ovviamente nessuno vi vieta di mangiare miele o bere té e infusi.

Variare i cibi, cambiare da una marca ad un’altra, sono comportamenti che possono aiutare molto nel ridurre l’esposizione agli AP, ma anche a tutta un’altra serie di possibili contaminanti.

 

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A presto!

Silvia


Fonti:

 

2 Replies to “Alcaloidi pirrolizidinici: e l’Europa dov’è?

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