Alcaloidi pirrolizidinici: naturalmente dannosi!

alcaloidi pirrolizidinici
NOTA DEI REDATTORI

Per riportare i fatti in maniera più corretta e completa possibile, abbiamo intervistato la Dottoressa Francesca Capolongo.

E’ Professore Associato di Farmacologia e Tossicologia Veterinaria presso il Dipartimento di Biomedicina Comparata ed Alimentazione dell’Università di Padova.

Questo è il video completo dell’intervista:

Gli argomenti trattati vengono approfonditi nei seguenti tre articoli.

Partiamo subito con un bel DISCLAIMER:

  • Lo scopo di questi articoli/video intervista non è quello di fare terrorismo alimentare né di far scattare un allarme o di invitarvi ad eliminare totalmente alcuni cibi o bevande dalla vostra dieta.
  • Vogliamo informare il consumatore ed l’apicoltore basandoci sui fatti e sulle ricerche scientifiche fatte.
  • NIENTE PANICO!

 

 NATURALE NON SIGNIFICA INNOCUO

Quante volte avete pensato “preferisco qualcosa di naturale, che fa meno male” mentre sceglievate un qualsiasi prodotto da acquistare? Tranquilli, l’ho pensato anch’io ma, lettura dopo lettura, ho imparato che naturale non significa affatto innocuo né meno nocivo.

Ultimamente siamo bombardati da questa parola: naturale. Vederla scritta sull’etichetta di un qualsiasi prodotto ci invoglia all’acquisto perché l’abbiamo associata al positivo, al bello, agli animali felici, ai campi verdi…

Senza la corretta informazione viene spontaneo pensarla così. La realtà è che naturale non è da contrapporre ad un qualcosa di negativo, che generalmente è associato alla parola chimico. La chimica compone tutto quello su cui si posano i nostri occhi. E’ parte essenziale del nostro stesso corpo: la chimica, e di conseguenza il chimico, definisce ciò che siamo.

In più, come ha detto più volte “l’amichevole chimico di quartiere” Dario Bressanini (che vi consiglio di seguire su  YouTube e su Instagram):

Dire che naturale sia sinonimo di sicuro/innocuo, o che addirittura gli stessi termini sicuro e innocuo significhino la stessa cosa, è profondamente sbagliato. La digitale è una pianta, si trova nei campi, ma ti ammazza se la ingerisci.

E poi, alla fine, cosa vuol dire naturale? Provate, una sera a cena coi vostri amici o parenti a porre loro questa domanda. Scoprirete che ognuno di voi ha una definizione diversa della parola “naturale”. La pasta è naturale? Il petrolio è naturale? Se una cosa è naturale vuol dire che ci fa bene, mentre una chimica ci fa male?

… E se vi dicessi che anche il miele potrebbe contenere delle sostanze totalmente naturali che vi potrebbero fare male? Esploriamo il caso degli alcaloidi pirrolizidinici.

 

 

COSA E’ QUESTO SCIOGLILINGUA?

Cosa sono questi alcaloidi pirrolizidinici, che da ora in poi chiamerò semplicemente AP?

Secondo Wikipedia:

Gli alcaloidi pirrolizidinici (PA) costituiscono un gruppo di alcaloidi formalmente derivati della pirrolizidina.

In pratica, sono delle sostanze che si trovano naturalmente in circa il 3% delle piante da fiore presenti sulla nostra Terra. Esistono circa 660 PA diversi, prodotti da più di 6000 specie vegetali diverse.

Vengono prodotti dalle piante per proteggersi da animali erbivori e parassiti, sono un sistema difensivo molto efficace.

Generalmente queste tossine si trovano in quantità maggiori nei fiori e nei semi, meno nelle foglie, negli stami e nelle radici. Ad ogni modo, questo può variare molto da pianta a pianta.

Un altro fattore di variabilità è la stagionalità: la quantità di AP presenti in queste piante non è sempre costante. Sembra infatti che siano più concentrati durante i mesi più caldi e/o più secchi.

Il 95% di questi PA si trova nelle piante delle seguenti famiglie:

  • Boraginaceae.
  • Asteraceae, note anche come Composite (soprattutto agli allergici!).
  • Fabaceae, soltanto nella Crotalaria.
  • Orchidaceae, in via minore.
  • Apocynaceae, in via minore.

Alcune delle piante appartenenti a queste famiglie sono conosciute comunemente come Borragine, Eliotropo, Crotalaria, Viperina piantaginea, Canapa acquatica, Senecione, Erba di San Giacomo e Tossilaggine.

Cliccate sulle frecce per vedere le foto di queste piante!

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Probabilmente conoscete bene qualcuna di queste piante, o avrete avuto modo di assaggiarne il miele. Mi riferisco soprattutto a quello di borragine, che spesso si trova in vendita nei mercatini o direttamente dall’apicoltore.

 

QUESTI ALCALOIDI SONO DANNOSI PER L’UOMO?

Come dicevo sopra, gli AP compongono il sistema difensivo di queste piante e quindi, se un animale le ingerisce, a seconda delle quantità prese in considerazione può star male ed anche avvelenarsi fino alla morte… E questo accade anche nell’uomo!

Quando ingeriamo gli AP, essi vengono processati dal nostro organismo, principalmente dal fegato. I danni maggiori vengono riportati proprio a quest’organo ed ai polmoni.

Si parla infatti di insorgenza di malattie epatiche veno-occlusive, epatomegalia, ascite, massiccio versamento pleurico, cirrosi, mentre nei casi più gravi, tumori e morte.

Ci si può esporre agli alcaloidi pirrolizidinici sia in forma acuta, vale a dire assumendo una grande dose in un periodo di tempo molto ristretto, che in forma cronica, che sarebbe l’esatto opposto. Approfondiremo questo aspetto nel prossimo articolo.

 

OK, MA QUELLE PIANTE NON LE MANGIO MICA!

Non è necessario dare un morso ad un fiore di Tussilago o di Borragine per assumere gli AP. Secondo gli studi effettuati in tema e i report delle intossicazioni registrate, gli alcaloidi pirrolizidinici si potrebbero trovare in alcuni cibi di derivazione vegetale.

Più vicina è la “parentela” tra il cibo e la pianta, maggiore potrebbe essere la contaminazione di AP.

Determinati cibi di origine vegetale, ad esempio il té, che non è altro che una pianta essiccata, conterrebbero una concentrazione più grande rispetto ad altri, come il latte, che è prodotto dal bestiame dopo aver ingerito l’erba.

Vediamo di fare un elenco di alimenti e bevande potenzialmente vettori di alcaloidi pirrolizidinici:

  • Tè e infusi a base di erbe.
  • Miele.
  • Polline.
  • Rimedi erboristici.
  • Integratori alimentari a base di erbe.
  • Farine: se il grano è stato contaminato dalla presenza dei semi di alcune di queste piante e non sono stati rimossi in fase di coltivazione/lavorazione.
  • Latte: la contaminazione è dovuta alla nutrizione degli animali.
  • Insalate preconfezionate: se in fase di coltivazione o confezionamento non è stata controllata la presenza di piante infestanti contenenti PA.

Sembra che gli alcaloidi pirrolizidinici resistano egregiamente alle lavorazioni, all’immagazzinamento ed all’essiccazione, nonché alle temperature di cottura.

 

 

CI SONO STATI CASI DI AVVELENAMENTO DA PA?

Sono stati segnalati diversi casi di intossicazione in tutto il mondo.

Tra i più recenti, nel febbraio del 2008 sono stati registrati circa 67 casi di malattie epatiche veno-occlusive in Afghanistan, dovute all’ingestione di pane prodotto con farine contaminate dai semi di Eliotropo (Heliotropium popovii) e di siero di latte di capra, che aveva molto probabilmente aveva pascolato in un campo con piante producenti AP.

Sono anche stati registrati casi di intossicazioni acute fatali:

  • Negli USA, due bambini di 6 e 2 mesi sono stati ricoverati dopo aver bevuto infusi di erbe contaminate AP. Il più piccolo è morto dopo 6 giorni in ospedale.
  • In India tre donne sono state ricoverate dopo l’ingestione di Eliotropo (Heliotropium eichwaldii), e due sono morte nelle settimane successive all’ospedalizzazione.
  • In Cina, una donna donna è morta dopo aver assunto infuso contenente, tra le altre piante, anche dell’Eliotropo (Heliotropium lasiocarpum) per la cura della psoriasi.

 

E GLI ANIMALI?

Anche gli animali sono sensibili ai AP. Sono stati registrati numerosi casi di animali morti o gravemente ammalati dopo il pascolo.  Questo generalmente accade nelle zone più aride, dove la siccità e la scarsità di cibo spinge il bestiame a mangiare quanto riesce a trovare.

Generalmente, infatti, sembra che gli animali tendano ad evitare le piante che biosintetizzano gli AP, in quando hanno un sapore sgradevole per loro.

Quando poi il bestiame viene sfamato con il fieno, non è più in grado di fare una cernita della flora essiccata contenuta. Nel caso in cui venissero incluse queste particolari piante, il bestiamo si avvelenerebbe inconsapevolmente. Stessa cosa accade anche coi mangimi.

MA COSA C’ENTRA IL MIELE CON TUTTO QUESTO?

Sia il nettare che il polline contengono AP, anche se in quantità diverse. Il polline possiede concentrazioni estremamente più alte rispetto al nettare.

Ovviamente mi riferisco soltanto a quello che le api estraggono dalle piante che producono alcaloidi pirrolizidinici, non da tutta la flora in generale.

Fino a pochi anni fa si pensava che soltanto il polline ne contenesse, mentre il nettare ne fosse esente. La contaminazione del miele avveniva quindi con il passaggio degli AP dai pollini rimasti dentro al miele.

Quando poi si è andato ad analizzare il nettare, si è invece compreso che anch’esso ne contiene, anche se in quantità di molto inferiori.

Quindi, per farvi capire: il miele ed il polline di borragine contengono questi alcaloidi pirrolizidinici perché la pianta è una grande produttrice di queste sostanze.

Allo stesso tempo un miele millefiori, ma anche un monoflora di una qualsiasi altra pianta, potrebbe contenerli: le api, infatti, potrebbero aver bottinato anche su piante produttrici di AP.

 

CI SONO PROBLEMI ANCHE PER LE API?

C’è uno studio che ha cercato di rispondere a questa domanda ed ha trovato che le api non sembrano soffrire molto degli effetti negativi della raccolta di polline e nettare.

Generalmente in natura le api visitano un’ampia gamma di fiori ed anche se bottinassero piante che sintetizzano gli alcaloidi pirrolizidinici, il raccolto verrebbe diluito quando viene immagazzinato all’interno dell’alveare.

Nonostante questo gli scienziati hanno comunque preso un particolare alcaloide, chiamato echimidina, e lo hanno artificialmente distribuito in diverse dosi sia nel polline che nella pappa reale.

Hanno visto che in determinate quantità questo AP ha influito sulla vita delle larve, che mangiano solo pappa reale nei primi tre giorni, e delle api appena nate, che si nutrono di pan d’api, un impasto di polline e miele.

Le api nutrici, che si nutrono di pan d’api per produrre pappa reale, riescono a fare da filtro e gli AP trovati dentro alla pappa reale da loro prodotta è inferiore di circa 1000 volte quello contenuto nel pan d’api.

 

CONCLUSIONI

Questo articolo ha avuto soltanto lo scopo di presentarvi cosa siano gli alcaloidi pirrolizidinici e gli effetti che potrebbero avere non soltanto sull’uomo, ma anche sugli animali (bestiame ed api).

Nel prossimo articolo parleremo di cosa sta accadendo a livello nazionale ed internazionale per evitare, dove possibile, la presenza di questi contaminanti all’interno dei cibi e delle bevande, in modo da renderli più “sicuri” per il consumatore finale.

Ricordate: NIENTE PANICO!

 

Apprezzerei molto vostri commenti e domande su questo articolo! Usate il box dedicato ai commenti per farmi sapere cosa ne pensate. Iscrivetevi al blog o alle nostre pagine Facebook, Twitter, YouTube ed Instagram per avere sempre aggiornamenti in tempo reale!

A presto!

Silvia


Fonti:

Immagini:

Borragine: CC BY-SA 3.0
Eliotropo: Di Michael Becker – taken by Michael Becker, CC BY-SA 3.0
Crotalaria: By Neha.Vindhya – Own work, CC BY-SA 3.0
Viperina: Di Alvesgaspar – Opera propria, CC BY-SA 3.0
Senecione: Di H. Zell – Opera propria, CC BY-SA 3.0
Tossilaggine: Di Andreas Trepte – Opera propria, CC BY-SA 2.5
Canapa acquatica: Di Enrico Blasutto – foto propria, CC BY-SA 3.0
Erba di San Giacomo: Di Julie Anne Workman – Opera propria, CC BY-SA 3.0

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