Apicoltura e disabilità

Qualunque apicoltore hobbysta sa bene che l’apicoltura è un’attività che riesce a catturare completamente l’attenzione. Quando si mette mano all’alveare tutta la concentrazione è dedicata a quel momento, e fra un’occhiata ai favi e le osservazioni del predellino a volte è come se il tempo volasse.

Sono convinto che condurre alveari ed osservare le api siano attività che possono veramente favorire buonumore e serenità, per cui nel mio mondo ideale mi piacerebbe che chiunque provasse questa esperienza.

Ragionando in maniera più ampia su tutto questo, mi sono chiesto:

Quanto è accessibile oggi il mondo dell’apicoltura per un disabile?

Chiaramente esistono diversi tipi di disabilità, per cui sarebbe impossibile per me pretendere di essere esaustivo, tuttavia mi interessa esporre qualche notizia sull’argomento, sperando nel tempo di poter raccogliere ulteriore materiale e rendere questo articolo sempre più ricco ed utile, anche grazie al vostro contributo.

Quando si parla di apicoltura e disabilità, sappiamo che non può esistere una singola soluzione adatta a tutte le situazioni. Bisogna sia tenere conto dello specifico tipo di handicap che della capacità individuale di adattarsi a quel determinato handicap. Chi si trova su una sedia a rotelle, o chi ha problemi alla vista o all’udito, avrà la necessità di ricorrere a soluzioni dedicate, che però potrebbero non essere ugualmente funzionali per un’altra persona portatrice dello stesso handicap. Quindi l’approccio iniziale a mio avviso deve partire necessariamente da un’accurata valutazione delle capacità individuali, e cioè da che cosa il singolo è grado/si sente di fare, piuttosto che da cosa non riesce a fare.

Da questa base si può poi lavorare per scegliere il tipo migliore di arnia, e se necessario mettere a punto alcune modifiche tecniche.

L’apicoltura produttiva tradizionale richiede un discreto sforzo fisico, ad esempio per il trasporto del materiale, il sollevamento dei melari, ecc.

Tenendo conto di questo, ho pensato a quali arnie potrebbero essere di semplice utilizzo per persone con disabilità fisiche:

ARNIA TOP BAR:

Top_Bar_Bee_Hive
L’arnia top bar non richiede nella gestione grandi sforzi fisici.

I vantaggi dell’arnia top bar sono legati al suo sviluppo orizzontale anziché verticale. Questo significa che non vengono impilati melari sopra al nido, quindi non è necessario sollevare pesi importanti e si può tranquillamente lavorare anche da seduti.

Le top bar contengono sullo stesso livello sia il nido che il melario, ed i singoli telai sono solitamente più piccoli dei telai standard da nido delle arnie Dadant. Per questo motivo risultano più leggeri e maneggevoli (fermo restando che vanno manipolati con cautela a causa dell’assenza di un’intelaiatura di rinforzo).

ARNIA DADANT-BLATT MODIFICATA:

Anche l’arnia DB, oggi largamente diffusa nell’apicoltura cosiddetta da produzione, con alcune piccole modifiche può risultare di semplice utilizzo per coloro che sono impossibilitati a camminare o hanno difficoltà a lavorare in piedi.

Attraverso l’applicazione di alcune flange di rinforzo e di una semplice intelaiatura in legno che permette di inclinare l’arnia all’altezza desiderata, le ispezioni possono essere portate a termine in maniera piuttosto agevole. Tutto questo con una spesa molto contenuta (circa 15 €).

Inoltre inclinando l’arnia, ed applicando sotto di essa una comune bilancia pesapersone è possibile rilevare il peso di quest’ultima.

In questo video (in inglese, ma facilmente comprensibile anche senza l’audio) è possibile osservare le modifiche in questione:

ARNIA A LIBRO:

HuberHive1
Nell’immagine possiamo vedere l’arnia chiusa (fig.2) ed aperta per l’ispezione (fig.3).

L’arnia a libro o arnia Huber (dal nome del suo inventore), è un’arnia che, come dice il nome stesso, si può sfogliare come un libro.

Il vantaggio, piuttosto evidente, è legato al fatto che non richiede il sollevamento dei telai per poter effettuare l’ispezione.

Pensate che il suo inventore, François Huber, a soli quindici anni iniziò a soffrire di una malattia che lo portò poi alla totale cecità. Grazie però all’aiuto di sua moglie Marie Aimée Lulli e del suo aiutante François Burnens, fu in grado di svolgere indagini sorprendenti e di gettare le basi per un’importante conoscenza scientifica della vita dell’ape e del miele.

Ecco un video in cui possiamo dare una sbirciata al funzionamento dell’arnia Huber:

La storia di Huber è uno dei tanti esempi di come la disabilità non rappresenti un limite per chi è dotato di curiosità e determinazione.

Una volta ho letto che esistono due tipi di persone disabili: quelli che si arrendono e quelli che vedono la situazione come uno stimolante punto di partenza. Carattere e mentalità in tutto questo sono fondamentali, ma credo sia anche importante che le associazioni apistiche facciano il possibile per includere maggiormente nelle proprie attività TUTTI coloro che dimostrano interesse nel mondo delle api, a prescindere dalla loro situazione fisica o mentale.

E voi? Che ne pensate?

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A presto!

 

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6 Replies to “Apicoltura e disabilità

    1. Congratulazioni al papà, e grazie di cuore a te per la testimonianza! Condurre un alveare è un’esperienza davvero stimolante, dalle api c’è tanto da imparare.

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