Apicoltura nel mondo: il caso islandese

Torbjorn Andersen apicoltura islandese islanda

Ci sono luoghi dove non è possibile praticare apicoltura perché l’ape mellifera non è presente in quel determinato angolo del mondo.
Più semplicemente, non vive lì perché in milioni di anni non è riuscita a colonizzarlo per il troppo freddo o per il troppo caldo, oppure perché è un luogo troppo isolato dalla terraferma e non riesce a raggiungerlo in alcun modo.

E’ così per l’Islanda: isola vulcanica nel profondo nord dell’Europa, abitata da circa 330.000 persone. Gli inverni sono molto lunghi ed in contrapposizione la stagione calda è più corta della nostra.

Non è un clima favorevole per l’ape mellifera, che difatti non ha mai vissuto su questa isola: l’inverno è caratterizzato da temperature non molto rigide per via dell’influsso della Corrente del Golfo, ma dura molto più a lungo di quanto l’ape riesca a sopportare.

Sapendo tutto questo, comprenderete bene la mia sorpresa quando ho letto che…
In Islanda si produce miele! Dopo qualche minuto di confusione iniziale ho iniziato a cercare qualcuno a cui rivolgermi per avere più informazioni possibili e… L’ho intervistato!

Torbjorn Andersen apicoltura islandese islanda Vi presento Torbjørn Andersen! E’ norvegese ma vive da molti anni in Islanda. Deve al padre la sua passione per le api.

Ha studiato medicina proprio in Islanda, dove ha dovuto rinunciare all’apicoltura. Tornato in patria  nel ’97, si è messo su un apiario che andava dalle 10 alle 20 colonie.

Quando poi nel 2008 si è di nuovo trasferito in Islanda, ha deciso di continuare. Le api erano già state introdotte nell’isola, i primi tentativi risalgono agli anni ’60, e grazie all’aiuto di un suo collega anch’egli apicoltore, dieci anni dopo parla delle sue api con estrema soddisfazione.

LA REALTA’ LOCALE

Attualmente ci sono 90 apicoltori sparsi per tutta l’isola, si contano dalle 200 alle 300 arnie per una produzione totale che va dai 1000 ai 2000 kg all’anno.
Tra tutti questi spicca Torbjørn, con le sue 20 arnie, l’apicoltore più grande di tutta l’isola! Queste dimensioni ci fanno capire quanto sia piccola questa realtà rispetto a quelle a cui siamo abituati.

Torbjørn produce fino a 200 kg di miele, che invasetta e vende anche nei negozi locali.

miele islandese Torbjorn Andersen apicoltura islanda
Il miele di Torbjørn

Ho provato a chiedergli quanto possa costare un kg del suo miele.

Credici o no, costa €100 al kg!

Dopo un attimo di sorpresa, ho fatto mentalmente un riassunto di tutto quello che Torbjørn mi aveva spiegato precedentemente ed era un prezzo più che accettabile. Vi spiego quindi come mai il miele islandese è così prezioso.

Torbjørn mi ha raccontato con dovizia di particolari quali sono le due sfide principali che l’apicoltore locale deve imparare ad affrontare:

  1. lo svernamento delle api, lungo dai 5 ai 6 mesi, e la possibile morte delle famiglie;
  2. il costo dell’importazione dei materiali e dei pacchi d’ape dall’estero.

Sono problematiche profondamente interconnesse.

 

SOPRAVVIVERE ALL’INVERNO

Come abbiamo già detto, gli inverni islandesi non sono freddi in stile profonda Siberia ma sono lunghi. Questo si traduce in un periodo ininterrotto di permanenza delle api all’interno dell’arnia, cosa che generalmente non accade ad altre latitudini.

Tipiche arnie in tipico paesaggio islandese!

Per farvi capire, quando le temperature si abbassano le api si radunano in una “palla” chiamata glomere: se ne stanno vicine l’una all’altra per riscaldarsi e, anche con temperature esterne fra -20 e -30°C, al centro del glomere la temperatura è generalmente attorno ai 36°.
Si cibano del miele custodito all’interno del nido oppure del candito, il nutrimento a base di miele e zucchero preparato dall’apicoltore quando le scorte di miele non sono sufficienti.
Quando le temperature invernali si rialzano di qualche grado sopra i 10°, le api tendono ad uscire per effettuare i cosiddetti “voli di purificazione“: oltre a sgranchirsi le ali e le zampette, liberano il corpo dagli escrementi accumulatisi nelle settimane passate nel glomere. Se volete approfondire l’argomento “Cosa fanno le api in inverno” vi linko il nostro articolo dedicato.

Alle nostre latitudini capita che ci siano dei giorni adatti per questi voli durante tutto l’inverno ma non è così in Islanda. Le api si chiudono nel glomere ad ottobre e ne escono ad aprile, talvota anche a marzo, se arriva una primavera precoce ma che dura pochissimo. Si nutrono soprattutto di candito e, quando finalmente in aprile/maggio le temperature sono migliori, escono per iniziare la raccolta di miele e polline.

 

QUELLA MALEDETTA UMIDITA’

Torbjørn è stato molto chiaro.

La ventilazione è cruciale. Devi prenderti cura dell’umidità dell’alveare.

Le api mangiano durante l’inverno, si fanno calore l’un l’altra e uno dei prodotti di questi comportamenti è l’umidità. L’acqua che si forma all’interno dell’alveare deve assolutamente uscire, racconta Torbjørn, altrimenti raffredderà l’ambiente e danneggerà il glomere.

Ciò che lui fa è proteggere le sue api aggiungendo un materiale legnoso tra il coprifavo e l’arnia, il quale permette all’umidità di passare oltre. In più mette un piccolo pezzo di legno tra il tetto dell’alveare e questo materiale, in modo da dare un ultima via di uscita all’acqua.

Sono trucchi che ogni apicoltore che vive in zone più fredde deve assolutamente imparare, afferma Torbjørn, altrimenti non si può parlare di alcun tipo di apicoltura perché le api non sopravvivono all’inverno.

 

LE ARNIE PERFETTE PER L’ISLANDA

Da qualche anno Torbjørn è passato dall’avere alveari in legno a strutture in polistirene: materiale plastico meglio conosciuto come polistirolo, è un ottimo isolante.

Le arnie di polistirene

Afferma che questo materiale è indispensabile soprattutto in primavera, quando le api passano dal riscaldare non soltanto il glomere ma tutto l’alveare, perché ha una coibentazione migliore rispetto al legno.

Le aiuta anche in inverno perché, essendo più isolante rispetto al legno, mantiene meglio il caldo del glomere e le api non sono costrette a bruciare una quantità maggiore di zuccheri per darsi più forza e produrre più calore.

 

E SE TUTTO QUESTO NON BASTASSE?

Il peggior anno che ho avuto è stato quello in cui ho perso quasi metà delle mie colonie durante l’inverno.

Anche ad un apicoltore esperto come Torbjørn è capitato di fallire e, in una situazione come quella islandese dove non c’è una metodologia apistica affermata, è facile sbagliare perché il giusto da farsi viene scoperto passo per passo, anno dopo anno, errore dopo errore.

Ad ogni modo, le sue perdite a fine inverno vanno dal 10 al 20%, un tasso che per Torbjørn è fisiologico. In estate riesce a tranquillamente recuperare questo ammanco acquistando nuove api.

 

70 BIGLIETTI AEREI PER LE NUOVE API

Ce le vedete una famigliola di api con la regina, i fuchi e le operaie intente ad imbarcarsi sul primo volo di linea per l’Islanda? E’ così che Torbjørn trasporta le nuove api che andranno a rinforzare non solo le sue colonie, ma anche quelle di tutti gli altri 90 apicoltori islandesi.

Le isole Åland sono quelle evidenziate col bordo rosso.

In estate se ne va sulle Isole Åland, situate tra la Svezia e la Finlandia, per conto dell’associazione degli apicoltori islandesi.

Qua si trova il loro unico fornitore di nuove api e materiali apistici vari: Torbjørn lo aiuta a scegliere da quali alveari prelevare api, quali regine acquistare e, dopo aver inscatolato tutto ed imbarcato gli acquisti su dei pallet, li spedisce in Islanda per via aerea.

Un lavoro molto oneroso, sia in termini di tempo, fatica che economici: si parla di un costo superiore ai €500 circa per un pacco di api e di €90 circa per una regina.

Per completezza: si considera un pacco di api un contenitore avente al suo interno circa 1,5 kg di api operaie, con o senza regina. E’ un metodo molto usato dagli apicoltori per aumentare il numero delle colonie in velocità.

Tanto per darvi un metro di giudizio, in Italia un pacco di api si aggira attorno ai €90, mentre un’ape regina vale attorno ai €20, le cifre sono indicative e non esaustive.

I pacchi d’ape pronti ad essere spediti in Islanda

Pensate che Torbjørn torna a casa con un quantitativo che va dai 50 ai 70 pacchi di ape, da distribuire poi ai richiedenti appartenenti all’associazione apicoltori. Una parte di queste api morirà nel tragitto, anche se negli anni sono riusciti a trovare soluzioni per cui riescono a minimizzare moltissimo queste perdite.

Come mai non cercano un fornitore migliore e più economico? Beh, questo fornitore è l’unico che sono riusciti a trovare ed è soprattutto il migliore per loro.

Perché? Perché le api delle Isole Åland non sono afflitte dalla varroa.

 

LE API DELLE ÅLAND

Ebbene sì, le api delle Åland e di conseguenza anche quelle dell’Islanda sono senza varroa e non conoscono malattie… Per ora!

Le Åland sono abbastanza lontane dalla terraferma e le api portate qua furono le Buckfast. Vennero introdotte 30 anni fa, prima che la varroa si diffondesse in tutta Europa. Torbjørn ci racconta come questo incrocio (selezionato artificialmente dall’uomo) sia stato portato sulle Åland e come, negli anni, l’apicoltore da cui si riforniscono sia riuscito a fare selezione per i caratteri di docilità e produttività senza dover comunque far arrivare nuove Buckfast per mantenere la linea genetica.

Avere api senza varroa è una rarità per il continente europeo, a questo si aggiunge l’assenza delle altre malattie tipiche delle api. Un vero paradiso per l’apicoltore, almeno da questo punto di vista.

Perché poco sopra ho detto ‘per ora’? Perché Torbjørn non si illude.

Abbiamo paura che un giorno ci sarà un intellligentone tedesco, austriaco o francese che entrerà nel club, riuscirà ad avere le api e poi suo padre lo convincerà che è meglio avere una regina delle sue perché sono migliori delle nostre, gliele spedirà illegalmente ed arriverà la varroa.

C’è anche questa possibilità. Nonostante ci siano delle regolamentazioni molto restrittive per l’importazione delle api in Islanda, si debba essere iscritti all’associazione di apicoltori, si debbano fare corsi e prendere certificazioni, Torbjørn sa che prima o poi arriverà qualcuno che introdurrà la varroa anche in Islanda.

Personalmente spero che non accadrà mai, ma è un’eventualità ed errare è umano.

 

UN COSTO DOPO L’ALTRO

Proviamo a fare qualche conto: sommate mentalmente il costo dei prodotti importati, le perdite invernali, il tempo speso per le visite in apiario, le nutrizioni da fare durante l’inverno e la quantità di miele raccolto.

Ci rendiamo conto che quei €100/kg è un prezzo totalmente giustificato. Per Torbjørn è sostenibile: con quello che guadagna dalla vendita del miele riesce tranquillamente a ripagarsi i costi di gestione.

 C’è tanto lavoro dietro e ci metto tutto me stesso.

Si sente che è orgoglioso di quello che fa, che dopo tutti questi anni è riuscito a far crescere un’attività praticamente dal niente.

Come si trasporta un'arnia in una zona impervia? Con uno zaino speciale!
Come si trasporta un’arnia in una zona impervia? Con uno zaino speciale!

 

CHE MIELE SI PRODUCE IN ISLANDA?

Torbjørn non produce miele uniflorale, ma solo millefiori. Ci racconta di come le api, una volta iniziata la vera primavera, trovino le prime fonti di nettare e polline nel tussilago (fiore simile al tarassaco) e nei fiori dei salici. In Islanda ci sono tanti tipi diversi di salici che fioriscono in momenti diversi dell’estate, quindi sono una fonte continua per le sue api.

Un’altra pianta molto importante è il timo precoce, che lui chiama Arctic thyme. La sua fioritura è molto lunga, dura fino a 6 settimane, nel mese di giugno. Dà una nota molto forte e distinta al miele. Scorrete nella galleria qui sotto per vedere le altre piante visitate dalle api in Islanda e fotografate da Torbjørn.

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Torbjørn ci parla di come l’Islanda sia una terra ricca di vegetazione spontanea e benedetta dall’assenza di agricoltura intensiva, che è perfetta per le api. C’è tantissima varietà, aspetto fondamentale per tutti gli impollinatori, e tutto questo genera un miele di alta qualità, forte e profondo nel gusto.

Una volta, per sfizio, ha portato le sue arnie in una zona molto lontana da casa sua, nella proprietà di un suo amico situata sul lato nord-ovest dell’isola. Dopo due mesi ha ritirato il suo miele, lo ha fatto analizzare ed ha scoperto che era composto per più del 50% da melata. Anche in Islanda si può quindi produrre del miele di bosco!

Generalmente raccoglie il suo miele solo a fine stagione, tra agosto e l’inizio dell’autunno, ma talvolta ha avuto anche l’occasione di poterlo raccogliere prima.

Questo inverno non ho raccolto miele, per niente.

Nel 2018 però non è riuscito a produrre miele: la stagione è stata troppo piovosa, le api non sono riuscite a raccogliere abbastanza nettare nemmeno per loro stesse e Torbjørn ha dovuto dare loro del candito per farle sopravvivere.

 

TUTTO IL MONDO E’ PAESE

Quando ho chiesto a Torbjørn se agli islandesi piacesse il miele ha risposto che, sì, adorano il miele! Racconta di come una volta, quando lui e gli altri apicoltori portarono i loro mieli ad assaggiare durante un mercatino in città, le persone rimasero del tutto sorprese dalla profondità del gusto. Erano meravigliate da come potesse essere buono il miele islandese e soprattutto di come il suo sapore potesse variare profondamente da una zona ad un’altra.

Eppure gli islandesi hanno qualcosa in comune con noi italiani, ed anche un po’ con tutto il resto del mondo.

Penso che molta gente compri il miele più economico che riesce a trovare e che forse viene anche dalla Cina.

Non essendoci mai stata una forma di apicoltura prima di adesso, il miele che si trova negli scaffali dei negozi è tutto importato dall’estero ed ha costi abbastanza irrisori.

Questi però non possono assolutamente concorrere con il suo miele: 100% islandese, profondo e ricco nel gusto. E’ un po’ come mettere sullo stesso piano una Panda con una Ferrari, sono entrambe automobili ma appartengono a due categorie agli antipodi. Secondo Torbjørn, tutti i mieli prodotti all’interno dell’isola sono migliori di quelli provenienti dal resto del mondo. Non è tanto questione di patriottismo, ma di gusto.

 

IL FUTURO DELL’APICOLTURA ISLANDESE

Le api sono venute in Islanda per restare.

Torbjørn crede fermamente nel futuro delle api islandesi: per lui è importante riuscire a sviluppare un metodo di allevamento delle api regine che sia efficace, in quanto sarebbe il passo finale che li renderebbe liberi dal doverle importare costantemente dalle Åland, assieme ai pacchi di ape.

Una volta raggiunto questo bisogna crescere e moltiplicarsi, passando da 200/300 alveari a 2000, per raggiungere la totale autosufficienza.

 

IN CONCLUSIONE

Parlare con Torbjørn è stato molto piacevole ed ha dato sia a me che a Luca numerosi spunti di riflessione.

Il più importante è l’impatto ambientale derivato dall’introduzione di una nuova specie in una zona geografica nella quale non era esistente, prima dell’azione dell’uomo. Non ho avuto modo di approfondire questo aspetto con Torbjørn.

Qua vive il Bombus Jonellus, un tipo di bombo comune anche in Europa e in Nordamerica.

Vivono anche tantissimi altri impollinatori, siano essi insetti, volatili e così via.

L’ape mellifera si va così ad introdurre in un equilibrio stabilitosi durante i migliaia di anni precedenti e potrebbe causare rotture all’interno di questo grande insieme.

Potrebbe, ad esempio, esaurire le fonti di nettare e polline che sono necessarie anche a tutti gli altri impollinatori per sopravvivere, causandone così l’estinzione. Forse in Islanda c’è abbastanza posto anche per lei?

Ad ora non esistono studi in merito, l’apicoltura islandese è una realtà degli ultimi 20-30 anni ed è forse ancora troppo presto per comprendere quali siano le conseguenze di queste azioni, se ce ne saranno.

Vi allego qua sotto la video intervista fatta a Torbjørn, disponibile sia con sottotitoli in inglese che in italiano.


Per l’occasione abbiamo prodotto anche una versione in podcast, che potete comodamente ascoltare cliccando qui sotto:
Ascolta “Ep. 01 – Apicoltura dal mondo: Il caso Islandese” su Spreaker.

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A presto!

Silvia


Crediti:
Tossilaggine comune: Di Enrico Blasutto – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7792554
Bombus Jonellus: By James Lindsey at Ecology of Commanster, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7205288
Dove non espressamente indicato in altro modo, le foto sono di proprietà di Torbjørn Andersen.

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