Apicoltura dal mondo: il miele di Cuba

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Quando penso a Cuba mi vengono in mente tante cose diverse: dai sigari ai Buena Vista Social Club, da “Guantanamera” al rum, dalle spiagge infinitamente spettacolari al miele.
Il miele?!?! Ebbene sì, il miele è un diamante tra le produzioni dall’isola caraibica: per la precisione il miele biologico cubano è il quarto prodotto di maggior valore nel mercato delle esportazioni dopo il pesce, il tabacco e le bevande.

Durante la mia ricerca, l’idea che si è formata nella mia testa è che le metodologie apistiche cubane siano un vero esempio da seguire in tutto il mondo per la qualità ed il rispetto mostrato sia verso l’ambiente che verso l’ape… Sarà davvero così?

 

DIAMO QUALCHE NUMERO

 

Nel 2017 si contano all’incirca 180.000 arnie gestite da 2.800 apicoltori sparsi su tutta l’isola. Il numero delle arnie sembra crescere molto velocemente: si parla di 7.000 nuove arnie ogni anno, le quali si stima producano all’incirca 52 kg di miele ciascuna.

La produzione annuale totale nel 2017 si aggirava attorno alle 11.000 tonnellate: il 90% di questa viene riservata alle esportazioni, il resto viene venduto nel mercato interno, una piccolissima fetta rimane ai produttori per il consumo familiare.

Il 16% di quelle 11.000 tonnellate possiede certificazione biologica. I prezzi di vendita alla tonnellata sono di circa $6.000 per il miele convenzionale, $14.000 per il biologico.

 

L’ORGANIZZAZIONE DELLA PRODUZIONE

 

I 2.800 apicoltori sono organizzati in diverse modalità, tutte di tipo cooperativo, a cui devono obbligatoriamente iscriversi se posseggono più di 25 arnie:

  •  Unidad bàsica de producciòn cooperativa (UBPC): unità semplice di produzione cooperativa, ne esistono 60;
  • Cooperativa de producciòn agropecuaria (CPA): cooperativa di produzione agricola, ne esistono 20;
  • Cooperativa de crèditos y servicios (CCS): cooperativa di credito e di servizio, che conta ben 1.100 divisioni.

La principale funzione di queste cooperative è quella di mediare tra il produttore e lo Stato: il produttore non può vendere direttamente il miele né comprarsi i materiali in autonomia, deve obbligatoriamente usufruire della cooperativa.

Quasi l’intera totalità della produzione di ogni apicoltore viene quindi destinata alla società statale chiamata Apicuba, la quale poi lavora e confeziona il miele in due grandi stabilimenti situati a Santiago de Cuba e a Sancti Spiritus. Non appena il miele è pronto per la vendita entra in gioco Cubaexport, altra società statale responsabile del 98,5% delle esportazioni dei prodotti made in Cuba.
Da questo si deduce che è lo Stato cubano a detenere il monopolio sulle esportazioni, e non soltanto del miele.

Il miele entra in questo modo nel mercato mondiale: il maggior destinatario è proprio l’Unione Europea, come vi mostro nel grafico qui sotto, relativo al 2016.

paesi importatori del miele cubano

Il miele che, a seguito delle analisi effettuate durante la lavorazione, non risulta essere all’altezza degli standard imposti dallo Stato per la vendita all’estero, viene destinato al mercato interno. Questi standard riguardano principalmente la percentuale di umidità e la presenza di determinate sostanze, nel rispetto delle normative imposte dal cliente numero uno, ovviamente la Comunità Europea.

 

UNO SGUARDO ALLA STORIA

 

Perché voglio dedicare un’intero articolo all’apicoltura cubana? Perché una delle frasi più ricorrenti nella maggior parte degli articoli che ho letto durante la mia ricerca è stata questa:

Tutto il miele di Cuba può essere certificato biologico.

Lo ha affermato Theodor Friedrich, il rappresentante per conto di Cuba alla FAO, alla Thomson Reuters Foundation nel 2016. Questo ha definitivamente attirato la mia attenzione, perché una frase del genere ha un peso decisamente notevole.

Procediamo con ordine. Le api mellifere sono state introdotte a Cuba nel 1764 dagli Spagnoli, che le fecero arrivare dalla vicina Florida. In brevissimo tempo Cuba diventa la maggior produttrice di cera d’api dell’impero spagnolo, riuscendo a produrne ben 2.267 tonnellate nei 100 anni successivi.

Nel 1976 il miele diventa uno dei principali prodotti d’esportazione, ma uno dei passi fondamentali è quello più tragico: la caduta dell’URSS. Venuto a mancare il principale sostenitore economico e finanziario, nonché partner commerciale, di Cuba, l’apicoltura diventa uno dei settori “salvagente”.

Al governo mancano i dollari per importare qualsiasi prodotto che prima veniva fornito dall’Unione Sovietica e, essendo il miele un bene di un certo valore sul mercato internazionale, si decide di statalizzare tutto il settore apistico allo scopo di poterne monopolizzare la vendita estera e, di conseguenza, poter incassare valuta commerciale.

Alcuni tra i prodotti che all’improvviso vennero a mancare furono tutti i prodotti chimici destinati all’agricoltura: questo settore, che prima contava su pesticidi, erbicidi e quant’altro, si trova improvvisamente col fianco scoperto. Lo Stato cubano ha imposto ai suoi contadini il passaggio forzato ad un’agricoltura quasi del tutto priva dell’utilizzo di agrofarmaci.

 

L’ARRIVO DELLA VARROA

 

Nel 1996 arriva la varroa anche a Cuba, e tra il ’96 e il ’97 si perdono più di 1.000 alveari.

Come potete forse già immaginare, non avendo abbastanza dollari per importare gli agrofarmaci, lo Stato cubano non riusciva ad acquistare con continuità quelle sostanze di sintesi che servono alla lotta contro questo maledetto acaro.

Eppure qualcosa inizia ad arrivare agli apicoltori locali, ovviamente sotto il rigido controllo del Servizio Veterinario Nazionale e le prescrizioni mandatorie del veterinario di riferimento. Si tratta del Bayvarol, a base di flumetrina, piretroide sintetico prodotto dalla Bayer.
Già dai primi anni ’90 si discuteva sull’uso dei piretroidi, in quanto la varroa sembrava aver sviluppato velocemente una forma di resistenza a queste sostanze, cosa che accadde pochi anni dopo anche a Cuba.

La resistenza dell’acaro, unita alla scarsità dei rifornimenti, fa scattare l’esigenza di trovare altri metodi per una lotta efficace ed accessibile a tutti, Stato compreso.

LOTTA ALLA VARROA: VERSIONE CUBANA

 

Nel 1996, poco dopo l’introduzione del parassita, lo Stato ha promulgato il Plan de Vigilancia para residuos quìmicos y sustancias prohibidas, in italiano piano di vigilanza per i residui chimici e le sostanze proibite. Si rifà fedelmente alla direttiva 96/23/CE, la quale regola “le misure di controllo su talune sostanze e sui loro residui negli animali vivi e nei loro prodotti”. E’ fondamentale per Cuba avere un prodotto che rispetti i requisiti minimi europei al fine di non perdere il maggior, se non unico, cliente del proprio miele.

Ci si è mossi anche sulla selezione genetica di api più inclini alla pulizia: a Cuba la produzione di api regine è esclusivamente destinata a centri specializzati, i quali si sono impegnati proprio in questo senso. L’ape cubana è un mix tra: ape mellifera mellifera, ape mellifera ligustica, ape mellifera iberica e ape mellifera caucasica.

Si è anche informatizzato il processo di tracciamento e geolocalizzazione degli alveari, in modo da avere un censimento il più possibile aggiornato degli apicoltori, del loro numero di arnie, del raggio di azione delle loro api e, di conseguenza, anche dei vari focolai di malattie e/o infestazioni. E’ anche uno strumento utile per valutare il potenziale economico di ogni apiario in relazione alle fioriture presenti.

L’azione più raccomandata dalle istituzioni cubane per la lotta contro la varroa è la rimozione della covata maschile attraverso l’installazione di favi trappola. La varroa sembra essere più attratta dalla covata dei fuchi: rimuovendo i favi che contengono le larve, si rimuove gran parte dell’infestazione.

Si è anche stabilito un piano di lotta integrata a livello nazionale, con il quale si vuole cercare di evitare il più possibile il ricorso ad agenti chimici. Questi possono essere usati solo dopo che i veterinari e i tecnici del Servizio Nazionale Veterinario abbiano controllato il rispetto di una serie di regole e requisiti fondamentali, ed ovviamente solo dopo la loro prescrizione.
Secondo questo piano si può:

Utilizzare un prodotto chimico (prodotto d’impatto) o uno organico (prodotto tampone) a seconda dei tassi di infestazione (>5% chimico e <5% organico).

I prodotti a cui si riferisce questo piano di lotta integrata sono generalmente il Bayvarol (flumetrina, piretroide sintetico) e l’Apilife-Var, medicinale veterinario a base di oli essenziali (Timolo, Olio d’Eucalipto, Levomentolo, Canfora). E’ ammesso in apicoltura biologica. Si punta soprattutto all’alternanza tra questi due prodotti, in modo da evitare che si sviluppi resistenza alla flumetrina da parte della varroa.

TUTTO BIOLOGICO… O NO?

 

Proviamo a ricapitolare quanto raccolto finora.

  • Cuba esporta la quasi totalità del miele che produce verso l’Europa.
  • Parte di questo miele è certificato biologico.
  • Lo Stato cubano controlla l’intero settore apistico attraverso le sue varie agenzie.
  • Si applica un piano di lotta integrato contro la varroa, che prevede l’uso di prodotti chimici di sintesi ed anche organici soltanto dopo la prescrizione veterinaria e dopo serrati controlli.
  • Cuba ha modellato la sua legislazione in tema “residui nel miele” per rispettare le direttive CE.

Aggiungo che, sulla base dei disciplinari dell’apicoltura biologica, per il trattamento della varroa non è ammesso l’uso di alcuna sostanza tranne gli acidi organici, come l’ossalico ed il formico, nonché mentolo, timolo, eucaliptolo e canfora.

Alla luce di questi dati, non ritengo credibile quindi l’affermazione per la quale “tutto il miele di Cuba può essere certificato biologico” di Friedrich. Il piano di lotta integrata ammette l’uso regolamentato di sostanze non organiche quali la flumetrina, il cui uso non è concesso nel biologico. In più è una sostanza che viene assorbita dalla cera d’api e che non potrà essere più rimossa, come si legge nel mio speciale “Cera e Paraffina“.

Quel che è certo è che, nonostante la legislazione estremamente restrittiva sull’uso degli agrofarmaci e dei mecinali veterinari apistici, una parte della produzione cubana è davvero certificata biologica, mentre il resto non lo è.

Strategia di marketing? Molto probabilmente sì.

 

IL MERCATO DETTA LE REGOLE

 

E’ comprensibile il motivo per cui Cuba punti tutto sull’origine super controllata e certificata del suo miele. E’ il mercato europeo, il cliente di riferimento, ad imporglielo: se dovesse esportare una partita di miele non conforme, il danno avrebbe un forte impatto sul settore.

Allo stesso tempo, più miele di alta qualità e soprattutto biologico riesce ad esportare, maggiori sono i ricavi statali.

Vi ricordo che i prezzi di vendita alla tonnellata del miele sono di circa $6.000 per il miele convenzionale, $14.000 per il biologico, per dirla in euro rispettivamente €5.300 e €12.400 circa . Non vi ho ancora detto quanto viene pagato l’apicoltore per il suo prodotto.

Nel 2017 una tonnellata di miele faceva entrare nelle casse del produttore circa €500.

Lo Stato cubano fissa i prezzi con i quali comprerà il miele dei suoi apicoltori, rivendendolo poi a quelli dei mercati internazionali. Il prezzo di acquisto fluttuerà poco durante l’anno e sarà comunque indipendente dalla quantità di miele prodotta, dagli sbalzi del clima, dalle malattie dell’alveare e così via.

 

IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA

 

La vita dell’apicoltore cubano non è facile, comparata a quella dei suoi colleghi italiani. Le infrastrutture non sono adeguate, c’è una seria difficoltà nello spostarsi da un apiario all’altro per via delle pessime condizioni delle strade.

Alcuni raccontano di come sono costretti ad andare in bici o fare l’autostop, e noleggiare un furgone per facilitare il trasporto delle arnie o dei melari.

Apicoltura dal mondo il miele di Cuba 3Altri si lamentano dei ritardi enormi sui pagamenti da parte dello Stato e sulla consegna dei rifornimenti, cosa che impedisce loro di svolgere bene il proprio lavoro.

Gli apicoltori sanno bene che il loro miele viene acquistato ad un prezzo risicato per poi essere rivenduto a cifre astronomiche: alcuni vorrebbero tentare di venderlo sul mercato nero, ma i controlli sono serrati e le pene molto severe, in più trovare un acquirente per le grandi partite è estremamente rischioso.

Interessante sottolineare anche il costo del miele per un cittadino cubano: ben €1,50 per un barattolino da 340gr. Poco, non pensate? Beh, quell’euro e cinquanta è la paga media per due giornate di lavoro.

 

Apprezzerei molto vostri commenti e domande su questo articolo! Usate il box dedicato ai commenti per farmi sapere cosa ne pensate. Iscrivetevi al blog o alle nostre pagine Facebook, Twitter, YouTube ed Instagram per avere sempre aggiornamenti in tempo reale!

A presto!

Silvia

 


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4 Replies to “Apicoltura dal mondo: il miele di Cuba

  1. Ciao Silvia, sarebbe interessante sapere qualcosa anche sulle caratteristiche del miele cubano, in tutta l’isola non ho visto una pianta delle nostre mellifere… grazie, se lo farai!

    1. Ciao Luca! Grazie mille per il commento, a dire la verità era un aspetto che avevo approfondito ma l’articolo era già troppo lungo e non volevo appesantirlo. Ti ringrazio quindi per averlo tirato fuori! 🙂
      Credo che il miele cubano sia generalmente commercializzato come millefiori perché non ho trovato né fotografie né indicazioni di mieli uniflorali ad esclusione di uno: Miele di Romerillo (Bidens alba Lin.). Questo non viene commercializzato tramite i canali governativi descritti nell’articolo, quindi non so dirti che prodotto sia in realtà. https://www.biomielandco.com/en/our-honeys/490-cuba-romerillo-honey-rare.html
      Nel sito Apisun, il rivenditore ufficiale cubano, i mieli vengono suddivisi soltanto per colore: bianco, ambrato extra chiaro, ambrato chiaro e ambrato, ma non ho trovato altre corrispondenze sulla base della tipologia di nettare di fiori. http://www.apisunhoney.com/production#!prettyPhoto
      Vengono anche commercializzati preparati a base di miele, propoli e polline, sempre con le modalità descritte nell’articolo.
      Se hai altre domande, fammi sapere! Silvia

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