Bees, la fortezza delle api – Recensione Libro

Quando ho scovato questo libro durante una piccola vacanza fuori porta ho provato due sentimenti contrastanti. Leggendo le varie sezioni della copertina, generalmente deputate ad un breve riassunto dell’opera e alle opinioni di altri scrittori e giornali famosi, non riuscivo a comprendere una beneamata di ciò che stavo per acquistare.

Bees, La Fortezza delle Api“, titolo originale “The Bees”, è stato scritto dall’inglese Laline Paul ed è edito in Italia da Salani Editori.

Come si può evincere dalla foto:

La Fattoria deli Animali incontra la generazione di Hunger Games.

Avendo sulle spalle uno studio approfondito del celeberrimo libro di Orwell ed essendomi concessa a suo tempo anche una lettura un po’ svogliata della trilogia dedicata all’eroina Katniss Everdeen, avevo già in mente che tipo di prodotto avevo tra le mani.

Ma si sa, non si giudica mai un libro dalla copertina ed in aggiunta non riuscivo proprio a vedere un’ape che si ribella contro lo status quo, per poi venire di nuovo soggiogata da padroni più crudeli di quelli che aveva spodestato, né potevo immaginarla mentre combatte per la sua stessa sopravvivenza contro altre api dentro ad un futuristico stadio.

A mio parere il romanzo di Laline Paule non è niente di tutto ciò. E’, appunto, una storia ben romanzata della vita all’interno di un apiario dove, con alcune metafore molto suggestive ma precise, si scandiscono il passare del tempo e le mille difficoltà che le nostre api affrontano tutti i giorni. La protagonista del libro non è un’eroina, anche se nel suo piccolo riesce a farsi amare dal lettore e a compiere gesti coraggiosi.

Si chiama Flora 717 ed è una spazzina parlante.

La Paul ci fa immergere in un apiario fatto di caste fisse, dove ogni ape nasce e morirà con un ruolo preciso, senza poter mai cambiare. Ci sono le spazzine come Flora, le guardiane, le nutrici, le poliziotte, le sacerdotesse, le casalinghe e, infine, Sua Maestà Regale e Vostra Mascolinità… I Fuchi!

Flora 717 nasce ed è subito diversa, grossa, brutta e per questo destinata ad essere uccisa, ma viene salvata dalla sua parlantina. Quelle come lei, le spazzine, non possono parlare, è sacrilego, ma viene salvata da una sacerdotessa della Salvia che vede del potenziale in lei perché non sempre la diversità è sinonimo di malignità.

Da qui in poi si dipana la nostra storia, che vedrà Flora ed il suo alveare affrontare mille difficoltà del tutto verosimili come l’invasione delle vespe, le malattie dell’alveare, la difficoltà nel sopravvivere durante un’estate piovosa, i raccolti danneggiati dai pesticidi… E così via, il tutto scandito dall’Amore di Regina che permea l’apiario e scandisce i giorni delle sue figlie operaie.

Benché le libertà narrative prese dall’autrice siano molte e, lette coi miei occhi, lasciano qualche perplessità, la storia è comunque avvincente. Flora 717 ti fa volare al suo fianco alla ricerca di polline e nettare per tutto il libro e ti sembrerà davvero di poter annusare il profumo dei fiori che sta per bottinare.

E qui mi fermo, perché non voglio rovinarvi la lettura!

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Silvia

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