Cera d’api e paraffina: conclusioni

cera d'api e paraffina adulterazioni e contaminazioni

Cerchiamo di trarre le dovute conclusioni a questa serie di articoli che spero vi abbia interessato.

La serie è nata nella mia mente dopo aver visitato diverse pagine internet dove si spiegavano le motivazioni per le quali è sempre meglio preferire la cera d’api alla paraffina. La risposta potrebbe sembrare alquanto scontata, ma secondo me non è la domanda giusta perché ci potrebbero essere molte risposte diverse a seconda del punto di vista dal quale affrontiamo la questione.

Se siete capitati su questo articolo senza aver letto le parti precedenti, ve le linko qui: parte prima, parte seconda, parte terza.

Come avrete letto, entrambe le sostanze hanno molti punti di forza ed altrettanto grandi debolezze. Il punto di svolta sta nel cercare di comprenderli, possibilmente attingendo da fonti di informazione scientifica, e negli approfondimenti ho cercato di affrontare alcuni argomenti che a mio parere possono aiutarvi nel saperne di più.

Come vi avevo promesso nella terza parte, vorrei continuare ad approfondire le criticità che il mondo dell’apicoltura sta affrontando in merito alla qualità della cera d’api.

L’IMPORTANZA DELLA CERA D’API

Fin dall’antichità la cera d’api ha giocato un ruolo importantissimo nella vita dell’uomo: la si usava come merce di scambio e moneta, la si chiedeva in pegno come bottino di guerra ed era onnipresente nei riti cerimoniali liturgici sotto forma di candele. E’ sempre stata quindi una sostanza di pregio molto elevato.

Al giorno d’oggi, si stima che le maggiori destinazioni di uso della cera d’api siano:

  • cosmetici 25-30%,
  • prodotti farmaceutici 25-30%,
  • candele 20%,
  • altri usi 10-20%.

In più, come leggevamo nei precedenti articoli, la stragrande maggioranza della cera d’api viene riciclata e reimmessa all’interno del settore sotto forma di fogli cerei.

Per darvi un’idea, diamo uno sguardo ai dati raccolti dal Center for International Development dell’Università di Harvard, in merito al mercato dell’esportazioni di cera d’api nel 2016. Questo grafico viene elaborato utilizzando le statistiche rilevate dallo United Nations Statistical Division (COMTRADE), per le quali va specificato che i dati raccolti sulla cera d’api vengono raggruppati assieme a quelli relativi alle altre cere prodotte da insetti. Si può comunque affermare con una certa sicurezza che, essendo quella più prodotta e smerciata rispetto a tutte le altre sostanze, che hanno solo un ruolo molto residuale nel mercato, questi dati coincidano quasi totalmente con quelli della cera d’api.
Le colorazioni corrispondono all’area geografica di appartenenza: verde per l’Asia, celeste per l’Europa, rosso per l’America del Nord, rosso scuro per il Sudamerica, viola per l’Africa e giallo per l’Oceania.

Paesi principali esportatori di cera d'api Brasile Cina Germania USA

Nel 2016 Brasile ($101M), Cina ($58M), Germania ($24.8M) e Stati Uniti d’America ($23.9M) sono le prime quattro nazioni esportatrici di cera, per un commercio totale mondiale che ammonta a circa 330 milioni di dollari.

E’ interessante vedere il ruolo giocato dal nostro paese. I maggiori fornitori dell’Italia rispecchiano molto il grafico precedente, con qualche piccola differenza: Cina, Brasile, Francia e Paesi Bassi, per un totale globale di 11 milioni di dollari.

Paesi che importano la cera d'api in Italia Cina Brasile Francia Paesi Bassi

La cera d’api è l’oro degli apicoltori. Ce n’è sempre più bisogno ed il mercato non riesce a coprire l’intera richiesta. Come si può ben intuire questa forbice tra domanda ed offerta è in gran parte responsabile dell’aumento vertiginoso del prezzo della cera e, in queste condizioni, è purtroppo facile che il mercato venga infestato da adulterazioni.

 

UNO STUDIO IMPORTANTE

Perciò sono anche i risultati dello studio presentato dall’Università di Zagrabria[1] al sesto convegno internazionale di Apimedica a Roma nel novembre del 2016, per il quale sono stati presi in considerazione 236 fogli cerei acquistati dal 2014 al 2016 da produttori o negozi specializzati in apicoltura di 14 stati europei e 5 extra europei. Si è utilizzata l’analisi attraverso spettroscopia infrarossa in trasformata di Fourier, uno dei metodi già citati, che è servita all’individuazione di tutti i componenti organici ed inorganici presenti all’interno dei campioni.

Rilevazione cera adulterata con paraffina acido stereatico sego

In questo grafico si comparano i diversi risultati delle spettroscopie effettuate su alcuni degli adulteranti più utilizzati, quali paraffina, acido stearico e sego. In rosso vedete la cera d’api e nei quadrati si evidenziano gli esteri e gli acidi grassi liberi, vale a dire le voci che più fanno evidenziare le discrepanze fra le diverse sostanze e, quindi, fanno notare anche le adulterazioni. Proviamo adesso ad analizzare i risultati.

Nel 2014 sono stati analizzati 61 fogli cerei: l’82% dei campioni risultava contaminato da paraffina. Il picco di presenza maggiore rilevato è stato del 92,7%. Non sono state rilevate altre sostanze.

Cera adulterazione con paraffina nel 2014Nel 2015 sono stati analizzati 62 fogli cerei: il 77,4% risultava contaminato da paraffina, con un picco del 95% di rilevazione della sostanza all’interno dei campioni. Si sono rilevate anche tracce di sego (10%) ed acido stearico.

Cera d'api adultearzioni con paraffina nel 2015

Nel 2016 sono stati analizzati 105 fogli cerei: le adulterazioni sono state rilevate nel 70,5% dei campioni, con percentuali di presenza di paraffina fino al 94,2%. Sono state trovate tracce di acido stearico (20-35%).

Cera d'api adultearzioni con paraffina nel 2016

Nel grafico qua sotto abbiamo accostati i dati delle rilevazioni fatte anno per anno relative alla percentuale di paraffina rilevata nei campioni di fogli cerei.

Percentuali di cera d'api adulterazioni con paraffina

Come si può facilmente notare, le contaminazioni più frequenti sono quelle che vanno dal 5 al 20% di sostanze estranee aggiunte alla cera d’api. Nella grande maggioranza dei casi lo scopo è quello di diluire la cera, non di sostituirla al 100% con un’altra sostanza, in modo da ottenere un maggiore guadagno rispetto alla lavorazione ed alla vendita di cera d’api pura.

Si può notare anche un decremento delle adulterazioni rilevate, che passano dall’82 al 71%, nonostante nel 2016 si sia analizzato un campione grande quasi del doppio rispetto agli anni precedenti, ma non è comunque un dato del tutto positivo. Come abbiamo già detto gli agenti inquinanti e le adulterazioni, una volta introdotti all’interno della cera d’api, non possono più essere estratti, rimangono presenti nel tempo e vengono diluiti a seguito di rilavorazioni ed aggiunta di nuova cera. Ad oggi si rilevano ancora tracce di residui di prodotti vietati decine di anni fa.

 

IL PREZZO DELLA CERA D’API

Vediamo adesso l’andamento del prezzo della cera d’api negli ultimi anni, al netto d’iva, come rilevato da Stefano Fenucci della Società Cooperativa Onlus “Il Pungiglione” [2], una tra i maggiori produttori di cera d’api certificata biologica di tutta Italia. Con fogli cerei convenzionali si intendono quelli utilizzati dalle aziende non certificate biologiche, mentre con quelli accompagnati da analisi ci riferiamo a quelli che sono stati sottoposti ad esami multiresiduali per la rilevazione di agenti contaminanti. Questi controlli non determinano l’adulterazione da sostanze terze come la paraffina.Non credo di dover commentare molto.

andamento prezzi cera d'api biologica convenzionale con analisi

  • Dal 2008 al 2015 il costo dei fogli convenzionali è aumentato del 181%, mentre quello dei fogli con analisi del 227%.
  • Sul podio troviamo quelli certificati biologici, che registrano un’impennata del 276%.

E’ facile comprendere come sia possibile che alcuni disonesti operatori del settore abbiano iniziato ad adulterare la cera con sostanze molto più economiche, quando questi sono i prezzi di mercato.

E LA CERA BIOLOGICA?

Come già affermato nella terza parte di questo approfondimento, nella gestione apistica le uniche restrizioni sulla presenza di contaminanti all’interno della cera d’api si hanno solo nella legislazione della certificazione biologica, che esclude nel modo più assoluto ogni utilizzo di acaricida di sintesi in quanto si possono soltanto usare acidi organici nella lotta contro la varroa. La cera viene testata per controllare il rispetto della normativa da parte dell’apicoltore: come già affermato, ci sono comunque delle soglie di tolleranza molto ristrette per specifiche sostanze.

Uno studio portato avanti dall’Unità di Farmacologia e Tossicologia Veterinaria dell’Università degli Studi di Teramo, in collaborazione con la Società Cooperativa Onlus “Il Pungiglione” [3] ha messo sotto esame 80 campioni di cera italiana, di cui 40 destinate al convenzionale e 40 al biologico, per la ricerca di ben 250 molecole utilizzate come acaricidi, erbicidi, funghicidi e insetticidi. Il loro impiego è molto comune in agraria, in zootecnia, nell’industria e nella nostra vita quotidiana.

Anche i fogli cerei biologici sono risultati positivi a 24 di queste 250 sostanze, soltanto 11 su 40 di essi sono risultati del tutto esenti. Alcuni sono risultati positivi a più di una di queste sostanze e, mentre quelle controllate dalle restrizioni applicate nelle certificazioni biologiche abbiano concentrazioni molto basse, ce ne sono altre che sono rilevate in dosi maggiori. Alcune di queste molecole sono state vietate da anni in tutta Europa ma, essendo lipofile, continuano ad essere rintracciabili.

Nella tabella qua sotto si riportano i valori rilevati per i cinque principi attivi controllati dalle normative del biologico. Notare che il chlorphenvinphos è stato ritirato dal mercato nel 2004.Come è facile notare, date le rilevazioni massime trovate in alcuni dei fogli cerei analizzati, in alcuni casi siamo ben al di fuori dei limiti accettati in apicoltura biologica. Si rischierebbe anche di perdere la certificazione, nel caso in cui questa rilevazione venisse fatta in sede di ispezione da parte dell’ente certificatore.

concentrazioni massime di contaminanti nella cera d'api biologica

ALCUNE PROBLEMATICHE DELLA CERA DI IMPORTAZIONE

Un’ultima riflessione si lega sia alla presenza di principi attivi inquinanti all’interno della cera d’api che all’importazione di questa da paesi esteri. La normative restrittive che vengono applicate all’interno dell’Unione Europea e nei suoi paesi membri non coincidono sempre con quelle degli altri Stati. E’ probabile quindi che un principio attivo vietato in UE sia ammesso altrove e che, di conseguenza, sia rilevabile nella cera d’api da lì importata.

Prendiamo ad esempio il DDT, vietato 40 anni fa in Europa: questa molecola ed i suoi metaboliti sono stati rilevati nei fogli cerei analizzati nello studio citato qua sopra, sia in quelli convenzionali che biologici. E’ impossibile rivelarne l’origine, cioè sapere dove e come la cera d’api possa essere venuta a contatto con il DDT.

C’è da dire però che questo è un principio attivo ancora largamente utilizzato in molti paesi africani ed asiatici, al che fa particolarmente riflettere la scelta di utilizzare in quantità sempre maggiori la cera africana per gli usi negli ambiti del biologico. Questa è generalmente esente o porta pochissimi residui delle molecole citate nelle relative norme (quelle della tabella poco sopra, per intendersi), ma potrebbe essere eventualmente contaminata dal DDT in quanto ancora di comune uso.

COME DIFENDERSI DA TUTTO QUESTO?

Noi apicoltori possiamo fare tanto con azioni che possono andare dal rendersi autosufficienti, facendo produrre alle proprie api la cera di cui si ha bisogno, all’acquistare soltanto materiali corredati da un “pedigree” di tutto rispetto, vale a dire analisi dettagliate ed approfondite che certificano che la cera sia esente da contaminazioni e totalmente priva di adulterazioni.
C’è bisogno anche di molto altro, sia a livello di protocolli di sicurezza che di metodi analitici standard che proteggano gli stessi apicoltori dalle frodi altrui.

C’è ancora molto da fare per poter ammettere con totale tranquillità che “la cera d’api è sempre meglio della paraffina”, se proprio vogliamo trovare un vincitore tra questa fantomatica battaglia del “naturale VS chimico”!

Apprezzerei molto vostri commenti ed opinioni riguardanti questo tema! Usate il box dedicato ai commenti per farmi sapere cosa ne pensate. Iscrivetevi al blog o alle nostre pagine Facebook ed Istagram per avere sempre aggiornamenti in tempo reale!

A presto!

Silvia

 


Ps: Nel caso rilevaste errori o imprecisioni all’interno di questo articolo, vi prego di segnalarmele con un commento o una email a silvia@vitaminabee.it
[1] Beeswax adulteration issue: aspects of contamination and outcome (Lidija Svecnjak)
[2] La cera (l’avvelenata) di Stefano Fenucci
[3] Parametri qualitativi e sistemi di controllo della cera d’api – Serena Maria Rita Tulini

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