Cera d’api e paraffina: un approfondimento. Prima parte.

Provate ad immaginarvi un ring di pugilato, le due sfidanti stanno per entrare in un’arena piena di tifosi di entrambe le fazioni. C’è chi grida e chi sventola cartelli, la folla sembra davvero in delirio!

Sarebbe divertente vedere queste due signorine combattere fino al knock-out e scoprire la vincitrice. E’ anche vero che sono di parte, non posso non tifare per la mia amata cera d’api, ma da quando mi sono addentrata nella questione ho compreso che non ci sono divisioni nette, buoni e cattivi, nero e bianco. Per questo ho deciso di dividere questo articolo in più parti, in modo poter dedicare il giusto tempo a tutte le varie riflessioni senza dovervi far leggere un muro di testo di migliaia e migliaia di parole in una sola volta.

Detto ciò, iniziamo con la presentazione dei due concorrenti.

Ecco che sta per entrare la sfidante… Al lato destro del ring: la paraffina!

E’ stata raffinata per la prima volta in Germania nel 1830 dal chimico Karl von Reichenbach, mentre cercava di trovare un metodo efficace per separare le sostanze cerose naturalmente presenti nel petrolio.
Ha un punto di fusione che varia a seconda della sua raffinazione, sulla quale incide anche la minore o maggiore presenza di residui oleosi al suo interno, e va attorno ai 40° ai  60°.
La raffinazione avviene attraverso l’uso di solventi sulla cera grezza estratta dal petrolio, la quale contiene ancora un’alta percentuale di olio. La cera grezza viene riscaldata, i solventi fanno cristallizzare la paraffina durante il raffreddamento e poi i vari componenti vengono filtrati e suddivisi. Infine la paraffina viene lavorata per deodorarla e sbiancarla, in modo da ottenere il classico prodotto biancastro e inodore che ben conosciamo.
La paraffina è un prodotto estremamente economico e versatile, ha sostituito quasi completamente altre cere di tipo vegetale ed animale nelle produzioni dove queste venivano impiegate da migliaia di anni, come ad esempio la produzione di candele.
In particolare, c’è da ricordare che le prime paraffine avevano un punto di fusione molto basso, quindi non le rendevano molto adatte per la combustione. Si è poi scoperto che, aggiungendo una parte di acido stereatico, la temperatura si alzava. E’ stato il colpo di coda finale che ha scalzato la cera d’api come unico ingrediente per la manifattura delle candele.
Viene largamente usata nelle produzioni farmaceutiche e cosmetiche: moltissime creme per mani e viso la contengono in una determinata percentuale, in quanto aiuta a creare un film protettivo sulla pelle che le impedisce di perdere l’idratazione. E’ anche uno degli ingredienti principali della vasellina e la si usa anche in alcuni trattamenti di bellezza in centri specializzati.
In ultima battuta nelle varie industrie chimiche e meccaniche, ma non dimentichiamoci anche il famigerato guanto di paraffina usato dalle squadre di polizia scientifica per scoprire quale mano aveva usato la pistola incriminata!

Adesso è il turno della campionessa di casa, al lato sinitro del ring: la cera d’api!
Oltre al suo inconfondibile colore, la cera d’api al tatto lascia una sensazione lievemente oleosa sulle dita ed ha un’odore abbastanza inconfondibile di miele e propoli.

Viene utilizzata per la costruzione dei favi, come quello che vedete in fotografia. Come forse già saprete le nostre amiche hanno delle ghiandole addominali dalle quali escono fuori gocce di liquido semitrasparente. Questo si solidifica, viene preso con le zampe e, una volta addizionato con propoli e polline, viene fissato dall’ape nel punto desiderato.
Una volta depositata ha un colore chiarissimo, quasi bianco, ma ben presto tenderà ad ingiallirsi fino a diventare marrone scuro. Questo colore lo si ritrova nei favi destinati alla nascita ed alla crescita delle api. La cera di queste celle si sporca sia con i residui delle esuvie delle larve che con l’incessante zampettare delle api, le quali finiscono per macchiarla con propoli, miele, polline ed altre sostanze; a lungo andare si deteriora fino a diventare molto scura e ad avere una consistenza che la fa somigliare alla carta.
Per farvi comprendere meglio, guardate la foto qui sotto: noterete subito che il favo non ha un colore particolarmente chiaro, soprattutto nelle zone laterali e in basso.
La cera ricavata da questi favi non viene considerata molto pregiata, in quanto tende ad assumere un colore giallo più scuro anche dopo lo scioglimento ed il filtraggio delle impurità.

Gli apicoltori solitamente impiegano la sceratrice solare per “pulire” questa cera: non è nient’altro che una cassa con un coperchio di vetro contenente due ripiani inclinati in acciaio, uno posto sopra all’altro. Quello superiore è forato (a mo’ di scolapasta): qui si appoggia la cera che, una volta sciolta, filtra attraverso i buchi nel ripiano inferiore per poi scendere fino ad un vassoio raccoglitore, mentre la sporcizia rimane sul ripiano forato. Come si intuisce dal nome, la sceratrice solare va lasciata in un luogo facilmente raggiungibile dal sole. Al suo interno la temperatura raggiunge facilmente i 70°, ben oltre la temperatura di fusione della cera, che va dai 61° ai 65°.
La cera d’api degli opercoli, che altro non sarebbero che i piccoli tappi messi alle celle contenenti miele, rimane sempre di un giallo molto chiaro ed la più pregiata e costosa, solitamente destinata alle industrie farmaceutiche e cosmetiche. Perché è così ricercata? Cercando di farla breve: nell’apicoltura moderna l’apicoltore tende a facilitarsi il lavoro dando alle api dei fogli di cera prestampati, anziché lasciare che queste producano la loro cera per tutta l’arnia. E’ un modo per risparmiare tempo e miele, ma torneremo meglio su questo argomento nelle parti successive.
L’opercolo è molto ricercato in quanto è cera prodotta al 100% dalle api solo ed esclusivamente allo scopo di chiudere le celle del favo da miele. Non viene contaminata con la covata e generalmente rimane pulita da molte altre “sporcizie”, come la propoli. E’ quindi facile da lavorare perché non deve subire filtrazioni varie per essere ripulita.

Una volta disciolta questa cera ha un profumo spiccato di miele. Generalmente non si utilizza la sceratrice solare per l’opercolo, in quanto si rischierebbe la contaminazione con altre impurità.
La cera d’api ha avuto un ruolo fondamentale nella storia dell’uomo: veniva usata per la fabbricazione di candele ad uso privato e cerimoniale, per la creazione di statue ed anche dipinti, nella colorazione dei tessuti, nella produzione di tavolette per la scrittura e di cosmetici.
E’ stata presente nelle nostre vite fin da quando l’apicoltura non esisteva e l’uomo si limitava a predare i nidi selvatici. Era considerata una merce di scambio di alto valore, quindi capitava spesso che fosse sostituita al denaro come mezzo di pagamento.

La prima parte si conclude qui, a breve pubblicherò la seconda, nella quale concentrerò la mia attenzione sulla paraffina, soffermandomi in particolare sul suo utilizzo nella produzione di candele.

Apprezzerei molto vostri commenti ed opinioni riguardanti questo tema! Usate il box dedicato ai commenti per farmi sapere cosa ne pensate. Iscrivetevi al blog o alle nostre pagine Facebook ed Istagram per avere sempre aggiornamenti in tempo reale!

A presto!

Silvia

 

Fonti: WikipediaLe Api di Alberto Contessi, pgg 489/494.
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2 Replies to “Cera d’api e paraffina: un approfondimento. Prima parte.

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