Cera d’api e paraffina: un approfondimento. Seconda parte.

In questa seconda parte ci vogliamo soffermare sulla paraffina, cera sintetica prodotta in laboratorio e di larghissimo impiego in una grande varietà di settori, dalle industrie alla farmaceutica.

Se non lo avete già fatto, cliccate qui per leggere la prima parte di questa serie di articoli!

Durante la lunga ricerca fatta per la stesura di questo articolo mi sono imbattuta in ogni tipo di informazione. Mentre tentavo di discernere quanto leggevo, mi sentivo come quando guido nella nebbia fittissima notturna.  Premo poco l’acceleratore, freno ad ogni minima sensazione di pericolo, socchiudo gli occhi nella speranza di vederci meglio e di non causarmi il mal di testa… Il tutto mentre davanti a me c’è un muro lattiginoso che riflette ogni luce e mi abbaglia, senza farmi capire dove sto andando.

Che bello, l’internet.

Innanzitutto, cerchiamo di rispolverare la nostra memoria in merito a cosa sia la paraffina. Prendo direttamente la definizione della Treccani.

Miscela di idrocarburi paraffinici (➔ alcani) saturi e non saturi, a catena lineare o ramificata, contenenti in genere da 20 a 40 atomi di carbonio circa; presente in quantità variabile nei petroli grezzi, si forma anche a volte dalla distillazione di alcuni tipi di ligniti.

Le due tipologie di paraffine che mi interessa prendere in considerazione per questo articolo sono quelle, per così dire, solide e quelle liquide. Con la paraffina solida voglio intendere quella che già sicuramente vi starete immaginando, vale a dire quel panetto di cera bianca che probabilmente vi rimanda subito alle candele. Con quella liquida invece mi riferisco al petrolato, meglio conosciuto come olio di paraffina, olio di vasellina o anche gel di petrolio, presente in una quantità sconfinata di preparazioni cosmetiche.

Iniziamo con la cera di paraffina, che vedete rappresentata nell’immagine qui sotto, e prendiamo in esame un prodotto ben specifico: le candele.

La paraffina ha soppiantato l’utilizzo della cera d’api nella produzione delle candele per un motivo abbastanza semplice: il costo della materia prima, che è molto basso in comparazione con quello della cera d’api. Un tempo quest’ultima veniva largamente usata per l’illuminazione ma, con l’arrivo degli idrocarburi e dei suoi derivati, si è preferito passare a materie prime con costi inferiori sia per il produttore che per il consumatore.

Come dicevamo nell’articolo precedente ha un punto di fusione abbastanza basso, più esattamente tra i 45° ai 95° [1], un colore biancastro ed è anche inodore, quindi l’ha resa praticamente perfetta anche per la produzione di candele. Potendo addizionare con estrema facilità pigmentazioni di ogni tipo, anche stratificate, ed essenze profumate si è aperto un settore di mercato che le classiche candele di cera d’api non permettevano di sfruttare a pieno. A partire da prodotti commerciali facilmente reperibili nei negozi di oggettistica per la casa fino alla produzione di vere e proprie opere d’arte coloratissime, la paraffina ha veramente rivoluzionato il settore industriale ed artigianale delle candele.

Passiamo invece al petrolato, conosciuto anche come olio di vasellina, di paraffina o anche mineral oil fuori dall’Europa. A differenza della cera ha un aspetto semi solido, incolore e inodore. Il suo punto di fusione è estremamente basso, dai 36° ai 60° circa [2], molto vicino alla temperatura corporea.

Venne prodotto per la prima volta in laboratorio quasi 30 anni dopo rispetto alla cera di paraffina. Accadde nel 1859 negli US, Robert Chesebrough diede alla sostanza il nome di vaselina, unendo wasser (acqua in tedesco) a elaion (olio in greco). Ne indicava l’uso come lubrificante ma ben presto venne inserito in prodotti di cosmetica e farmacologia comuni, dalle pomate per i capelli ai balsami per le labbra, passando per la crema per le mani e per le emulsioni da tatuaggi.

Entrambi i prodotti sono idrofobici, cioè non reagiscono in alcun modo al contatto con l’acqua, ma sono solubili in altre sostanze chimiche. Un altro aspetto fondamentale che li accomuna sono i vari gradi di purezza: ci sono sia cere di paraffina che petrolati molto puri, vale a dire ripuliti della grandissima parte dei residui di petrolio ed altre sostanze, che molto impuri. A seconda della purezza, o per meglio dire, del grado di raffinazione alla quale sono state sottopose, queste due sostanze vengono utilizzate in diversi campi. Questa caratteristica incide anche sul punto di fusione, in quanto più è alta la purezza, più sarà basso il grado da raggiungere per far trasformare il prodotto in un liquido, e viceversa. La raffinazione delle paraffine è un concetto importante e da tenere in mente perché ci tornerà comodo più avanti.

Adesso vi spiego perché ho comparato la mia ricerca ad un viaggio nella nebbia. Trovare un sito di informazione che trattasse in maniera scientifica o quantomeno corretta la questione delle paraffine è stata una vera impresa. Per la stragrande maggioranza delle pubblicazioni sono sostanze cancerogene dalle quali dobbiamo assolutamente tenerci alla larga perché penetrano nel nostro organismo e causano tutti i mali del mondo.

Tra le prime pagine scovate c’è stata quella di un’interrogazione parlamentare proposta il 28/09/2006 al Senato della nostra Repubblica da parte del Sen. Francesco Ferrante, facente parte della Commissione Permanente Territorio, Ambiente e Beni Ambientali. In breve durante questa interrogazione si chiedeva al Senato se si fosse stati a conoscenza di alcuni studi americani riguardanti l’aumento dell’inquinamento casalingo attraverso l’utilizzo di candele contenenti agenti potenzialmente cancerogeni. Nel documento si cita anche la rivista New Scientist:

“[…]quando si bruciano candele di bassa qualità, vengono liberate nell’aria particelle di piombo con concentrazioni ben tredici volte superiori a quelle consentite. La rivista scientifica ha evidenziato l’aumento del piombo nel sangue attraverso l’esposizione, per quattro ore al giorno per trenta giorni, alla combustione di candele al piombo.[…]”.

Spulciando la rete ho acciuffato l’articolo di New Scientist, pubblicato nel giugno del 2002, il quale a sua volta cita uno studio del gennaio del 2001 dell’americana Environmental Protection Agency (EPA). Si parla della pericolosità del piombo contenuto all’interno degli stoppini e degli altri agenti contaminanti presenti all’interno della paraffina, soprattutto se di bassa qualità e quindi con un grado di raffinazione piuttosto scarso. Durante la combustione i fumi della candela libererebbero queste sostanze, inquinando l’aria di casa e, a lungo andare, danneggiando la nostra stessa salute.
A sostegno dell’apparente pericolosità delle candele di paraffina ho trovato un’altra pubblicazione scientifica della South Carolina State University, la quale punta il dito contro le candele di paraffina, colpevoli di causare cancro, allergie ed asma. Al contrario le candele fabbricate con cere di origine vegetale sarebbero sicure, in quanto durante i test non avrebbero rilasciato agenti inquinanti, e si invita all’acquisto di tali oggetti.

Anche le profumazioni potrebbero causare problemi: secondo The Telegraph il Professor Alastair Lewis del National Centre for Atmospheric Science alla University of York punta il dito contro il limonene, sostanza che viene usata molto comunemente per dare quella nota agrumata ai prodotti per la casa. Il problema è che il limonene può reagire con il gas ozono e, secondo questo studio, a seguito di questa interazione una su due molecole di limonene si trasformerebbe in formaldeide. Le candele da lui testate contenevano quantitativi di suddetta molecola superiori di 100 volte rispetto a quanto preventivato per lo studio. Le case moderne, afferma Lewis nell’articolo del The Telegraph, tendono a rilasciare pochissima aria ed energia nell’ambiente esterno e la formaldeide rimarrebbe più a lungo a contatto con noi.
Questa sostanza, secondo la International Agency for Research on Cancer, facente parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sarebbe eventualmente cancerogena se l’esposizione è continuativa nel lungo termine.

La risposta sembra quindi alquanto scontata. Le candele di paraffina ti fanno del male… Oppure no?

Cercare studi che si opponevano a quanto affermato sopra è stato ancor più difficile, ma esistono. Ne ho trovato uno sulla rivista Regulatory Toxicology and Pharmacology, intitolato “Human health risk evaluation of selected VOC, SVOC and particulate emissions from scented candles”. Il gruppo di scienziati ha portato avanti esperimenti sia in ambienti chiusi che in ampie stanze controllate. I risultati sono stati comparati per comprendere se le emissioni potessero essere dannose per i consumatori e da questi si è evinto che, in condizioni ambientali normali,  l’uso di candele profumate non pone nessun pericolo per la salute del consumatore.

Cosa pensare? Personalmente quando sono nel dubbio cerco di ragionare cum grano salis, usando il buon senso. Una candela è composta generalmente da tre materie prime: la cera, la profumazione e lo stoppino. Come dicevo poco sopra, ci sono paraffine molto raffinate, quindi quasi del tutto prive di sostanze oleose, e paraffine meno raffinate, quindi più sporche. Una cera più pura rilascerà meno residui di scarto potenzialmente dannosi nel lungo termine.
Le profumazioni sono tante e sono varie: se vogliamo stare attenti possiamo eliminare quelle che nell’ingredientistica riportano la dicitura limonene tra le profumazioni. Magari preferire quelle senza profumazioni? Perché no?
Gli stoppini sono generalmente in cotone o canapa: una volta contenevano il piombo, negli ultimi tempi è stato sostituito dallo zinco. Potremmo preferire quelli al 100% di fibra vegetale.

Nell’acquisto di una candela, nel caso in cui fossimo sensibili a questo tipo di problematiche o ne fossimo dei grandi consumatori, dovremmo cercare rassicurazioni sulla qualità della sua composizione, in modo da avere una combustione il più pulita possibile. Un costo estremamente economico potrebbe essere indicatore di una scarsa qualità del prodotto, anche se non è sempre così. E’ molto più probabile che un artigiano del settore vi venda un’ottima candela, magari anche tutta decorata come nel video mostrato sopra… Anche se non è sempre così.
E’ ancora molto più probabile che non sia del tutto necessario respirare direttamente i fumi di qualsiasi tipo di candela ogni giorno della nostra vita e che la celeberrima indicazione “areare la stanza prima di soggiornare” sia un’utile consiglio da adottare anche in questo caso.
Come dicevo prima, cum grano salis.

 

“Perché mettono sempre il petrolio nelle mie creme per il viso? Non voglio spalmarmi il petrolio in faccia!”, disse quella. Provate a leggere nella lista ingredienti della vostra crema, che sia per le mani o per il viso: probabilmente noterete un nome familiare, tra molti quasi indecifrabili… Paraffinum Liquidum.

No, non vi state spalmando il petrolio in faccia. E’ il nome che è stato deciso di dare alla paraffina liquida, olio di paraffina, olio di vasellina, vasellina etc etc. Ho cercato anche tra le creme usate in famiglia, l’ho scovata.

Perché la si usa nei prodotti di bellezza? Questo olio ha alcune caratteristiche importanti per i cosmetici: ha un punto di fusione molto basso, vicino alla temperatura del nostro corpo, il che facilita la spalmabilità. Le sue versioni più pure, quindi esenti da contaminanti, sono di colore bianco e inodori. Non reagisce facilmente con le altre molecole generalmente presenti nei prodotti cosmetici e non si ossida, cosa che potrebbe accadere con gli oli vegetali e che danneggia il prodotto in maniera irreparabile.
Ha una funzione filmante sulla nostra pelle, vale a dire che spalmandoci una crema che contiene questo ingrediente creiamo un film di protezione che non permette alla pelle di disidratarsi, perdendo quindi umidità ed altre componenti preziose. Si dice quindi che è idratante, non perché apporta idratazione ma perché ne previene l’effetto contrario, vale a dire l’evaporazione di acqua dalla nostra pelle che causa secchezza.

Ci si potrebbe quindi domandare: se ci sono dubbi sulla salubrità delle candele a base di paraffina, ce ne sono anche per i cosmetici che contengono i derivati dal petrolio di cui stai parlando? Mi è più facile darvi una risposta: NO, non ci sono dubbi.

Le industrie farmaceutiche e cosmetiche utilizzano oli di paraffina ad altissimo grado di purezza, quindi esenti da possibili sostanze cancerogene. La normativa europea specifica bene quali sono i petrolati ammessi nell’uso cosmetico e farmacologico e quali sono totalmente da escludere. Per essere ancora più chiari: sì, ci sono alcuni derivati del petrolio che sono cancerogeni MA non finiscono dentro ai nostri cosmetici.
I petrolati cosiddetti bianchi (paraffina liquida, vasellina) quelli più raffinati, sono ammessi, sono ampiamente utilizzati e non sono cancerogeni.

In aggiunta, ma non in contraddizione con quanto determinato sopra, per quanto riguarda l’ingrediente chiamato PETROLATUM (vasellina): negli ultimi tempi questa sostanza, oggetto di preoccupazioni, viene spesso sostituita nella lista ingredienti con quello dei singoli componenti della miscela, su indicazione dell’associazione delle aziende cosmetiche europee[3]. La legge europea linkata poco sopra afferma che ne è ammesso l’utilizzo “a meno che sia noto tutto il processo di raffinazione e possa essere provato che la sostanza dalla quale è ottenuto non è cancerogena”[4].

EDIT DEL 12/12/2018: repetita juvant, questo ingrediente è chimicamente inerte, vale a dire che non reagisce in alcun modo con la nostra pelle e con gli altri ingredienti presenti all’interno di un cosmetico.

Le norme europee sulla cosmetologia sono tra le più restrittive al mondo, nate anche da tutta una serie di esperimenti che hanno avuto lo scopo di proteggere la nostra salute da possibili danni.

Per il consumatore non è facile aggirarsi nella “nebbia” di informazioni fuorvianti che ho citato spesso durante questo articolo. Tantissime testate virtuali e cartacee puntano il dito su determinati prodotti e materie prime accusandoli di ogni genere di male, spesso e volentieri senza alcuna base a sostegno delle proprie affermazioni. Le aziende rispondono alle richieste dei consumatori che, spaventati dalle informazioni, cercano di evitare il demone di turno. Questo è un terreno molto fertile per le ecobufale:

Ecobufale è un neologismo indicante le comunicazioni ed informazioni ingannevoli, fuorvianti o semplicemente false o infondate fatte circolare per sostenere virtù ambientaliste , etiche o salutistiche.

Stiamo assistendo a fenomeni di claim privativi a strategie di marketing chiamate FUD, acronimo che sta per Fear, Uncertainty, Doubt. Vi invito a leggere i due articoli linkati, sono molto interessanti e delineano alcuni elementi che potrebbero aiutarvi nelle vostre personali riflessioni in merito non soltanto alle questioni sollevate in questo articolo, ma in molte altre che probabilmente vi ponete quotidianamente in qualità di consumatori.

Ci vediamo presto con il prossimo articolo dedicato interamente alla CERA D’API!

Apprezzerei molto vostri commenti ed opinioni riguardanti questo tema! Usate il box dedicato ai commenti per farmi sapere cosa ne pensate. Iscrivetevi al blog o alle nostre pagine Facebook ed Istagram per avere sempre aggiornamenti in tempo reale!

A presto!

Silvia


Ps: Nel caso rilevaste errori o imprecisioni all’interno di questo articolo, vi prego di segnalarmele con un commento o una email a silvia@vitaminabee.it
Fonti:
[1] Inchem.org – Paraffin Wax
[2] Inchem.org – Petrolatum (white)
[3] CR_15_Petrolatum
[4] No-nonsense Cosmethics
Fotografie: Free Photos and ImagesWikipediaTyne & Wear Archives & Museums
Articoli utili di riferimento:
ButacBufale.netSnopes
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