Coca e api in Bolivia

Bolivia

C’è un luogo nel mondo dove i pesticidi dati sulle piante di coca, legalmente coltivate, stanno uccidendo le api. Sto parlando della Bolivia: siamo in pieno Sud America.

Abbiamo parlato di questo articolo sul nostro podcast, clicca qui per sentirlo!

La Bolivia è una nazione incastrata tra il Brasile, l’Argentina, il Cile ed il Perù. Una buona fetta del Paese è coperta dalle alte montagne andine, un’altra parte rientra nella zona desertica dell’Atacama, il resto è immerso nella foresta amazzonica.

Non è una nazione estremamente popolosa: la sua superficie si espande per più di un milione di chilometri quadrati ed è occupata soltanto da circa 10 milioni di abitanti. Giusto per darvi un’idea, la nostra Italia conta 60 milioni di abitanti su poco più di 302.000 chilometri quadrati… Ai boliviani piace stare comodi!

E’ uno tra i paesi più poveri del Sud America: secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2013 il PIL pro capite lordo ammontava a circa $5,750 all’anno.

 

LA PIANTA DI COCA

Che cosa c’entra la droga in tutto questo? Niente, ma è necessario specificare che coca e cocaina non sono la stessa cosa, anche se è facile che scatti questa associazione mentale.

Prima di tutto la parola coca si riferisce ad una pianta ben precisa che appartiene della famiglia delle Erythroxylaceae. Ne esistono due specie, le quali si suddividono a loro volta in due varietà:

  • Erythroxylum coca: varietà coca (coca boliviana) e  varietà ipadu (coca amazzonica).
  • Erythroxylum novogranatense: varietà novogranatense (coca colombiana) e varietà truxillense (coca del Trujillo).

Cresce anche fino a tre metri di altezza, è una pianta a portamento arbustivo che rimane produttiva fino a quindici anni d’età.

pianta di coca bolivia api
Una pianta di coca, si possono vedere anche i suoi frutti.

 

UTILIZZO DELLA FOGLIA DI COCA

Le foglie fresche della coca contengono alcune sostanze farmacologicamente attive (alcaloidi), tra queste la più famosa è quella chiamata cocaina, in percentuali che vanno dallo 0.3 all’1.5%.

tè coca infuso api bolivia
Il mate de coca: infuso fatto con le foglie secche della coca.

Le foglie di coca possono essere masticate: diventano dei blandi stimolanti ma soprattutto riescono a sopprimere la fame, la sete, il dolore e la fatica.

Le foglie possono anche essere essiccate ed usate per preparare infusi. Gli effetti della pianta si attivano lentamente, generalmente dalle 2 alle 12 ore dopo l’ingestione.

E’ importante sottolineare che l’uso della foglia della coca nel suo stato naturale non causa dipendenza fisica o psicologica e quindi nemmeno sintomi da astinenza in caso di sospensione dell’uso, anche nel lungo termine.

Al tempo degli Inca la foglia di coca veniva usata prevalentemente dai nobili e dalle classi privilegiate, soprattutto per scopi religiosi.  Con l’arrivo dei conquistatori europei, veniva invece data agli schiavi per aumentare la sopportazione della fatica del lavoro, talvolta anche come moneta di scambio.

 

LA COCA IN BOLIVIA

Tutto questo mi è servito per anticiparvi che, nonostante l’associazione mentale coca/cocaina tipica del nostro mondo occidentale, la pianta di coca è una risorsa importante per la Bolivia.

Nella nuova costituzione adottata nel 2009 si parla di come sia necessario proteggere questa pianta come patrimonio culturale nel suo stato naturale, non come narcotico. Lo stesso attuale Presidente della Bolivia Evo Morales è stato un coltivatore in passato!

Nel 2013 la Bolivia ha ottenuto un’esenzione speciale dalla Single Convention on Narcotic Drugs del 1961, la convenzione dell’Ufficio dell’ONU sulle droghe e il crimine (UNODC) destinata alla repressione del traffico di droga.

Nel marzo del  2017 il governo boliviano ha promulgato una legge per la quale le aree dove è possibile coltivare legalmente vengono aumentate da 12.000 a 22.000 ettari, differenziando anche le zone tra autorizzate e non autorizzate.

Secondo i dati governativi ben 22.967 tonnellate di foglie di coca sono state legalmente vendute nel 2017 al prezzo di $9,4 al kg. Le autorità governative locali stanno comunque combattendo a fianco di quelle internazionali per evitare che parte di questa produzione venga venduta ai trafficanti di droga. Le stime indicano che circa il 35-48% delle foglie venga poi trasformato in cocaina.

Negli ultimi anni si sta spingendo per poter esportare questo prodotto in tutto il mondo. Già alcuni accordi sono stati presi con parte degli stati confinanti. Ricardo Hegedus, il manager di Windsor (il più grande produttore di foglie di coca da tè della Bolivia), afferma che:

Se potessimo esportare legalmente, gli introiti dei coltivatori potrebbero crescere. Questo non eliminerebbe il traffico di droga ma lo complicherebbe e sarebbe più costoso per i trafficanti reperire la coca.

 

L’APICOLTURA BOLIVIANA

Faccio un piccolo salto in avanti, vi parlo del settore apicolo della Bolivia. Le statistiche ufficiali 2015 del Ministero de desarrollo rural y tierras contano 14.454 apicoltori, di cui il 77% uomini ed il 23% donne. Le regioni più produttive sono quelle di La Paz (capitale della Bolivia), Cochabamba e Santa Cruz.

Si contano ben 83.096 arnie disseminate per tutto il Paese, le quali producono circa 914 tonnellate di miele all’anno: una produzione estremamente esigua, se la si compara a quella italiana dello stesso periodo (14.000 tonnellate nel 2016). Di queste 914 tonnellate l’86% viene destinato alla vendita, mentre il restante 14% è per autoconsumo.

Tra le problematiche più rilevanti per gli apicoltori troviamo voci quali:

  1. la mancanza di assistenza tecnica e di formazione in ambito;
  2. le malattie delle api;
  3. il cambiamento climatico;
  4. il basso rendimento.

E’ qui che entra in gioco anche la pianta della coca.

I PESTICIDI E LE API

Come è facile comprendere, la coltivazione di questa particolare pianta non è assolutamente esente dall’attacco di parassiti, infestanti ed altre minacce. Per rispondere a queste problematiche si ricorre ampiamente all’uso di pesticidi, con le conseguenze che già vi immaginate.

Per molti dei produttori, soprattutto quelli di piccole e medie dimensioni, l’alternativa è perdere i loro guadagni. Non avendo altri introiti, significa non poter dar da mangiare alla propria famiglia, né pagare gli eventuali operai.

Gli apicoltori boliviani hanno già compreso che parte delle perdite delle loro colonie è dovuta proprio alla morte delle api per avvelenamento.

Rene Vilca, ambientalista ed apicoltore della regione di Nor Yungas, a nord della capitale, denuncia questo problema.

Dei venti alveari che posseggo, 10 producono normalmente e 10 no.

Allo stesso tempo il coltivatore Exalto Mamami afferma di sapere che i pesticidi che usa sono tossici, ma non può fare altrimenti.

Usiamo i pesticidi perché gli infestanti mangiano le foglie di coca e questo incide sul nostro guadagno.

 

Chissà se prima o poi riusciremo a trovare il giusto equilibrio tra i bisogni dell’uomo e quelli dell’ape.

Apprezzerei molto vostri commenti e domande su questo articolo! Usate il box dedicato ai commenti per farmi sapere cosa ne pensate. Iscrivetevi al blog o alle nostre pagine Facebook, Twitter, YouTube ed Instagram per avere sempre aggiornamenti in tempo reale!

A presto!

Silvia


Fonti:

 

IMMAGINI:

  • Pianta di coca: By Enn1.jpg: Dbotanyderivative work: Ilmari Karonen (talk) – Enn1.jpg, CC BY-SA 3.0
  • Mate de coca: Di Stevage – Opera propria, CC BY-SA 3.0

 

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