Dillo alle api

Quando in Inghilterra nel 1530 ci fu la soppressione di tutti i monasteri, la richiesta di cera sul mercato calò vertiginosamente. Per questo le numerose arnie che venivano custodite nei monasteri furono abbandonate o donate ai contadini locali.

Fu proprio per questo che le api iniziarono ad entrare a far parte delle famiglie contadine, nelle quali cominciarono a svilupparsi alcune tradizioni particolari, fra queste possiamo senz’altro citare il rito denominato “Telling the bees” ovvero del “Dirlo alle api“.

DI CHE SI TRATTA?

Dato che le api erano entrate a far parte di queste famiglie contadine in maniera così intima e quotidiana, si pensava che qualsiasi notizia importante (come ad esempio una nascita in famiglia, un matrimonio, oppure un lutto) dovessero essere comunicate con delicatezza alle proprie api.

Nel caso in cui l’usanza non fosse stata rispettata, si sarebbe potuti incorrere nell’abbandono delle arnie da parte delle api, nell’interruzione della produzione di miele, o addirittura nella morte di tutte le api.

Raffigurazione Vittoriana del 1860 

Si parla di pratiche diffuse (seppur con molte varianti e peculiarità locali) in tutta l’Inghilterra, in Irlanda, Germania, Olanda, Francia, Svizzera, Boemia e con l’emigrazione dall’Europa anche negli Stati Uniti d’America.

Ovviamente attorno a tutto questo aleggiava un’aura mistico-religiosa, probabile retaggio delle precedenti associazioni al mondo della chiesa.

Non dimentichiamoci inoltre che nella mitologia Celtica, ma non solo, si pensava che le api fungessero da collegamento fra il nostro mondo e quello spirituale; per cui chiunque volesse passare un’informazione dal nostro mondo a quello spirituale avrebbe dovuto, appunto, dirlo alle api. Se ciò non fosse avvenuto, le api sarebbero volate via in cerca del loro padrone.

Per via di questa relazione così intima e sacra fra le api ed il loro proprietario, era considerato di cattivo auspicio acquistare con danaro alveari appartenuti ad una persona defunta. Spesso gli alveari venivano quindi donati o barattati con altre merci.

Apposizione del drappo nero per comunicare il lutto

MODALITA’:

Le modalità con cui le api venivano informate del lutto variavano in base alle specifiche credenze locali, tuttavia sembrano esserci alcuni punti in comune.

In Inghilterra il nuovo padrone (o padrona) delle api doveva appendere un velo nero alle arnie e recitare alcune parole, come ad esempio: “Piccola ape, il tuo padrone è morto, non lasciarmi nella mia angoscia“.

In altri luoghi si prevedeva che il maschio primogenito si avvicendasse alle arnie bussando gentilmente al fine di assicurarsi l’attenzione delle api, per poi informarle della morte del padrone. Questa pratica serviva al nuovo proprietario per presentarsi formalmente alle api, nella speranza di essere accettato.

In alcune varianti veniva utilizzata la chiave di casa, con la quale si bussava per tre volte su ogni arnia.

Le api inoltre venivano spesso invitate ai funerali; il cibo e le bevande avanzati dalla cerimonia erano poi lasciati presso gli alveari in loro offerta. Un’altra usanza riportata era che gli alveari venivano sollevati e rimessi giù in contemporanea con la bara del padrone defunto.

Gli alveari venivano spesso girati verso il luogo della cerimonia per permettere alle api di assistere, mentre nelle zone dei Pirenei pare venissero seppelliti vecchi indumenti del defunto sotto alle arnie.

Col tempo tali pratiche si “ammorbidirono” ed al sopraggiungere di un nuovo proprietario divenne sufficiente ruotare gli alveari in modo che si rivolgessero verso un’altra direzione geografica.

RIFERIMENTI IN LETTERATURA:

Nel terzo capitolo del “Mastro don Gesualdo” di Giovanni Verga, durante i funerali del capofamiglia Don Diego, viene descritto il rito funebre nel quale possiamo notare l’evidenza di queste pratiche, in quel periodo particolarmente in voga in Francia e Spagna: si parla della circumambulazione del cadavere, durante la quale i partecipanti imitavano a bocca chiusa il ronzio dell’ape, mentre le arnie venivano agghindate con un drappo nero alla morte del proprietario.

 

 

Anche nel famoso libro di Mark Twain “Le avventure di Huckleberry Finn” troviamo un riferimento: “E poi ha detto che se uno ha un alveare e muore, bisogna dirlo alle api prima dell’alba la mattina dopo, perché se no le api s’indeboliscono, smettono di lavorare e muoiono. Poi Jim ha detto che le api non pungono gli idioti, ma io a quello mica ci ho creduto, perché molte volte ci avevo provato e a me non mi hanno punto.

 

Non mancano ovviamente episodi divertenti legati a queste pratiche, sul numero del 13 settembre 1790 dell’Argus, ad esempio, viene riportato un incidente avvenuto nel Devon (Cornovaglia):

Una giovane cameriera era stata incaricata di rigirare le arnie dalle loro postazioni mentre il corpo dell’allevatore defunto veniva trasportato fuori dalla sua abitazione. L’operazione non era stata eseguita bene e le api, fuoriuscite infuriate, avevano assalito il corteo funebre pungendo violentemente tutti i componenti, cavalli compresi. Nella confusione generale si parla addirittura di cappelli e parrucchini volati per aria, mentre il cadavere venne lasciato lì, abbandonato, finché le api non decisero di tornare pacifiche agli alveari.

Su youtube ho trovato anche un video d’epoca nel quale viene illustrata la pratica del dirlo alle api:

Le curiosità sul mondo delle api sembrano davvero innumerevoli, queste usanze in particolare fanno comprendere quanto alta fosse la considerazione che si aveva per questi insetti, un tempo ritenuti misteriosi… O forse lo sono ancora?

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A presto!

Fonti e citazioni:
Dottor Miele – Eva Crane
The Sacred Bee – Hilda M. Ransome
Le avventure di Huckleberry Finn – Mark Twain
Mastro Don Gesualdo – Giovanni Verga

 

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4 Replies to “Dillo alle api

    1. Grazie a te Alma! Ogni tanto ci piace fare qualche ricerca per fare un passo indietro e capire com’erano vissute l’apicoltura ed il rapporto api-apicoltore ai suoi albori.
      Si trovano tantissime informazioni illuminanti, indizi più o meno celati che spesso permettono di “unire i puntini” fino ai giorni nostri.
      Ad esempio, agli apicoltori principianti viene sempre consigliato di partire con tre arnie per poter avere un buon margine di lavoro, nel caso in cui una o due arnie dovessero presentare problemi.
      In realtà l’usanza di iniziare con tre arnie pare abbia radici MOLTO più profonde ed antiche, legate più che altro alla spiritualità che viene associata al numero tre.

      A presto!

    1. Grazie Giovanni! È stata una ricerca molto affascinante; scavando fra le credenze popolari legate alle api spesso si scopre che spesso alcune cose (in maniera più o meno fedele) riescono ad arrivare fino ai giorni nostri.

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