Sono ormai lontani i tempi in cui era sufficiente raffazzonare una cassetta, metterci dentro delle api, e ripresentarsi a fine stagione per raccogliere il miele come facevano molti contadini.

Per assicurare alle api una conduzione serena del proprio ciclo vitale, è necessario conoscerne il più possibile la sua biologia, i comportamenti, gli istinti e le necessità.

Per un hobysta questo rappresenta la base di partenza per non lasciarsi sfuggire di mano la situazione al primo problema, mentre il discorso è ben più complesso per coloro che vogliono entrare sul mercato e fare dell’apicoltura il proprio mestiere principale.

Essere un buon apicoltore oggi, significa possedere conoscenze inerenti a:

  • Regolamentazione degli apiari (distanze da osservare rispetto alle proprietà altrui, sia pubbliche che private, responsabilità verso terzi, ecc).
  • Procedure per il trattamento degli alveari (antiparassitari naturali, integrazioni alimentari invernali e/o di emergenza).
  • Patrimonio botanico del luogo (zone, periodi e durate delle varie fioriture. Conoscenza dell’importanza delle fioriture, ovvero da quali fiori viene raccolto solo polline, solo nettare, oppure entrambi).
  • Entomologia (per la produzione di una buona melata, e per avere quantomeno un’infarinatura sugli altri insetti che possiamo trovare in apiario).
  • Procedure per il trattamento di alimenti e corretto stoccaggio dei materiali (per l’allestimento di magazzino e laboratorio di smielatura, invasettamento, etichettatura, corso HACCP).
  • Marketing (per posizionare e valorizzare il prodotto finale sul mercato rispetto a prodotti molto più economici).
  • Adempimenti fiscali.

Considerando oltre a questo le considerevoli spese da affrontare qualora si decidesse di diventare professionisti (acquisto di macchinari professionali per la standardizzazione delle procedure di estrazione del miele e per il suo confezionamento, solo per citare un esempio), diventa difficile pensare di poter competere sul prezzo con le sempre più crescenti miscele di mieli che arrivano dall’estero.

È importante comunicare nella maniera giusta il valore del proprio miele prodotto in Italia e venduto localmente, anziché puntare esclusivamente su quantità e quindi economie di scala (condurre 500 arnie anziché 100 abbatterà alcuni costi ma non potrà mai raggiungere i livelli del miele prodotto in altre parti del mondo, dove i dipendenti vengono pagati 30-40 centesimi di € per ora.

Un interessante strumento di divulgazione, peraltro già in uso anche se non abbastanza, può essere senz’altro l’organizzazione di visite guidate con le scuole agli apiari, per diffondere un’educazione più profonda in merito al miele, al lavoro delle api e degli apicoltori.

Ma non bisogna fermarsi qui, indirizzare anche famiglie ed adulti a queste visite aiuterebbe a diffondere interesse.

Se è vero che ancora non si conoscono molti aspetti della vita delle api, in generale si può affermare che c’è tanta ignoranza in merito al lavoro e all’importanza di questi insetti e dei loro prodotti.

Noi ci daremo da fare, work in progress!

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A presto!

Luca