Giorgio Celli – L’ape, un insetto zen

da Esopario (1991)

L’ape, un insetto zen:

L’ape
per antica delega
è casta ma frequenta i fiori
organi sessuali
fa il miele con gli amori
delle specie vegetali
diventando la regola
di quel misterioso teorema
che trasforma ogni fregola
in un poema
l’ape è domestica
e non domestica
vive in comunità
con l’uomo sedicente
sapiente
senza dargli troppa confidenza
l’ape non è una confidente
non è il gatto e neppure il cane
è un insetto zen
proclive all’indifferenza
l’ape che danza
parla mediante i simboli
del sole e della distanza
l’ape nell’ambra
è rimasta uguale a se stessa
in un mondo che cambia
celebra la stabilità
e la costanza
è stata prima di noi
e ci sarà dopo
abitare il poi
sembra il suo scopo
chi sopravvive
avrà sempre ragione domani
perché ci sarà
i fossili possono suggerire
che c’erano tanti modi per vivere
e un solo modo per morire
non ha perduto l’eden
per bramosia di sapere
operosa infaticabile casta
vola di fiore in fiore
e questo le basta.

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