Jean Pierre Claris De Florian – La Vespa e l’Ape

 

La Vespa e l’Ape:

Nella corolla d’un fiore,
la vespa vedendo un giorno l’ape,
s’avvicina chiamandola sorella.
Tale nome suona male all’orecchio
del fiero insetto,
che le risponde: noi sorelle! amica mia;
da  quando questa parentela?
Ma da sempre,
le disse la vespa con sdegno:
guardatemi, vi prego,
ho le ali come voi,
stessa taglia, stesso corsetto,
e, se vi serve altro,
i nostri pungiglioni si assomigliano.
È vero, replica l’ape,
abbiamo un’arma simile,
ma per usi diversi.
La vostra serve la vostra insolenza,
la mia respinge l’offesa;
voi provocate, io mi difendo.

Questo dialogo immaginario fra ape e vespa racchiude in sé un fondo di verità.

Studiando sui libri l’anatomia delle api, mi sono stupito nell’apprendere quanto siano complessi il pungiglione e l’apparato velenifero.

Se la vespa difatti è un insetto generalmente piuttosto aggressivo e che non si fa tanti problemi ad utilizzare il pungiglione, salvo casi speciali non si può dire lo stesso dell’ape che, per quanto ho avuto modo di sperimentare, aggredisce solo se infastidita o se accidentalmente durante le pratiche apistiche capita di schiacciarne una.

Proprio per la struttura del pungiglione, l’ape dopo aver punto rimane incastrata col pungiglione nella preda, e l’unico modo che ha per andarsene è lasciare il pungiglione dov’è, assieme ad una porzione dell’intestino che viene letteralmente strappato via. Questo conduce inevitabilmente l’ape alla morte.

Ciò significa che a differenza della vespa (che a volte sembra voler pizzicare per puro diletto), l’ape sacrifica letteralmente la propria vita per la difesa dell’alveare e questo a mio modo di vedere merita quantomeno rispetto, considerazione, ed un occhio di riguardo nel collaborare con questi formidabili insetti sociali.

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