La figura femminile nella storia dell’apicoltura

Qualche settimana fa stavo sfogliando il libro “The World History of Beekeeping and Honey Hunting” di Eva Crane, un tomo enciclopedico dedicato alla storia mondiale dell’apicoltura, ed al suo interno ho trovato un intero capitolo dedicato al ruolo della donna nella nostra pratica.

In questo articolo voglio provare a raccontarvi quanto appreso leggendo quel capitolo. A questo articolo ne seguirà un altro, dove cercherò di approfondire le tematiche più attuali legate a questo argomento.

 

L’APE RE

Nei tempi antichi si tendeva a semplificare il “sistema di governo” dell’apiario comparandolo con quello umano: la nostra società era governata da uomini, quindi anche le api dovevano essere per forza governate da un esemplare maschile.
Aristotele stesso si riferiva agli esemplari in comando in qualità di Re, mentre sia nei tempi a lui precedenti che durante e dopo il Medioevo questi Ape Re venivano rappresentati come governanti onnipotenti e benevoli e tutti i loro sudditi appartenevano al loro stesso sesso.
In numerose edizioni di libri di apicoltura inglesi pubblicati a cavallo tra il ‘500 ed il ‘600 si trovano ancora riferimenti all’Ape Re o Ape Mastro: un comandante assoluto i cui ordini non vengono mai disputati e sempre obbediti. Spesso questi libri vevivano dedicati al Re attualmente in carica.

Sant’Ambrogio raffigurato con in braccio un’arnia in fibra vegetale. St.Peter am Wimberg (Austria)

Si riscontrano anche casi in cui le terminologie usate per indicare questi insetti vengono declinate al femminile: Sant’Ambrogio, vescovo di Milano dal 374 al 397, nonché patrono degli apicoltori e delle api, nelle sue preghiere invoca la “benedetta e meravigliosa madre ape”. E’ difficile però credere che Sant’Ambrogio avesse chiara conoscenza della natura sessuale dell’ape regina e dell’operaia, dato che il parere generale degli studiosi fino al suo tempo era del tutto contrario.

Le idee cominciano a cambiare dal 1672 in poi, quando l’entomologo olandese Jan Swammerdam provò al mondo intero che le api fossero tutte di sesso femminile, tranne ovviamente i fuchi. Se volete, potete approfondire la sua ricerca nel nostro articolo “De Apibus“.

UN LAVORO PER SOLI UOMINI

Prima che si iniziasse a conservare i nuclei delle api all’interno di ambienti costruiti dall’uomo come casse di legno, anfore, cesti in fibre vegetali e così via, non esisteva una vera e propria attività apistica per come la intendiamo al giorno d’oggi. Si parla così di saccheggio, in quanto l’uomo depreda letteralmente i nidi alla ricerca di miele. La donna ha avuto un ruolo marginale in entrambi i casi.

Nelle società primitive generalmente la donna raccoglieva frutti, semi, foglie e bacche, mentre l’uomo cacciava in gruppo i grandi mammiferi, pesci ed anche le api, alle quali rubavano senza scrupoli il loro miele. Questo viene consumato dai cacciatori durante gli spostamenti, oppure lo si riporta alla tribù per essere spartito, assieme alla cacciagione.

Gli Egizi non hanno mai rappresentato donne nell’atto della raccolta del miele, e tutti gli scrittori romani e greci hanno parlato esclusivamente di uomini apicoltori. Addirittura in alcuni libri d’epoca romana si consiglia l’importanza di astenersi dall’avere rapporti sessuali prima di maneggiare gli alveari, mentre le donne venivano viste come un potenziale pericolo, soprattutto durante il loro ciclo mestruale. Se avessero toccato un alveare durante “quei giorni”, tutte le api sarebbero volate via per non tornare mai più.

Gli apicoltori, di Pieter Brueghel Il Vecchio, 1568

Questa credenza la si riscontra in molte altre culture, in quanto in alcune zona dell’Africa le donne sono passibili di lapidazione nel caso in cui si avvicinino ad un alveare durante il ciclo mestruale. Viene comunque impedito loro di praticare la raccolta del miele e, addirittura, di berne fresco: causerebbe infatti il prolungamento del loro ciclo mestruale e la drastica riduzione della produzione dell’apicoltore che ha dato quel miele.

Alla donna è spesso severamente proibito scalare gli alberi o le rocce alla ricerca dei nidi naturali delle api, in quanto questa è un’attività esclusiva dell’uomo.

NON CI SONO ECCEZIONI?

La donna svolge talvolta un ruolo più attivo nelle regioni abitate dalle api senza pungiglione o che, per natura, non mostrano aggressività e pungono molto poco.
In taluni casi vengono create delle piccole colonie nei pressi dell’abitazione o addirittura dentro le mura ed è spesso la donna a prendersene cura, perché comunque questa attività non le impone di allontanarsi da casa ed abbandonare così i suoi compiti casalinghi.
In altri casi le può essere addirittura delegata anche la raccolta del miele trovato all’interno di alveari scovati in natura.
Testimonianze di questi tratti culturali si ritrovano sia in alcune regioni dell’Africa, che nel bacino del Rio delle Amazzoni ed in Australia, dove le api sprovviste di pungiglione sono presenti.

E’ molto raro trovare dipinti e raffigurazioni preistoriche di donne o bambini che raccoglievano miele, come si può vedere nell’immagine qua sotto.

Donna che raccoglie miele, raffigurata nella Cueva de la Arana, Spagna. Si stima che venne dipinta circa 8.000 anni fa.

Un altro compito di esclusiva spettanza femminile è la conservazione del miele.

Nello Sri Lanka, vive una popolazione primitiva chiamata Vedda, per la quale la raccolta del miele è una cerimonia molto importante. In particolare i Vedda venerano e fanno offerte allo spirito dell’anziana donna Unapane Kiriamma, che porterebbe buon auspicio alle operazioni di raccolta ed aiuterebbe le api a costruire favi molto forti. Le gesta degli uomini morti durante la raccolta vengono cantate in canzoni popolari. Giusto per farvi capire, in questa zona vive l’Ape Dorsata: ogni famiglia costruisce un singolo grande favo sui rami più alti degli alberi. Si usano corde per scalare le piante anche per molte decine di metri, un’attività generalmente svolta dall’uomo, raramente dalle donne.

Alcune testimonianze risalenti alla metà del 1300 ci mostrano come in Polonia sia gli uomi che le donne hanno potere decisionale in fase di acquisto e vendita del miele. Possono essere comproprietari di un pezzo di terra contenente alveari e questo può essere ereditato sia dai figli che dalle figlie. Ad ogni modo non si ha prova certa che l’attività apistica in sé per sé venisse fatta dagli uni o dalle altre.

 

LA SITUAZIONE FEMMINILE IN OCCIDENTE

In Europa sembra che le donne abbiano avuto un ruolo più attivo, in quanto si trovano testimonianze di donne apicoltrici già attorno al 1500.
In molti libri dedicati ai compiti, ai comportamenti e alle abitudini che ogni buona moglie deve tenere, si parla spesso di come l’apicoltura possa essere un’attività in parte adatta anche alle donne, soprattutto se andata in sposa a un contadino. Viene vista come una fonte di reddito aggiuntiva e spesso la si svolge all’interno delle mura di casa, o comunque nelle sue vicinanze.
Ad un certo punto si arriva addirittura ad invitare le dame e le signore di alta famiglia a cimentarsi nell’amministrazione degli alveari. Per loro venivano costruite arnie con vetri per l’osservazione, in modo da ridurre al minimo il rischio di punture.

Frontespizio del libro “Dictionarium Domesticum” di Nathan Bailey, 1736. Nelle immagini centrali ed in basso a destra si possono vedere gli alveari fuori dalla porta e dalla finestra.

Dei circa 420 libri pubblicati in Gran Bretagna ed Irlanda prima del 1900, ben 20 furono scritti da donne.

E’ da notare che alcune scoperte scientifiche o cambiamenti di abitudine nelle modalità di lavoro vennero proprio fatte e promossi da donne:

  • Catherine Elisabeth Vicat, vissuta in Svizzera durante la seconda parte del 1700, è stata un’attiva sostenitrice dell’utilizzo delle arnie razionali, quelle che usiamo tutt’oggi, e gran parte dei suoi esperimenti ed osservazioni sono apparsi su numerose pubblicazioni specializzate.
  • François Huber, naturalista svizzero, con l’aiuto della moglie Marie Aimée Lulline della Sig.na Jurine, ha pubblicato uno dei primissimi lavori dedicati alla produzione della cera, nel 1841. Sono state le due donne a dissezionare le api ed a scoprire che sono le ghiandole addominali a produrre la cera d’api.
  • Miss Clementine Stirling Graham, nota apicoltrice scozzese della seconda parte del 1800, fu tra le promotrici di un cambiamento epocale in apicoltura, che sarebbe praticare la smielatura dei favi senza essere obbligati a sterminare l’intero nucleo di api.

 

le donne nell’apicoltura contemporanea

Vorrei approfondire questo argomento in un altro articolo, in quanto dedica di maggiore attenzione. Per adesso vorrei citarvi alcune donne famose, non solo nell’ambito apistico, nella speranza che se ne aggiungeranno molte altre, molto presto!

  • Sylvia Plath

La celebre poetessa americana ha iniziato a dedicarsi all’apicoltura nell’estate del 1962, in parte inspirata dal padre Otto Emil Plath, entomologo specializzato nei bombi e professore universitario. Sylvia ha scritto anche una serie di poemi dedicati al nostro amato insetto, nei quali ha usato come espediente narrativo la descrizione del comportamento delle api per raccontare i suoi stessi problemi.

Sylvia Plath
  • Maria von Trapp

Vi ricordate Tutti insieme appassionatamente, il musical con Julie Andrews? Forse vi ricorderete anche il cartone animato Cantiamo Insieme, ma solo se come me siete cresciuti con pane e Bim Bum Bam negli anni ’90. Il personaggio della giovane Maria, la protagonista, è ispirato a Maria Von Trapp. Scappata dall’Austria al momento dell’annessione con la Germania, la famiglia Trapp si è stabilita in una fattoria del Vermont. Qui veniva prodotto miele fin dalla metà del 1800 e Maria, incoraggiata dal marito, iniziò a cimentarsi con la sua produzione.

Julie Andrews e Maria Von Trapp
  • Eva Crane

E’ l’autrice del libro-fonte di questo articolo! Nata a Londra nel 1912, ha studiato nel campo della matematica quantistica ed è finita per essere una delle più importanti ricercatrici nel campo dell’apicoltura. La leggenda dice che il suo amore per le api è nato da un’arnia regalatale per le sue nozze e da lì non si è più fermato.
Ha scritto più di 300 articoli e pubblicato alcuni tra i libri fondamentali per tutta la materia. Ha anche fondato la Bee Research Association (BRA) nel 1949, che oggi è chiamata International Bee Research Association.

Eva Crane

 

  • Susanna Tamaro

Celebre scrittrice triestina di Va’ dove ti porta il cuore e molti altri best seller, possiede una fattoria nelle campagne di Orvieto, dove pratica l’apicoltura da molti anni.

Susanna Tamaro

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A presto!

Silvia


Sant’Ambrogio: Di Wolfgang Sauber – Opera propria, CC BY-SA 3.0
Geroglifico ape: Keith Schengili-Roberts [GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html), CC-BY-SA-3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/) or CC BY-SA 2.5 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5)], via Wikimedia Commons
Gli Apicoltori, di Pieter Bruegel Il Vecchio: – Christian Vöhringer – Pieter Bruegel. 1525/30-1569 Tandem Verlag 2007 (h.f.ullmann imprint) S. 129 ISBN 978-3-8331-3852-2, Public Domain
Sylvia Plath: By Giovanni Giovannetti/Grazia Neri – https://www.flickr.com/photos/synaes/5110600085, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=42716377
Eva Crane: Eva Crane Trust
Susanna Tamaro: Di Andreas Bohnenstengel, CC BY-SA 3.0 de, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=21182843
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One Reply to “La figura femminile nella storia dell’apicoltura”

  1. Interessantissimo articolo …
    Posso aggiungere il libro di Cristina Caboni – autrice “La custode del miele e delle api”?? Cristina si occupa dell’azienda apistica di famiglia in provincia di Cagliari. Grazie Silvia

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