L’apicoltura biodinamica

Nel dicembre 2016, per il mio compleanno, Silvia mi ha regalato un corso di apicoltura biodinamica che abbiamo poi frequentato assieme.

Prima di quel momento pensavo che la biodinamica fosse una sorta di “biologico un po’ più spinto”, e in un certo senso si potrebbe affermare che sia così.

Non sapevo esistesse un vero e proprio metodo di apicoltura biodinamica, per cui, seppur con un certo scetticismo, ho seguito con interesse il corso ed ho acquistato qualche libro sull’argomento.

Volevo farmi un’idea (il più oggettiva possibile) di che cosa fosse l’apicoltura biodinamica.

Nonostante il corso fosse ben strutturato ed indirizzato ad aspiranti apicoltori, preciso subito che mi ha fatto storcere il naso l’approccio adottato da coloro che seguono il metodo biodinamico; ovvero: se qualcosa funziona, non serve chiedersi il perché, l’importante è che funzioni.

Se anche tu mastichi un minimo di metodo scientifico, concorderai con me che un’affermazione del genere sia un po’ difficile da mandar giù, non credi?

Se qualcosa funziona (ammesso che effettivamente funzioni) è giusto chiedersi il perché, formulare ipotesi e cercare di verificarle. Questo ci permette di arrivare ad individuare uno specifico meccanismo di funzionamento e di renderlo riproducibile.

Ma ancora prima di studiare i meccanismi legati al perché qualcosa funziona, è necessario fare prima un passo indietro e chiedersi: il metodo biodinamico “funziona”?

Per stabilire se qualcosa funziona,  bisogna effettuare misurazioni molto accurate su un numero sufficientemente rappresentativo di campioni, altrimenti sono chiacchiere da bar!

Rudolf Steiner, il padre dell’antroposofia e del metodo biodinamico

Il metodo biodinamico si ispira alle parole dell’esoterista e teosofo Rudolf Steiner. Per saperne di più sul padre della biodinamica vi rimando all’ottimo articolo di Dario Bressanini a riguardo.

Ma tornando all’Apicoltura biodinamica, mi sono procurato e ho consultato gli unici due testi che sono riuscito a trovare in merito :

  • Le api di Rudolf Steiner (stesura stenografica di otto conferenze tenute da Rudolf Steiner sull’apicoltura biodinamica nel 1923)

  • Apicoltura di Matthias K. Thun – 1989

Entrambi i libri sono della Casa Editrice Antroposofica, specializzata nella pubblicazione di testi sulla biodinamica.

La prima cosa che mi preme sottolineare è che Ruldolf Steiner ha tenuto queste conferenze senza avere particolare esperienza nella gestione delle api.

La mancanza di esperienza traspare spesso all’interno del libro Le Api, in particolare nelle parti dedicate a domande & risposte, nelle quali Steiner si barcamena fra divagazioni ed affermazioni che mi hanno lasciato basito, come:

Alla domanda riguardante la derivazione dell’ape dalla vespa, come è stato accennato nella stessa conferenza, egli rispose circa così: “Questo evento ha avuto luogo nell’antica Atlantide, quando le singole forme animali non erano ancora così solidamente definite come oggi e non vi erano dei confini così netti tra le varie specie. Oggi una tale pratica di derivazione non sarebbe più possibile”.

Sì. c’è scritto proprio Atlantide.

Nel libro Apicoltura invece, si passa dal descrivere i vari tipi di arnia utilizzati in passato (sezione devo dire molto interessante), alle buone pratiche di apicoltura come in qualsiasi altro libro di settore (stavolta in maniera un po’ troppo approssimativa). Ma da circa metà libro in poi (pag. 65 – Cura delle api secondo i ritmi cosmici) l’autore parte letteralmente per la tangente e mi riesce davvero difficile seguirlo.

Stabilire a priori secondo “il calendario delle semine” quali siano i giorni migliori per lavorare con le api potrebbe portare non sempre sorprese piacevoli.

Qui ad esempio parla dei diversi comportamenti che hanno le api durante l’anno:

Dopo aver preso nota nota per due anni di questi diversi momenti, si delineò un quadro che presupponeva l’influenza di precisi ritmi cosmici. Ad esempio si rilevò che si avevano prolungati periodi di buoni raccolti quando Venere era in Acquario, Gemelli e Bilancia, mentre si otteneva un buon raccolto di miele quando Mercurio era in Ariete o in Leone.

Purtroppo qui, come in tante altre parti del libro, non riesco a comprendere in base a quale ragionamento vengano fatte certe affermazioni, spacciandole per certezze.

Oppure:

Si vorrebbe sapere se questo giudizio in base ai segni zodiacali è un fatto esteriore o se vi sia alla base qualcos’altro. Rudolf Steiner rispose: Questi argomenti oggi non sono mai trattati scientificamente, mentre si può in effetti trattarli scientificamente. Questo ha un’influenza sull’alveare; infatti l’ape, in particolare la regina, è un animale solare ed ha quindi un grande influsso su di lei ciò che il Sole stesso compie mentre passa per lo zodiaco. Ma le api sono anche dipendenti da quello che avviene nelle piante; perciò dal fatto che il seme si schiuda essendo stato seminato mentre la Luna è nel giusto segno, deriva la qualità delle sostanze che l’ape troverà nella pianta. Questi fatti non sono dunque affatto campati in aria, ma di solito sono presentati in modo dilettantesco, mentre andrebbero approfonditi scientificamente.

Per quanto ne so, stiamo ancora aspettando.

Infatti, dati scientifici alla mano, possiamo dire che l’agricoltura biodinamica a livello di attività biologica del terreno è certamente migliore di quella convenzionale (questo perché non vengono utilizzati prodotti che impoveriscono il terreno). Ma attenzione, perché a confronto con l’agricoltura biologica NON sono state riscontrate né maggiori attività biologiche, né una migliore qualità del terreno o dei prodotti.

Ciò significa che l’acquisto di specifici preparati biodinamici, la preparazione del cosiddetto “cornoletame” e la relativa dinamizzazione si avvicinano più ad una sorta di pratiche sciamaniche che ad un vero e proprio metodo efficace di arricchimento del terreno.

Stessa cosa potremmo dire delle costellazioni, dello zodiaco e di vari calendari biodinamici. Se è vero che un tempo si utilizzava la posizione dei pianeti (principalmente per comprendere il cambio delle stagioni prima che queste venissero scandite in maniera standardizzata), oggi sappiamo che anche in questo caso si tratta di false credenze.

Qui vediamo alcune indicazioni sui periodi in cui secondo l’autore sarebbe meglio raccogliere i vari ingredienti.

Sulla preparazione delle tisane a base zuccherina, pare che l’autore del libro abbia trovato la panacea di tutti i mali, leggiamo :

Rudolf Steiner consiglia di mescolare tisana di camomila al nutrimento invernale. Egli dice che allo zucchero mancano le forze dei fiori che sono necessarie alle api; queste sarebbero contenute in forma particolarmente concentrata nella camomilla da cui può essere prodotto il miele. Queste forze possono essere conferite dalla tisana allo sciroppo. È inoltre consigliabile aggiungere un pizzico di sale al nutrimento invernale per renderlo più digeribile alle api. Poiché l’ape deve confrontarsi oggi con le più diverse malattie, e la camomilla da parte sua non è in grado di prevenirle tutte, aggiungiamo al nutrimento invernale un tè fatto con le piante che vengono utilizzate per i preparati biodinamici. Con questo tè abbiamo ottenuto risultati molto soddisfacenti: esso rafforza l’organismo di ogni singola ape e la rende meno suscettibile alle malattie. Nel corso di vent’anni di allevamento di api non abbiamo mai avuto bisogno di farmaci per curare le malattie delle api.

Oggi sappiamo con certezza che le proprietà officinali delle singole piante non vengono trasmesse al miele. Il miele non è un medicinale!

L’apicoltura biodinamica quindi unisce le pratiche dell’apicoltura biologica all’utilizzo di tisane e tè a base zuccherina da somministrare alle api per calmarle o per risolvere particolari patologie (almeno così sostengono).

Anche qui non ci è dato sapere in che modo questi preparati agiscano sull’ape e non sono disponibili ad oggi dati scientifici che ne dimostrino l’efficacia. Insomma dobbiamo fidarci delle parole dell’autore senza alcun dato a supporto.

Ma perché dovremmo?

Farsi domande è un atteggiamento che apparentemente non si sposa bene con le pratiche biodinamiche, quindi per questo e per tanti altri motivi non riesco a valutare favorevolmente le parole di Steiner e di coloro che accettano incondizionatamente il suo pensiero.

E voi che cosa ne pensate?

 

Fonti e citazioni:
Organic and Biodynamic Management: Effects on Soil Biology
Soil fertility and biodiversity in organic farming.
Foto dei testi tratte da: Apicoltura – Matthias K. Thun (Editrice Antroposofica)
Le api – Rudolf Steiner (Editrice Antroposofica)

 

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2 Replies to “L’apicoltura biodinamica

  1. “Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”.
    Non è con la sola ragione, che si raggiunge la verità. Questo penso. Alma

    1. Ciao Alma e grazie per il commento!

      Non essendo io un ricercatore, cerco di recuperare e studiare ciò che è pubblicato dalla comunità scientifica.
      Questo mi permette di mantenere una sorta di ordine mentale e discernere ciò che è stato provato da tutto il resto. La conoscenza è un percorso fatto di scoperte continue ma servono sistemi affidabili (come il metodo scientifico) per orientarsi nel mondo, altrimenti potremmo perderci ed affermare che qualsiasi cosa potrebbe essere vera, magari solo sulla base di sensazioni soggettive.

      Detto questo, non è mia intenzione “convertire” coloro che credono nel metodo biodinamico, bensì cercare di informarmi e di informare sulla base di ciò che ad oggi si sa.
      Il confronto poi è sempre ben accetto!

      A presto!

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