La leggenda dell’uomo mellificato

uomo mellificato

Qualche giorno fa Silvia mi ha fatto vedere dei video su un canale youtube piuttosto famoso. Il canale si chiama Ask a Mortician (che tradotto sarebbe “chiedilo al becchino”, più o meno… Anzi, “Chiedilo alla becchina”!). È un canale in cui Caitlin Doughty parla della morte e di argomenti legati ad essa, con lo scopo di esorcizzare molti dei nostri tabù a riguardo.

Insomma, è un canale che tratta argomenti macabri con molta ironia, per cui ve lo consiglio (trovate il link al suo canale nelle fonti).

In uno dei video si parlava di un’antica (presunta) pratica della quale finora non avevo mai sentito parlare: la mellificazione umana.

 

COS’È LA MELLIFICAZIONE UMANA?

Pare che in tempi antichi, nelle terre degli arabi, una persona al raggiungimento dell’anzianità potesse offrirsi volontaria per auto-mummificarsi mentre era ancora viva, nutrendosi esclusivamente di miele.

Questo volontario iniziava a mangiare e bere esclusivamente solo miele, andando quindi incontro alla (dolce?) morte.

Esatto, moriva! Nonostante le presunte qualtià miracolose che alcuni personaggi oggi sembrano voler attribuire al miele (specialmente se in coppia con aglio, curcuma, zenzero e compagnia bella), non si può sopravvivere di solo miele! Nemmeno se ci metti la curcuma!

Tornando sul tema, questa leggenda è arrivata fino ai giorni nostri grazie allo scienziato, botanico e farmacologo cinese del 1500 Li Shizhen.

Li Shizhen - Uomo mellificato
Ritratto di Li Shizhen (Fonte: Wikipedia)

Ce ne parla nel suo “Compendium of Materia Medica (Bencao Gangmu)“, una serie di tomi molto importanti che ci parlano della medicina tradizionale Cinese.

Se siete interessati, la ristampa dei tomi è reperibile su Amazon. 

Costa 790 euro.

Per chi se lo stesse chiedendo: no, stavolta non mi sono potuto permettere di acquistare tutta la collana di libri (non sono un idraulico).

COSA CI RACCONTA LI SHIZHEN

Secondo Tao Jiucheng nel suo Chuogenglu, nelle terre degli arabi ci sono uomini di 70 o 80 anni che sono disposti a dare il proprio corpo per salvare gli altri.

Il volontario non prende più né cibo né bevande, fa il bagno e mangia un poco di miele, finché dopo un mese i suoi escrementi non sono altro che miele; poi segue la morte.

I suoi compatrioti mettono il corpo a macerare in una bara di pietra piena di miele, con un’iscrizione che dà l’anno e il mese della sepoltura.

Dopo un centinaio di anni i sigilli vengono rimossi e la confezione così formata è usata per il trattamento di ferite e fratture del corpo e degli arti – solo una piccola quantità presa internamente è necessaria per la cura.

Anche se è scarso da quelle parti, la gente comune lo chiama “uomo mellificato”, o, nel loro linguaggio straniero, “mu-nai-i”.

Non sono certo se la storia sia vera o meno. In ogni caso la cito in modo che possa essere presa in considerazione dagli eruditi.

Lo stesso Li Shizhen, pur riportando la notizia, si dimostrò piuttosto scettico sulla veridicità di questa pratica a dir poco inquietante.

Pare che questa “medicina” (tanto rara quanto costosa) fosse reperibile nei bazaar. Se doveste andare in vacanza da quelle parti quindi leggete bene l’etichetta. Non si sa mai… Stiamo scherzando, ovviamente!

QUANTO C’È DI VERO?

Questa pratica non sembra trovare conferme da altre fonti, ciò che sappiamo però è che fin dall’antichità il miele ha sempre rappresentato un prodotto dalla forte componente spirituale e curativa.

Quando dei tessuti morti vengono immersi nel miele, si producono piccole quantità di perossido di idrogeno (acqua ossigenata), e questo ne inibisce la putrefazione.

Per via di queste proprietà, il miele veniva utilizzato dagli egizi non solo per il consumo umano, ma anche in ambito medico oppure, assieme ad altre sostanze, durante le procedure di mummificazione.

La leggenda dell’uomo mellificato mi è quindi utile per agganciarmi al discorso di altre leggende legate alle pratiche funebri che vedevano come protagonista il miele.

Sì, perché in realtà ce ne sono diverse. Eccone alcune:

IN EGITTO:

Gli egiziani non conservavano abitualmente i loro morti nel miele, ma apparentemente in occasioni particolari facevano uno strappo alla regola.

Fra il 1201 d.C. e il 1207 d.C. Abd-Allatif al-Baghdadi scrisse un libro su ciò che vide in Egitto e su alcuni eventi dei quali era stato testimone.

In uno dei suoi rapporti, ci racconta di un episodio che gli fu raccontato da un “egiziano degno di fiducia“:

Alcuni uomini, in cerca di tesori nelle tombe vicine alle piramidi, si trovarono di fronte ad un’anfora sigillata. La aprirono e scoprirono che all’interno conteneva del miele.

Iniziarono così a mangiarlo.

Una persona del gruppo però notò che uno degli uomini che stava intingendo del pane nel miele aveva un capello sulle dita, e fu così che scavando scoprirono nell’anfora il corpo di un bambino in buono stato di conservazione. Il corpo era ben vestito ed indossava vari ornamenti.

Non so voi, ma io continuo a cercare di immaginarmi cosa passasse per la testa di queste persone che, dopo aver trovato del miele dentro ad una tomba, ebbero la brillante idea di tirar fuori il filoncino di pane e per inzupparcelo dentro.

E se ve lo chiedeste, sappiate che il miele dei faraoni non è comunque commestibile, ve ne parliamo in questo nostro articolo. Probabilmente non lo era nemmeno quello di cui  racconta Abd-Allatif al-Baghdadi.

Andiamo avanti.

I SUMERI

Fra il 2335 a.C. ed il 2279 a.C., durante il regno di Sargon il Grande (fondatore della dinastia degli Akkad), i corpi venivano cosparsi di cera d’api e poi immersi nel miele.

I BABILONESI

Erodoto ci racconta, riferendosi ai babilonesi:

Loro seppelliscono i morti immergendoli nel miele ed hanno usanze funebri simili a quelle degli egiziani.

GLI ASSIRI

Strabone (geografo e storico greco) scrisse:

Gli assiri seppelliscono i corpi nel miele, dopo averli cosparsi con cera d’api.

IN INDIA

Il miele appare occasionalmente nei riti funebri anche in India.

Nel rituale descritto nella Taittiriya, le ossa del cadavere venivano raccolte e poste in un’urna riempita di caglio e miele, il tutto veniva poi appeso al ramo di un albero.

In un altro libro antico si racconta che il Brahman lavò il corpo di sua madre con i cinque fluidi più puri: latte, caglio, burro chiarificato, miele e zucchero.

Che stessero forse cercando la ricetta perfetta per la cheesecake?

La risposta giace sepolta per sempre nelle sabbie del tempo.

NELL’ANTICA GRECIA

Il miele era utilizzato occasionalmente per preservare i corpi quando, ad esempio, i Greci morivano lontano da casa.

Del resto i frigoriferi furono inventati solo 1800 anni dopo.

Senofonte nelle Elleniche di racconta che il corpo del re Spartano, Agesipoli I, che morì in Asia nel 371 a.C., venne immerso nel miele per preservarlo fin quando non fu possibile riportarlo a casa.

Nel 360 a.C. il corpo di Agesilao II (Re di Sparta) fu conservato nella cera d’api, poiché non c’era del miele a disposizione.

Nei libri Varia historia, scritti da Claudio Eliano intorno al 200 d.C. possiamo leggere uno strambo aneddoto (molto probabilmente inventato) riguardo Cleomene I, che fu Re di Sparta dal  521 a.C. al 488 a.C.:

Cleomene lo spartano scelse fra i suoi compagni Arconide e lo prese come socio in affari. Giurò che, se fosse salito al potere, non avrebbe preso decisioni senza prima consultare la testa di Arconide.

Quando giunse al potere, uccise Arconide e dopo avergli tagliato la testa la immerse nel miele.

Ogni qualvolta Cleomene si apprestava a fare qualcosa, si avvicinava alla testa decapitata e dichiarava ciò che aveva intenzione di fare, chiedendole consiglio.

Cleomene così facendo non aveva rotto alcun patto, poiché continuava a consultarsi con la testa di Arconide, come promesso.

LA FINE DI ALESSANDRO MAGNO

Si dice inoltre che anche Alessandro Magno sul suo letto di morte ordinò di essere seppellito immerso nel miele, mirra ed olio di rose, al fine di preservare il suo corpo dalla corruzione.

Altre fonti parlano di spezie e profumi, ma non parlano del miele.

C’è addirittura chi sostiene che Alessandro Magno sia ancora vivo e si trovi su un’isola tropicale assieme a Michael Jackson, Elvis Presley e Jim Morrison. Ma questa è un’altra storia.

Foto caraibi
…E se fosse vero???

In realtà non sappiamo dove Alessandro Magno fu sepolto realmente. Forse non scopriremo mai se fu utilizzato del miele nella sua sepoltura. Ma non importa.

Ciò che conta alla fine è che pur non avendo fonti certe e dettagliate riguardo queste pratiche, sembra evidente che già in tempi antichi le proprietà antisettiche e di conservazione del miele erano piuttosto conosciute. Se ne scriveva e se ne parlava fin dall’antichità!

Pur non conoscendo i meccanismi responsabili di queste proprietà, i nostri antenati ne sfruttavano gli effetti, attribuendoli ad un’opera divina o semplicemente alla magia.

Fortunatamente oggi, dopo migliaia di anni, grazie al progresso scientifico sappiamo che le proprietà del miele non hanno nulla a che spartire con la magia… Dico bene?

Immagine del "miele magico"

Foto homer simpson "DOH!"

 

DISCLAIMER

Vi invito a prendere il contenuto di questo articolo cum grano salis, i riferimenti storici sono presi dai libri in mio possesso (li potete trovare nelle fonti in fondo all’articolo), conditi da qualche commento ironico, per sdrammatizzare un po’, considerata la pesantezza del tema.

Non è mia intenzione spingervi alla mellificazione per il vostro 80esimo compleanno…

A meno che non prendiate la pensione minima, in quel caso la scelta sta a voi.

Apprezzerei molto vostri commenti e domande su questo articolo! Usate il box dedicato ai commenti per farmi sapere cosa ne pensate. Iscrivetevi al blog o alle nostre pagine Facebook, TwitterYouTube ed Instagram per avere sempre aggiornamenti in tempo reale!

A presto!

Luca


Fonti:
The World History of Beekeeping and Honey Hunting – Eva Crane
The Sacred Bee in Ancient Times and Folklore (Dover Books on Anthropology and Folklore) (English Edition)
Ask a Mortician – HONEY MUMMY- It’s the Mellified Man! (video)
Wikipedia – Uomo mellificato

Immagini:
Immagine di copertina:  Sachem31 [Public domain]
Li Shizhen: http://www.itmonline.org/arts/lishizhen.htm [Public domain]

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