Miele cinese

Com’è possibile che il più grande produttore di miele del mondo, la Cina, sia l’unico ad aumentare costantemente la produzione, senza avere mai annate con produzioni scarse, con una produzione media ad alveare di circa 50 Kg, quando nessun altro paese europeo riesce nemmeno ad avvicinarsi a questo livello?

Prima di rispondere a questa domanda, è interessante osservare qualche altro dato in merito:

È stata dichiarata in Cina una produzione annuale da 450.000 a 500.000 tonnellate per 9 milioni di alveari, per un terzo popolati da Apis Cerana che normalmente ha una produttività media di 15 Kg (contro i 50 Kg dichiarati).

Ad oggi la Cina detiene circa il 50% del mercato di miele importato ed è il più grande esportatore di miele verso l’Unione Europea. Lo scorso anno più di 97.500 tonnellate di miele cinese hanno raggiunto l’Unione Europea.

È chiaro che considerando il prezzo di vendita al Kg con cui la Cina esporta miele e non solo, qualcosa non torna.

Il miele, e per MIELE si intende:

” prodotto alimentare che le api domestiche producono dal nettare dei fiori o dalle secrezioni provenienti da parti vive di piante o che si trovano sulle stesse, che esse bottinano, trasformano, combinano con sostanze specifiche proprie, immagazzinano e lasciano maturare nei favi dell’alveare”.

quando è a basso costo, solitamente presenta incongruenze riguardanti l’etichettatura, la composizione degli zuccheri, l’origine geografica e quella floreale.

Si potrà avere quindi un miele miscelato con altri mieli, un millefiori venduto come monoflora, ma anche una semplice miscela di zuccheri che col miele non ha proprio nulla a che fare.

E la pappa reale?

Durante un corso di apicoltura ricordo che chiesi al mio docente quali problemi avesse la pappa reale cinese; pensai che se si tratta di un prodotto naturale e che viene invasettato così com’è, in linea teorica la pappa reale italiana dovrebbe avere lo stesso valore di quella cinese.

Il mio docente, fra l’altro reduce da una visita ad alcuni apiari in Cina, mi spiegò che in Cina sanno offrire anche prodotti di buona qualità, il problema è che quando il committente gli chiede una pappa reale da 20 € al Kg (contro i 600 € della nostra), il produttore risparmia dove può.

Bisogna sapere infatti che nella Cina rurale molti apiari sono sprovvisti di corrente elettrica, quindi una volta prelevata la pappa reale ed invasettata, questa viene depositata in delle buche scavate nel terreno, nel tentativo di mantenere al fresco la pappa reale (ricordiamo che andrebbe conservata in frigorifero e consumata al più presto possibile, pena la perdita di tutte le sostanze che la rendono un ottimo ricostituente).

Se solitamente per una pappa reale di valore più alto, il camion (FORSE refrigerato) passa una volta ogni 3 giorni, per la pappa reale da 20 € si va al risparmio e si passa a ritirare una volta o due al mese, per esempio.

Oltre a questo va aggiunto il tempo durante il quale questa pappa reale rimane in viaggio fino a raggiungere l’Europa, subendo inevitabilmente sbalzi termici che ne pregiudicano quasi totalmente, se non totalmente, le qualità.

Costa meno, sì, ma si tratta di una poltiglia che non ha alcun effetto benefico sul nostro organismo (ed è per quello che si compra la pappa reale, no?).

Come difendersi da queste frodi?

Il concetto di frode, è un concetto principalmente Europeo, infatti, per quanto ne so, solamente l’Unione Europea possiede normative in merito.

Negli Stati Uniti d’America, di fronte all’offerta di mieli cinesi a basso prezzo, sono state istituite delle misure cosiddette antidumping (cioè l’applicazione di alte tasse di importazione).

Se in prima battuta la misura si è rivelata piuttosto efficace nello scoraggiare le importazioni dalla Cina, in realtà ora il miele cinese non fa altro che passare per un altro stato “tramite”, che poi rivende il miele (o una miscela di mieli) agli Stati Uniti.

In Turchia invece vi è stata l’istituzione di una “lista rossa” nella quale vengono elencati tutti gli operatori che hanno messo in commercio miele senza rispettare le norme.

In India, qualche anno fa, un produttore locale di falso miele a basso costo, è stato addirittura premiato dallo Stato per aver permesso ad un pubblico più ampio di accedere al miele.

Come vedete, ogni stato ha un suo approccio in tale merito, in certi casi opinabile, in altri decisamente discutibile.

Il percorso che l’Unione Europea sembra voler seguire è quello di individuare i mieli non conformi e di ritirarli quindi dal mercato; è bene tenere a mente però che per garantire la conformità totale di un miele andrebbe effettuato un test d’insieme anti-adulterazione che ha un costo di circa € 600.

Purtroppo, ad oggi, i controlli ufficiali sono piuttosto rari anche perché i risultati sono comunque facilmente contestabili quando si cerca di ritirare dal mercato un prodotto.

Organizzarsi a livello locale, promuovendo il proprio lavoro come apicoltore, e fornendo al consumatore tutte le informazioni necessarie (tracciabilità delle produzioni, test sull’origine pollinica e nettarifera) sono tutte accortezze che nel loro piccolo, forniscono da una parte professionalità all’apicoltore e dall’altra sicurezza al consumatore finale.

 

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