Miele di Manuka e Leatherwood

Già da qualche anno il miele di Manuka (leptospermum scoparium) viene commercializzato come un miele apparentemente miracoloso per la salute.

Viene prodotto esclusivamente in Nuova Zelanda e in Australia. In Australia viene prodotto anche il miele di Leatherwood (Eucryphia lucida). Ma che cos’hanno questi due mieli in comune?

Ciò che hanno in comune questi tipi di miele sono delle scaltre strategie di marketing.

Fermo restando che il miele risulta un alimento particolarmente sano ed un ottimo integratore, specialmente per chi fa sport, sul miele di Manuka ad esempio si è spinto in maniera eccessiva sulle proprietà benefiche nel tentativo (ben riuscito, fra l’altro) di aumentare a livello esponenziale il costo del barattolo al consumatore.

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Fiore di Manuka.

Sebbene infatti un componente del miele di Manuka abbia proprietà antibatteriche in vitro, non esistono ancora prove conclusive atte a confermare una sua presunta attività medicinale o valori nutritivi superiori rispetto ad altri tipi di miele.

Nel frattempo, questo miele viene venduto già da anni intorno ai 120,00 € al barattolo (500 grammi), e circa a 200,00 €/Kg.

Se ne trovano un po’ da tutti i prezzi ma ciò è dovuto sostanzialmente alle frequenti contraffazioni/adulterazioni a cui questo miele è soggetto grazie al suo prezzo spropositato. Basti pensare al fatto che, dato che la matematica non è un’opinione, se ne esporta molto più di quanto se ne possa produrre.

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Fiore di Leatherwood.

Il miele di Leatherwood invece, dopo essere stato insignito del premio di “Miglior miele del mondo” al World beekeeping Awards tenutosi in Corea nel 2016, ha visto lievitare il suo prezzo enormemente.

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Trasporto delle arnie sulle fioriture.

Sia il miele di Manuka che il miele di Leatherwood vengono raccolti in aree difficilmente accessibili e per questo motivo le arnie vengono spesso spostate sulle fioriture utilizzando degli elicotteri.

Come sempre, ovunque ci sono grossi giri di denaro l’uomo si ingegna per spremere la natura il più possibile, un atteggiamento che nel tempo ci ha arrecato solo danni e continuerà ad arrecarne finché non ci sarà un’inversione di tendenza. Nel caso non si fosse intuito, trovo sia assurdo spostare delle arnie in elicottero.

Oltre a questo, in particolare in Nuova Zelanda, sono sempre più frequenti i casi di furto e vandalismo/minacce nei confronti di apicoltori locali, in quanto rubare arnie che contengono svariati Kg di miele dal valore di 200 € al Kg fa gola a molti, e la situazione sembra sia sempre più fuori controllo.

In conclusione, la cosa più giusta da fare è non farsi influenzare da eccentriche strategie di marketing ed affidarsi il più possibile ai produttori locali, conoscerli e magari chiedere di poter fare una visita alle arnie o al laboratorio di lavorazione del miele. Sicuramente chi lavora bene vi mostrerà più che volentieri il suo ambiente di lavoro.

Tutto questo garantisce la sicurezza di comprare un ottimo prodotto raccolto ed estratto nella maniera più giusta e rispettosa possibile (sia nei confronti delle api che nei confronti dell’ambiente e del consumatore), il tutto ad un prezzo onesto.

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3 Replies to “Miele di Manuka e Leatherwood

  1. Grazie per questo articolo chiarificatore, conosco il miele di manuka perchè a suo tempo mi ero informata per tenerlo in assortimento in negozio (non sai quanti lo richiedevano), ma non ho mai avuto il coraggio di pagarlo all’ingrosso più di 25€ a vasetto! Poi a quanto avrei dovuto metterlo in vendita? Mi è sembrata una follia. Alla fine ho optato per un ottimo miele locale, recandomi in azienda a prenderlo e con l’occasione ogni volta di fare due chiacchiere con il produttore… e ho optato per indirizzare a farsi derubare altrove chi voleva la manuka a tutti i costi.

    1. Grazie a te per il commento! Vendere prodotti senza se e senza ma solamente perché c’è richiesta o vanno di moda è una pratica sbagliata ma che purtroppo in molti adottano. L’organizzazione dell’assortimento di un negozio non va fatta mettendo il denaro al primo posto, e con la tua scelta coraggiosa hai dimostrato di mettere al primo posti i tuoi clienti anziché il portafogli.
      Certo, informare i consumatori è un lavoro che a volte può avvilire, ma sicuramente sul lungo periodo è una pratica che regala grandissime soddisfazioni.

  2. Sono purtroppo i bizzarri effetti della domanda sul mercato.
    Nel 2004 il fatto che il protagonista di un film famoso uscito quell’anno fosse un entusiasta del Pinot nero ha sparato alle stelle la domanda negli Stati Uniti, triplicando sostanzialmente il prezzo statunitense di tale vino, senza ovviamente che ci fosse una correlazione specifica tra qualità del prodotto e prezzo proposto.
    Meno è flessibile l’offerta rispetto l’aumento della domanda (ad esempio perchè quell’anno la vinificazione è già stata svolta basandosi sulla domanda dell’anno precedente), più i prezzi tendono a gonfiarsi.

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