Miele falso: non solo sciroppi aggiunti!

Miele falso o miele vero

Se vi dico “miele falso”, che cosa vi viene in mente? Molto probabilmente le prime parole che a cui penserete sono Cina e sciroppi aggiunti. Ma se vi dicessi che c’è dell’altro?

Il miele falso, o per meglio dire, il miele adulterato è un problema di evidenza mondiale, non soltanto italiano o cinese. Tutta l’industria ne soffre perché per ogni barattolino di miele testato in laboratorio, ce ne sono molti di più che sfuggono al controllo e che potremmo finire per acquistare a nostra insaputa.

Sciroppo scuro di mais
Sciroppo scuro di mais.

Il metodo più conosciuto e più utilizzato dai furbetti del settore è quello dell’adulterazione del miele attraverso l’aggiunta di sciroppi zuccherini di varia natura: da quello di mais a quello di riso, da quello di rape allo zucchero di canna.

E no, se ve lo state chiedendo non si può scoprire a casa se il miele acquistato al supermercato sia adulterato o meno, ve lo abbiamo spiegato in questo nostro articolo!

Ci sono università, ricercatori, laboratori ed organizzazioni governative che tutti giorni cercano di arginare il problema mettendo a punto metodi analitici sempre più precisi, che hanno appunto lo scopo di rilevare le diverse sofisticazioni. Attualmente queste analisi vengono fatte attraverso la rilevazione degli isotopi del carbonio oppure con la risonanza magnetica nucleare.

Negli ultimi giorni però mi sono trovata a leggere di due casi eclatanti che provengono dalla Nuova Zelanda e dalla Cina, ma che non riguardano le adulterazioni con sciroppi esterni. Sì, perché purtroppo non è questo l’unico modo in cui il miele viene sofisticato.

 

IL CASO NEOZELANDESE

Avete mai sentito parlare del miele di Manuka? No? E allora leggete l’articolo che ha scritto Luca!

Per farvela breve, è un miele fatto dalle api con il nettare di una pianta particolare che vive in Australia e Nuova Zelanda, chiamata appunto manuka, e che è saltato agli onori delle cronache per le sue qualità antibatteriche… E per il prezzo stellare! Si va dai 90-100 euro/kg  ai 250-500 euro/kg.

Queste derivano principalmente dall’azione di una sostanza particolare, il metilglossale, il cui acronimo MGO si trova spesso stampato sulle etichette dei barattoli: esso deriva dalla trasformazione del diidrossiacetone, acronimo DHA, la sostanza che le api prendono direttamente dal nettare delle piante di manuka. Ogni nettare può contenere una quantità di DHA diversa da quello di un’altra pianta dello stesso tipo.

La trasformazione del DHA in MGO avviene direttamente all’interno del miele, per cui un miele recentemente estratto dai favi contiene molto DHA e poco MGO, mentre dopo qualche mese nel barattolo questo rapporto si sarà invertito, quindi molto MGO o poco DHA. In aggiunta se una pianta contiene poco DHA darà origine a poco MGO.

Il MGO è uno tra i principali responsabili della potente azione battericida del miele di manuka ed è la sostanza che “causa” l’enorme differenza di prezzo con tutti gli altri mieli. Provate a guardare nei negozi, soprattutto in quelli bio: più alto è il valore di MGO impresso sull’etichetta, più alto sarà il prezzo del barattolino.

Evergreen Life miele di Manuka
Il miele di manuka della Evergreen Life Ltd.

Ebbene, nel 2016 il Ministero per le industrie primarie della Nuova Zelanda ha decretato il ritiro dal commercio di ben 18 prodotti venduti dall’azienda Evergreen Life LTD, corrispondenti a diverse tipologie di miele di manuka, in quanto da alcuni test si era rilevata una presenza di DHA del tutto anomala.

In queste settimane è iniziato il processo alla Evergreen LTD ed al suo direttore, Hyung Soo Lee, per ben 71 capi di accusa sollevati dalla New Zealand Food Safety. Se fosse dimostrata la colpevolezza, il Sig. Huyng Soo Lee potrebbe farsi fino a 5 anni di carcere e pagare una multa di circa €235.000.

Secondo l’accusa il DHA veniva artificialmente aggiunto nel miele di manuka per far aumentare il MGO e, quindi, aumentarne il valore economico. Il DHA non è una sostanza che viene utilizzata nel campo alimentare, per cui non è sottoposta ad alcun tipo di controllo. Generalmente viene impiegata dall’industria cosmetica per fabbricare le creme autoabbronzanti, in quanto è questo il componente principale che causa lo scurimento della pelle.

In aggiunta, sembra anche che se il DHA venisse aggiunto ad un qualsiasi tipo di miele, ad esempio un millefiori qualunque, ne causi il cambiamento del colore ed anche del sapore: lo renderebbe quindi estremamente simile al miele di manuka, non solo all’assaggio e alla vista ma anche nei test di laboratorio.

Difatti è molto probabile che la Evergreen Life LTD abbia anche immesso nel commercio falsi mieli di manuka, usando questo stratagemma. I suoi prodotti venivano generalmente destinati al mercato neozelandese ma venivano anche importati in Australia, Canada, Singapore, Corea, Hong Kong, Malaysia, Indonesia e Cina.

 

IL CASO CINESE
Il logo della Tongrentang.

La Beijing Tongrentang Chinese Medicine Co. Ltd. è la leader mondiale nella produzione di medicinali tradizionali cinesi. Una vera istituzione, venne fondata del 1669 addirittura nel 1724 fu scelta come principale fornitrice di medicinali dalla dinastia degli imperatori Qing. Un curriculum di tutto rispetto per una delle case farmaceutiche più antiche del mondo, che oggi vende in 21 paesi.

La sua sussidiaria Beijing Tongrentang Bee Industry Co. Ltd. è stata coinvolta in uno scandalo che ha portato:
⦁ alla revoca della sua licenza industriale per cinque anni;
⦁ alla rimozione dei dipendenti accusati della frode, ai quali verrà impedito di lavorare nel settore alimentare per i successivi 5 anni;
⦁ il pagamento di una multa di 14 miliori di yuan, circa € 1.840.000;
⦁ il richiamo di 14 manager ed il licenziamento o dequalificazione di altri 5;
⦁ la redazione di una lettera di confessione da parte del Presidente della società.

Che cosa ha fatto la Beijing Tongrentang Bee Industry Co. Ltd. di così male da meritarsi tutto questo? Sembra che abbia riciclato del miele scaduto, rietichettandolo come “premium”.

Approfondendo la questione, sembra che il 12 dicembre scorso su un canale della televisione cinese sia stato mostrato un video nel quale si vedevano i dipendenti dell’azienda Yancheng Jinfeng Food Technology Co. Ltd., sotto contratto con la Beijing Tongrentang Bee Industry Co. Ltd., che rimuovevano le etichette dai barattoli di miele e prodotti a base di miele, aprirli e versare il contenuto dentro ad alcuni secchi. Una fonte ha spiegato che quei lotti erano stati ritirati dal mercato perché erano scaduti o vicini alla scadenza.

Secondo gli impiegati di questa azienda questo miele verrebbe destinato a diventare nutrizione per le api, anche se il giornalista ha fatto loro notare che alcuni secchi di miele venivano invece trasportati nel magazzino adibito agli ingredienti.

L’indagine ufficiale dell’agenzia governativa cinese dedicata al controllo sulla sicurezza alimentare avrebbe constatato  che il suddetto miele venga riciclato e reimmesso nel mercato con il marchio della Tongrentang. La sua stima è che da ottobre scorso più di 2000 barattoli di miele scaduto siano stati reintrodotti nel mercato, prima che lo scandalo venisse alla luce.

La Yancheng Jinfeng Food Technology Co. Ltd. era stata già sotto attacco in passato: erano stati evidenziati casi di cattiva condotta da parte dei suoi dipendenti o di rimaneggiamento delle date di produzione sulle etichette dei prodotti.

 

LE CONSEGUENZE

Oltre al danno economico, la maggiore conseguenza delle azioni di queste società è la sfiducia crescente del consumatore, come potete immaginarvi.

La Tongrentang era diventata un punto di riferimento per coloro che volevano acquistare prodotti di alta qualità, dopo tutti gli scandali che avevano coinvolto il settore alimentare cinese.
Il miele di manuka è uno dei prodotti più importanti esportati dalla Nuova Zelanda, per via proprio delle sue qualità antibatteriche.

Innanzitutto ci tengo a precisare che questi due casi non hanno coinvolto il mercato italiano, anche se comunque non è purtroppo raro che i casi di sofisticazione alimentare si presentino anche alle porte dei nostri mercati.

Che cosa possiamo fare noi consumatori in tutto questo? Oltre a non tentare di dar fuoco al miele per vedere se è falso o vero, possiamo innanzitutto:

  • leggere attentamente le etichette dei prodotti;
  • scegliere un prodotto esclusivamente italiano se acquistiamo al supermercato;
  • rivolgersi un produttore locale, il quale potrà rassicurarci rispetto a tutti i dubbi che abbiamo;
  • evitare prodotti che hanno un prezzo estremamente basso;
  • spulciare il sito dell’Osservatorio Nazionale del Miele, come Luca vi ha raccontato in questo suo articolo.

Sono semplici accorgimenti che possono aiutarci nell’acquisto di prodotti di qualità.

Apprezzerei molto vostri commenti e domande su questo articolo! Usate il box dedicato ai commenti per farmi sapere cosa ne pensate. Iscrivetevi al blog o alle nostre pagine Facebook, Twitter, YouTube ed Instagram per avere sempre aggiornamenti in tempo reale!

A presto!

Silvia


Fonti:
Miele di manuka: proprietà, prezzo e a cosa fare attenzione
New Zealand brings first ‘fake mānuka honey’ prosecution
Mānuka honey company charged with allegedly adulterating product
Comunicato della New Zealand Food Safety
Famous Chinese health food brand stung in honey scandal
World’s Largest TCM Company Accused of Recycling Expired Honey
14 held accountable, time-honored company punished for expired products

Foto:
Sciroppo di mais: By ACH Food Companies – ACH Food Companies, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=12129212
Logo della Tongrengtang: 由Gisling – 自己的作品,CC BY 3.0,https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3330793
Miele di Manuka: Evergreen Life Ltd.

2 Replies to “Miele falso: non solo sciroppi aggiunti!

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