Miele falso – Striscia la notizia

Nella puntata di Striscia la notizia del 6 novembre è andato in onda un servizio di Max Laudadio all’interno della rubrica “È tutto un magna magna”, nel quale si parlava di miele falsificato (link al video).

Il giorno seguente è stata trasmessa una sorta di rettifica/integrazione con l’intervento di Diego Pagani, presidente del CONAPI – Consorzio nazionale apicoltori (link al video).

Ma è proprio tutto vero ciò che è emerso dai servizi? Facciamo un po’ di chiarezza.

 

Innanzitutto partirei dalla fonte su cui il servizio si basa, vale a dire il libro “Siete pazzi a mangiarlo” di Cristophe Brusset.

Ma chi è Cristophe Brusset?

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Questo è tutto ciò che ci è dato sapere sull’autore del libro.

Soprannominato da Repubblica “lo Snowden del cibo trash[1], Brusset dopo aver lavorato per vent’anni (almeno così lui dice) nell’industria agroalimentare ed averne viste letteralmente di tutti i colori, ha improvvisamente deciso di denunciare le cattive pratiche che vengono messe in atto (pratiche che lui stesso ha perpetrato guadagnandoci per vent’anni a quanto pare).

Presentato come libro di denuncia, in realtà non denuncia granché; leggete infatti una delle note riportate alla fine del prologo:

“Ho volontariamente – e per motivi di riservatezza – mescolato le esperienze vissute in alcune aziende con cui ho collaborato per vent’anni. Ho anche ribattezzato tutte queste società con lo stesso nome generico: “l’Azienda”.

Lascio a voi giudicare l’integrità morale di questa persona e l’attendibilità di ciò che dice.

Nonostante le mie ricerche non sono stato in grado di trovare alcuna informazione a supporto del fatto che Brusset abbia effettivamente lavorato come dirigente di alto livello nel settore agroalimentare.

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Copertina del libro di Brusset.

Insomma, tutto questo discorso per farvi capire che ciò che viene detto da Max Laudadio va preso quantomeno con le pinze, considerando la fonte. Torniamo quindi al servizio.

Si dice che sugli scaffali “un barattolo su due non è di origine italiana” e che “una quantità rilevante di quello in commercio è contraffatto”. Ma che cosa significa una quantità rilevante? Non vengono presentati dati. Per me potrebbe essere rilevante anche il 3%, per qualcun altro il 30 o il 40%, insomma una frase del genere non ha alcun senso se non quello di voler fare terrorismo alimentare.

Laudadio domanda poi a Brusset: “È vero che il massimo esportatore di miele al mondo è la Cina e non hanno le api?”

Risposta: “Sì, è vero, perché l’utilizzo massiccio di pesticidi in molte aree della Cina rende impossibile l’apicoltura”.

Non è assolutamente vero che in cina “non hanno le api”. In Cina le api le hanno, semmai sarebbe stato più corretto interrogarsi su come mai la Cina esporta così tanto.

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L’ape del sud est asiatico (Apis cerana) è più piccola della nostra mellifera. Vive in colonie più piccole e le produzioni di miele sono inferiori rispetto alla nostra ape mellifera.

Come già dissi tempo fa in un altro articolo (clicca qui per approfondire), è assurdo che la Cina, pur lavorando con circa 1/3 degli alveari totali di apis cerana (che realizza produzioni di miele minori rispetto alla nostra ape mellifera) possa esportare una media di 50 kg di miele ad alveare.

Sarebbe come se un apicoltore con 10 arnie mettesse in vendita una produzione di 1 tonnellata di miele.

Tengo a precisare che gli studi e le percentuali riportate da Brusset sul suo libro si riferiscono ad un test effettuato in Francia su 20 barattoli di miele nel 2014 [2] . Un test su 20 barattoli non è certo un campione rappresentativo tale da poter affermare che in tutta la Francia il 30% del miele è contraffatto.  

Nel libro inoltre vengono utilizzati in maniera intercambiabile i termini “adulterato” e “contraffatto” come se le due parole avessero lo stesso significato. Sono entrambe frodi piuttosto gravi ma non possono essere comparate perché non si tratta della stessa cosa.

Per adulterazione si intendono tutte le operazioni che alterano la struttura originale di un alimento mediante sostituzione/sottrazione o l’aumento di elementi propri dell’alimento con altri estranei, o ancora, con l’aumento della quantità proporzionale di uno o più dei suoi componenti. Un esempio di adulterazione potrebbe essere l’aggiunta di acqua al miele oltre il 18% per aumentarne il peso e trarre quindi maggior guadagno. Per evitare problemi di fermentazione quindi si procede ad una successiva pastorizzazione che distrugge i lieviti e con loro molte altre sostanze benefiche.

Per contraffazione invece si intende la formazione ex novo un alimento con l’apparenza della genuinità in quanto prodotto con sostanze diverse, per qualità o quantità, da quelle che normalmente concorrono a formarlo. Un esempio potrebbe essere la creazione di un simil-miele a partire dallo sciroppo di mais e l’aggiunta di pollini che nulla ha a che vedere col miele ma che se ben confezionato può passare i test previsti per legge.[3]

E qui passiamo poi al punto cruciale del servizio, cioè all’impossibilità di rilevare miele contraffatto attraverso i test standard.

Qui il servizio mette in evidenza un’effettiva mancanza delle nostre istituzioni, che purtroppo ad oggi non tutelano adeguatamente il consumatore. Se già da anni in Cina riescono a fabbricare miele contraffatto in grado di passare i test previsti per legge, in Italia non siamo stati in grado di rimanere al passo coi tempi.

Esistono test più specifici in grado di rilevare anomalie all’interno del miele, come ad esempio il test del C3 citato nel servizio.

Il C3 è un sistema di analisi che ci può indicare con certezza se gli zuccheri nel miele provengono dal mais (il cui sciroppo viene utilizzato nella contraffazione/adulterazione del miele) o dalle piante che invece producono miele.

Nel mais il sistema di trasformazione dell’anidride carbonica dell’aria in sostanze organiche differisce da quello della maggior parte delle altre piante. Il ciclo di fissazione del carbonio del mais viene detto C4, quello delle altre piante C3. Per effettuare questo test, il miele sospetto va analizzato con uno spettrometro di massa ad alta risoluzione, e questo purtroppo rende l’esame non alla portata di tutti i laboratori.[4]

Un altro test per individuare mieli non conformi (citato nel secondo servizio dal presidente del CONAPI) è il test della Risonanza Magnetica Nucleare o NMR.[5]

 

CONCLUSIONI:

 

Nel 2015 il “Directorate-General Health and Food Safety” della Commissione Europea ha lanciato uno studio sull’autenticità del miele per identificare l’adulterazione attraverso l’aggiunta di zuccheri estranei.

Allo studio hanno partecipato tutti gli stati europei con la partecipazione anche della Norvegia e della Svizzera.

Sono stati analizzati ben 2264 campioni di miele in tutte le fasi della catena di distribuzione, prediligendo in maggioranza (45%) i rivenditori al dettaglio.

I risultati dello studio sono stati pubblicati alla fine del 2016, sono molto interessanti, quindi in fondo all’articolo vi lascio il link al report finale in pdf per chi volesse approfondire l’argomento utilizzando fonti più aggiornate ed attendibili.[6]

Seppur con un po’ di confusione, il servizio di Striscia ha portato nuovamente all’attenzione del pubblico un problema che ad oggi non sembra avviarsi verso una soluzione, almeno non in tempi brevi.

Al fine di non screditare anche la qualità del miele prodotto in Italia, occorre trovare sia a livello associativo che a livello nazionale un progetto comune per far sì che i test sul miele d’importazione possano fornire garanzie più precise.

È imbarazzante che nel 2017, nonostante le tecnologie di cui disponiamo, non si riesca a discriminare un miele autentico da uno contraffatto. Nel frattempo, consiglio sempre di rivolgervi al vostro apicoltore locale di fiducia, sicuramente sarà felice di rispondere alle vostre domande.

Se ancora non avete un apicoltore di fiducia, approfittatene per fare due passi e visitare qualche mercatino locale.

In ultimo, un ringraziamento per questo centesimo articolo del blog va a Silvia, la mia fidanzata, sia per i preziosi consigli che per il grande aiuto nella ricerca delle fonti. E anche perché, nonostante tutto, riesce ancora a sopportarmi.

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A presto!

 

Fonti:
[1] Lo snowden del cibo trash – Repubblica
[2] Aggiunta di zuccheri nel miele – Que choisir
[3] Le frodi alimentari – salute.gov.it
[4] Le analisi del miele – Apicoltura online
[5] Test risonanza magnetica nucleare – bioapi
[6] Scientific support to the implementation of a Coordinated Control Plan with a view to establishing the prevalence of fraudulent practices in the marketing of honey.

 

 

 

 

 

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