Le api di Chernobyl: Miele radioattivo?

miele radioattivo

Eccoci alla seconda parte della “miniserie” di articoli dedicati a ciò che sappiamo sulle api in relazione al disastro di Chernobyl, in questo articolo parleremo delle possibili contaminazioni radioattive nel miele e nei prodotti dell’alveare.

Per chi si è perso il primo articolo, ecco il link per recuperarlo:

 

DA DOVE HA ORIGINE LA RADIOATTIVITÀ?

La radioattività nucleare ha origine nei nuclei degli atomi, dove i protoni si respingono a vicenda a causa della loro carica positiva.

Un fenomeno conosciuto col nome di interazione forte cerca di contenere questa repulsione fra i protoni, permettendo così di mantenere i nuclei intatti.

Tuttavia, alcune combinazioni di protoni e neutroni, conosciute con il nome di isotopi rimangono instabili, ovvero radioattive.

Per acquisire una maggiore stabilità, espellono in maniera casuale materia e/o energia, generando così della radiazione nucleare.

Le radiazioni nucleari provengono sia da fonti naturali, come ad esempio il gas radon (un gas che filtra dal sottosuolo) sia da fonti artificiali.

L’uomo è infatti in grado di raffinare minerali radioattivi, utili ad esempio ad alimentare le centrali nucleari.

miele radioattivo

QUINDI TUTTE LE RADIAZIONI SONO PERICOLOSE?

Non tutte le radiazioni sono pericolose però, queste diventano infatti pericolose quando strappano via gli elettroni dagli atomi, in un processo che è in grado di danneggiare il DNA.

Queste radiazioni sono le cosiddette radiazioni ionizzanti: un atomo che ha perso (o guadagnato) elettroni è infatti chiamato ione. 

Tutte le radiazioni nucleari sono ionizzanti.

I pericoli maggiori per noi avvengono quando una grande dose di radiazioni ionizzanti ci colpisce nel lasso di breve tempo (la cosiddetta esposizione acuta).

L’esposizione acuta riesce così a sopraffare le difese del nostro organismo, che non riescono a riparare i danni. Questo può causare disfunzioni cellulari, cancro, e potenzialmente la morte.

Nonostante le esposizioni acute siano molto rare, siamo esposti quotidianamente a basse dosi di radiazioni ionizzanti, sia da fonti naturali che da fonti artificiali.

Il nostro corpo è in grado nella maggior parte dei casi di riparare i danni causati da piccole dosi di radiazioni ionizzanti, ma se ciò non dovesse accadere, i danni potrebbero presentarsi anche a distanza di molto tempo.

 

COME SI MISURANO QUESTI DANNI?

L’unità di misura utilizzata dagli scienziati per determinare l’esposizione alle radiazioni ionizzanti è il Sievert.

Un’esposizione acuta a 1 sievert può provocare nausea dopo poche ore, mentre 4 sievert possono esserci addirittura fatali.

La nostra esposizione media giornaliera è però molto più bassa, in media riceviamo 6,2 millisievert in totale all’anno. Circa un terzo di queste radiazioni è dovuto proprio al gas radon di cui parlavo prima.

Ma anche le banane contengono radiazioni ionizzanti, mi riferisco al Potassio-40.

Se potessimo assorbire tutto il Potassio-40 contenuto nelle banane, dovremmo mangiarne circa 170 al giorno per raggiungere la dose media annuale di radiazioni.

Quindi attenzione a non fare confusione, le radiazioni non sono un pericolo mortale a prescindere!

Bisogna valutare sia il grado di esposizione che il tipo di radiazione!

miele radioattivo

VARI TIPI DI RADIAZIONI:

Alcune radiazioni nucleari, essendo formate da particelle più “grandi” riescono ad essere schermate da pelle e vestiti.

Altre invece, sono in grado di penetrare all’interno dei tessuti molli, e di diventare parte attiva del nostro metabolismo.

Il Cesio-137 è una di queste, la sua similarità con il potassio gli permette di essere assorbito rapidamente dal flusso sanguigno. A quel punto viene a contatto con le cellule del nostro corpo.

Come abbiamo visto nell’articolo precedente, il Cesio-137 impiega circa 30 anni per dimezzare la sua radioattività (la cosiddetta half-life), e la sua presenza nell’ambiente è da imputare principalmente agli effetti del disastro di Chernobyl.

Queste radiazioni possono essere dannose per i tessuti umani ed aumentare il rischio di cancro e difetti congeniti.

L’accumulo di Cesio-137 in flora, fauna, e bacini idrici di acqua potabile, sopra una certa soglia determina quindi una contaminazione che può essere pericolosa per l’uomo.

 

MISURAZIONI EFFETTUATE:

Le misurazioni presentate negli studi che ho consultato (e che trovate citate in fondo all’articolo) sono state effettuate attraverso la spettroscopia gamma.

Questa tecnica permette sia di misurare il numero di particelle gamma al secondo (come fanno i contatori Geiger), sia l’energia di queste particelle.

 

contatore geiger
Il contatore Geiger è uno strumento che misura le radiazioni ionizzanti. I modelli più economici sono reperibili in rete a cifre che si aggirano intorno ai 50 euro.

 

Per i test in questione le unità di misura sono riportate in Becquerel.

I Becquerel misurano l’attività dei radionuclidi, senza alcun riferimento agli effetti biologici che invece vengono espressi con altre unità di misura (Gray, Sievert).

Si parla quindi di Becquerel al chilogrammo (Bq/Kg) per l’analisi di alimenti e terreno, becquerel al litro (Bq/l) per l’analisi delle acque, becquerel al metro quadro per le superfici, e così via.

 

LA NORMATIVA EUROPEA SULLE CONTAMINAZIONI DA RADIOATTIVITA’:

Negli anni seguenti al disastro di Chernobyl, l’unione europea ha adottato delle regole che fissano il livello di potenziale contaminazione radioattiva nel cibo proveniente da aree interessate dal fallout dell’incidente.

Cosa ci dice questo regolamento?

I livelli massimi ammissibili, fissati dal Regolamento CE 616/2000, si riferiscono alla somma delle attività di Cesio-137 e Cesio-134 e corrispondono a:

– 370 Bq/kg per i prodotti lattiero-caseari elencati nell’allegato II nonché per le derrate alimentari destinate all’alimentazione particolare dei lattanti durante i primi quattro-sei mesi di vita, sufficienti da sole per il fabbisogno nutritivo di questa categoria di persone e presentate al dettaglio in imballaggi chiaramente identificati ed etichettati come ‘preparazioni per lattanti’;

– 600 Bq/kg per tutti gli altri prodotti interessati.

Per il miele quindi facciamo riferimento al valore di 600 Bq/Kg.

Da notare comunque che secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), e l’agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA) i livelli ammissibili di Cesio-137 nel cibo siano di ben 1.000 Bq/Kg.

Per cui i valori adottati dall’unione europea appaiono come molto precauzionali.

In merito al potassio40 (K40) non sembra ci siano limiti riportati

miele radioattivo
INSOMMA, IL MIELE DOPO CHERNOBYL È RADIOATTIVO?

Per la stesura di questo articolo ho preso come riferimento le pubblicazioni che hanno preso in esame mieli prodotti in Italia, Francia, Polonia, Repubblica Ceca, Germania e Croazia, per avere una visione più completa possibile in merito alle contaminazioni.

È bene precisare che il Cesio-137 presente nei vari campioni sta ad indicare una contaminazione causata dall’incidente nucleare, questo poiché la fonte di Cesio-137 in quegli anni poteva soltanto essere determinata da un test effettuato con armi nucleari, oppure dall’incidente di Chernobyl.

Il contenuto di Cesio-137 nel miele, sembra aumentare in base al tipo di miele preso in analisi, seguendo questa scala crescente: florale, florale-melata, melata.

miele radioattivo

La melata sembra avere quindi una tendenza (per motivi ancora non del tutto completamente chiariti) a presentare una carica radioattiva più alta. Nel prossimo articolo approfondiremo anche questo aspetto.

Le quantità di Cesio-137 rilevate nei mieli non superavano comunque i limiti massimi consentiti nel cibo e contribuivano alla naturale radioattività del miele solamente in piccola parte.

Secondo uno studio realizzato in Polonia ad esempio, per superare i limiti consentiti bisognerebbe consumare 47 Kg di miele al giorno (in riferimento al Cesio-137), mentre per quanto riguarda il potassio (K-40) bisognerebbe consumarne 6,5 Kg al giorno (secondo i limiti nazionali regolamentati in Polonia). E la Polonia è decisamente più vicina a Chernobyl rispetto all’Italia.

Anche se le analisi ci mostrano come il Cesio-137 sia ancora presente nell’ambiente, in concentrazioni differenti a seconda del territorio, possiamo stare assolutamente tranquilli, poiché i livelli di contaminazione sono nettamente inferiori rispetto ai limiti consentiti.

miele radioattivo
MIELI MILLEFIORI:

Bunzl et al. (1988) hanno misurato le attività dei radionuclidi nel miele nei pressi di Monaco subito dopo l’incidente di Chernobyl fino all’agosto del 1986. Il Cesio-137 superava i 600 Bq/Kg ad inizio maggio, tuttavia già durante lo stesso mese i valori sono diminuiti drasticamente (sotto i 200 Bq/Kg).

Ci sono dati anche sui campioni di miele italiani analizzati nella zona del Piemonte (Bonazzola 1991) durante il periodo primaverile-estivo del 1987. Nei mieli millefiori di alta montagna le concentrazioni erano di 1,3 Bq/Kg.

I campioni di miele raccolti in Croazia invece nel 1990 erano in media al di sotto del limite di 600 Bq/Kg di una piccola percentuale (minore all’1%).

Nel 2000 in Repubblica Ceca per quanto riguarda il potassio K-40 il contenuto più alto è stato rilevato nei mieli di melata, con una media di 131,7 Bq/Kg. 

miele radioattivo

MIELI MONOFLORA:

In Italia, il miele di castagno raccolto ed esaminato nell’anno dell’incidente di Chernobyl, ha mostrato una contaminazione radioattiva più alta rispetto al miele di acacia, che mediamente tende ad avere valori assoluti molto più bassi (si parla di un fattore di 2,6).

Nei mieli monoflora della Repubblica Ceca la concentrazione più alta è stata rilevata nel miele di grano saraceno, con una media di 122,7 Bq/Kg.

Piante aromatiche, come ad esempio lavanda e timo, per via delle loro caratteristiche anatomiche e fisiologiche, hanno dato origine a mieli che presentavano un livello di contaminazione radioattiva più alto rispetto alle altre fonti nettarifere, sempre restando entro i limiti consentiti.

E’ stata misurata anche la half-life del Cesio-137 nelle piante: mentre negli alberi (come il castagno) si parla di circa 180 giorni, per le piante erbacee si parla di circa 10-20 giorni.

miele radioattivo

MIELI DI BRUGHIERA/ERICACEE:

Nei mieli francesi raccolti nel 1987 ed analizzati nel 1988, la radioattività misurata è stata di 367 Bq/Kg per il Cesio-137. Questo sembra indicare che il miele di brughiera proveniente da piante appartenenti alla famiglia delle Ericacee possa essere un buon bioindicatore per la contaminazione da Cesio-137. 

Anche nello studio polacco (Borawska et al. – 2000), il contenuto più alto di Cesio-137 è stato rinvenuto sempre nelle piante appartenenti alla famiglia delle Ericaceae, largamente presenti appunto nei mieli di brughiera, con una media di 24,3 Bq/Kg.

miele radioattivo

MIELI DI MELATA / MIELI DI BOSCO:

Altri autori (Bunzl – 1988; Adriano 1981) hanno rilevato che le particelle radioattive sul terreno delle foreste era 9 volte più alto rispetto ai pascoli e ai campi coltivati.

Dopo l’incidente di Chernobyl infatti, gli alberi nelle foreste di abete hanno assorbito circa il 90% dei radionuclidi del fallout (ovvero la ricaduta radioattiva), e le foreste di caducifoglie sotto il 35%.

Il quantitativo di Cesio-137 si è rivelato significativamente più alto nelle melate provenienti da conifere rispetto a quelle originate da foreste caduche.

I campioni di melata raccolti in diverse regioni italiane fra Maggio e luglio del 1986 da Tonelli et al. mostrarono un’attività dei radionuclidi di Cesio-137 che spaziava da 31,4 a 362,7 Bq/Kg. Anche qui siamo sempre abbondantemente entro i limiti.

miele radioattivo

QUINDI POSSIAMO STARE PROPRIO TRANQUILLI?

Direi proprio di sì, non c’è motivo di allarmarsi.

Le dosi stabilite dai vari organismi di controllo sono altamente precauzionali e tutti gli studi scientifici pubblicati ci indicano che non ci sono pericoli legati alla contaminazione radioattiva nel miele.

Specialmente per i prodotti italiani, aggiungerei.

Esistono infatti altri studi (i più recenti riportati nelle fonti) realizzati in Italia su mieli provenienti dal Lazio e delle Marche che risultano assolutamente in linea con quanto viene affermato in questo articolo.

Concludo con una citazione di Marie Curie, chimica e fisica polacca, insignita del premio Nobel per la fisica nel 1903, assieme al marito Pierre Curie e Antoine Henri Becquerel per gli studi sulle radiazioni, nonché vincitrice del premio Nobel per la chimica nel 1911 per la sua scoperta del Radio e del Polonio.

Niente nella vita va temuto, dev’essere solamente compreso. Ora è tempo di comprendere di più, così possiamo temere di meno.

 

Apprezzerei molto vostri commenti e domande su questo articolo! Usate il box dedicato ai commenti per farmi sapere cosa ne pensate. Iscrivetevi al blog o alle nostre pagine Facebook, Twitter, YouTube ed Instagram per avere sempre aggiornamenti in tempo reale!

A presto!

Luca

 


Fonti:

Immagini:

2 Replies to “Le api di Chernobyl: Miele radioattivo?

  1. Salve !!! Alcuni giorni fa mi è stato portato del miele fatto in casa ( 3 chili) e prodotto in Ucraina esattamente zona Leopoli, posso mangiarlo tranquillamente o sarebbe meglio evitare ??
    Grazie in anticipo.

    1. Ciao Antonio!
      Facendo una piccola ricerca sulla città di Leopoli si capisce che si tratta di una città piuttosto fiorente e per nulla afflitta dal problema delle radiazioni. In linea di massima sulla zona di produzione quindi mi sentirei tranquillo.

      Ogni prodotto dev’essere valutato singolarmente, quindi per capirci è impossibile per me (ma anche per qualunque esperto) garantire a distanza l’assoluta sicurezza di un prodotto. Le garanzie vanno chieste a chi vende il prodotto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.