Nemici dell’alveare: Nosema apis/ceranae

Il Nosema apis, comunemente detto Nosema, è, assieme al Nosema Ceranae, un parassita che vive e si moltiplica a spese delle cellule epiteliali dello stomaco delle api adulte (operaie, fuchi e regine).

L’azione di questo patogeno porta le api ad avere disturbi intestinali che si ripercuotono su tutto l’alveare, in quanto le spore che finiscono per permeare l’interno dell’arnia (espulse attraverso le feci) vengono ingerite attraverso il cibo.

In una famiglia colpita da nosemiasi, ogni ape può essere portatrice di circa 4 milioni di spore. In presenza di questa malattia solamente la dieta con miele sembra migliorare i sintomi, mentre la nutrizione con altre sostanze zuccherine li peggiora.

SINTOMI:

Gli effetti di questa malattia, come dicevo prima, sono in grado di invalidare e portare al collasso l’alveare: le giovani nutrici diventano incapaci di secernere pappa reale (utilizzata sia per la prima fase di allevamento della covata che per il nutrimento della regina), le bottinatrici lavorano meno, e se anche la regina si ammala, la deposizione di uova rallenta fino a cessare completamente nei casi più gravi.

Le api in queste condizioni sono incapaci di volare, si trascinano di fronte all’arnia tremanti e finiscono i loro giorni praticamente paralizzate, per poi morire con le zampe richiuse sotto il torace.

Inizialmente si osserva quindi un lento spopolamento di api adulte della colonia, il vigore della famiglia diminuisce, le api diventano sempre più irrequiete, si alimentano eccessivamente ed infine si osserva ahimè l’imbrattamento dell’arnia e dei favi con escrementi diarroici ricchi di spore di nosema.

nosema
Le api, sempre attente a mantenere l’alveare il più salubre possibile, purtroppo non riescono nel loro intento quando sono affette da nosemiasi.

DIAGNOSI:

L’intestino medio delle api ammalate perde la tipica tinta bruno chiara (caratteristica delle api sane) e diventa color bianco latte. Attraverso l’analisi (praticabile direttamente in apiario) dell’intestino dell’ape è possibile quindi far suonare il primo campanello d’allarme.

Per diagnosticare il nosema è possibile inoltre utilizzare un kit che permette di valutare la presenza del patogeno. È necessario sacrificare una ventina di api adulte dall’alveare. Bisogna ridurre in poltiglia l’addome ed inserirlo in una provetta con acqua ed un liquido di contrasto (Nigrosina). Dopo 24 ore si formerà uno strato di colore grigio tanto grande quanto sarà il numero di spore di nosema presenti.

Trattandosi di una malattia piuttosto subdola, è facile agli stadi iniziali confonderla con altre patologie che possono affliggere le api, ma quando c’è presenza di feci all’interno dell’arnia già possiamo capire di che cosa si tratta, in quanto le api in condizioni normali non defecano mai all’interno dell’arnia. Sono infatti in grado di tenere le feci per giorni in attesa di una giornata sufficientemente calda/soleggiata per uscire ad espellere i propri bisogni.

CAUSE:

La nosemiasi è fortemente condizionata dai fattori esterni fra i quali su tutti il clima e l’andamento stagionale. Nelle aree temperate, ad esempio, si manifesta a fine inverno e raggiunge il picco fra aprile e maggio, per poi regredire drasticamente ed eventualmente ripresentarsi a luglio-agosto.

Quando la stagione è cattiva e le api hanno difficoltà a reperire polline e nettare per alimentarsi naturalmente, è più facile che questa malattia si manifesti.

COME INTERVENIRE:

miele
Assicurarsi che le api abbiano sempre a disposizione miele e polline di qualità è il primo passo per poter lavorare con famiglie sane.

Prima di tutto, quello che possiamo fare è prevenire la malattia assicurandoci che le api prima dell’inverno abbiano sufficienti quantità di scorte e di buona qualità.

Se la famiglia colpita dovesse essere particolarmente numerosa, si può cercare di salvarla trasferendola in un’arnia pulita e con favi sterili.

Qualora la famiglia non dovesse riprendersi, è consigliabile procedere con la distruzione della stessa, in quanto potrebbe facilmente infettare anche altre famiglie sane presenti nelle vicinanze. In questo caso sia l’arnia che i favi possono essere recuperati attraverso procedure ben precise.

Per gli attrezzi è sufficiente lavarli bene con acqua calda e detergente. Il miele recuperato non deve essere utilizzato per alimentare le api.

Per completezza, riporto anche che è possibile trattare le api affette da nosemiasi con terapie antibiotiche (sotto prescrizione veterinaria). Tuttavia antibiotici come il Fumidil B trattano solamente le forme vegetative che vivono nello stomaco delle api, mentre le spore all’interno dell’arnia rimangono attive e quindi sospendendo il trattamento la probabilità di reinfestazione risulta molto alta.

Per quanto mi riguarda, durante questo primo anno da apicoltore hobbysta sono riuscito a conservare molte scorte per l’inverno, e per sicurezza ho preparato alle api anche qualche panetto di candito utilizzando il loro miele. Per il momento le api sembrano godere di ottima salute e non vedo l’ora di poter tornare a sbirciare gli alveari un po’ più spesso.

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A presto!

 

 

 

 

 

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