Un nido di plastica

nido di plastica

Quando ho dato il titolo “Un nido di plastica” a questo articolo, non ho potuto fare a meno di fare un parallelismo con la famosa canzone di Carmen Consoli, chiamata “Un amore di plastica”.

No, non si parla di amori andati a male, ma letteralmente di un nido di plastica. Pochi giorni fa su Twitter mi sono imbattuta in una nota scientifica che portava il nome “Scientific note: first global report of a bee nest built only with plastic“.

Se non mangiate pane e inglese a colazione, lo traduco per voi: “Primo report al mondo di un nido d’ape costruito soltanto con la plastica”.

 

DI QUALI API STO PARLANDO?

Non si parla della nostra celeberrima ape mellifera, bensì di una sua cugina molto probabilmente appartenente alla famiglia Megachilidae. Alcune specie appartenenti a questa famiglia sono solite costruire piccole cavità o sfruttarne di già esistenti.

Spesso nidificano assieme a molte altre api appartenenti alla stessa specie e per questo si parla di api comunitarie anziché di solitarie. Le api comunitarie infatti sfruttano una zona comune di nidificazione, sebbene ognuna di loro costruisca e approvvigioni le proprie celle in autonomia.

Dentro alle cavità costruiscono dei piccoli bozzoli utilizzando materiali vari quali frammenti di foglie, petali, fango, talvolta anche dei piccoli sassi. Ogni cella contiene un uovo e del polline, e vengono costruite in sequenza, una davanti all’altra.

Il ritrovamento di un intero nido costruito interamente in plastica è avvenuto in Argentina nel 2018. I ricercatori avevano posizionato dei nidi trappola per comprendere meglio le interazioni tra gli impollinatori locali ed i campi di cicoria, usati per la produzione di semi.

In uno di questi, a seguito dell’ispezione, sono stati ritrovati bozzoli interi in plastica. Le tre celle contenevano una larva oramai morta, mentre una probabilmente era riuscita a sfarfallare. L’ultima cella invece non era stata terminata.

Non è stato possibile identificare con certezza la specie, ma si pensa che l’autrice del nido sia una Megachile Rotundata, come quella che vedete nell’immagine in testa all’articolo. E’ una specie esotica che è stata introdotta in Argentina per scopi commerciali, probabilmente per l’impollinazione di specifiche colture.

Gli scienziati suppongono che questa scoperta sia purtroppo frutto dell’inquinamento dell’area circostante: come potete vedere nella foto qua sotto, vicino alle zone dove erano stati posizionati i nidi trappola si nota l’evidente stato di abbandono di sacchetti in plastica e non solo.

nido di plastica
a) La zona vicina ai nidi trappola.
b) Il nido di plastica costruito dall’esemplare di Megachile.
c) e d) I frammenti di plastica utilizzati dalla Megachile per costruire i bozzoli.

 

ALTRI RITROVAMENTI

Sebbene sia il primo caso di nido totalmente costruito in plastica, già in precedenza altre ricerche avevano evidenziato come queste api siano ricorse a “materiali alternativi”.

In un altro studio effettuato in Canada, sono state osservate due specie di Megachilidae diverse, specificatamente la Megachile Rotundata e la Megachile Campanulae, le quali sono ricorse a stratagemmi molto simili.

Stavolta però sono stati rilevati frammenti di materiali a base di poliuretano, probabilmente appartenenti ad isolanti esterni per case, e polipropilene, tipico dei sacchetti di plastica.

nido di plastica
Nido di M. Rotundata.
i), ii) e iii) mostrano i frammenti plastica
iv) nido costruito con foglie (senza plastica)

Altrove invece si riporta di come esemplari di Megachile Rotundata siano stati intercettati mentre nidificavano dentro ad un radiatore arrugginito di un vecchio trattore, oppure all’interno di cannucce di plastica.

 

ADATTARSI ALL’AMBIENTE

Questi nuovi materiali alternativi possono sia creare nuove opportunità di adattamento  sia creare enormi difficoltà.

In un ambiente sempre più antropizzato, questi insetti stanno cercando di sopravvivere adattandosi e cambiando alcuni comportamenti al fine di portare avanti la propria genetica.

In altri casi, l’utilizzo di materiali in plastica ha dato un piccolo aiuto in quanto hanno tenuto lontani i vari predatori o parassiti degli insetti, mentre in altri hanno causato la morte delle larve per via della mancata dissipazione dell’umidità.

La plastica e tantissimi altri prodotti residuali dell’attività umana sono oramai diventati una parte integrante del nostro ambiente: è quindi importante capire sia come poterli rimuovere o limitare il loro uso, sia come la fauna stia rispondendo ed interagendo con tutti questi nuovi elementi, in modo da comprendere meglio la sua capacità di adattamento.

Apprezzerei molto vostri commenti e domande su questo articolo! Usate il box dedicato ai commenti per farmi sapere cosa ne pensate. Iscrivetevi al blog o alle nostre pagine Facebook, Twitter, YouTube ed Instagram per avere sempre aggiornamenti in tempo reale!

A presto!

Silvia


Fonti e immagini:

Copertina

  • Megachile Rotundata: Public Domain
  • Cannucce di plastica: Public Domain

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