Passi avanti – Ampliamento apiario

Ci stiamo avvicinando sempre di più al periodo di raccolta del nettare, che (guardacaso) coincide proprio col periodo in cui la febbre sciamatoria si fa sempre più forte. Le famiglie di api, che fino a poco meno di un mese fa lottavano per sopravvivere, raggomitolate nel proprio glomere, ora esplodono di vitalità con un vigore che ha dell’incredibile.

Ma anche io, nel mio piccolo, mi sto dando da fare. Dalle 3 arnie con cui sono partito, quest’anno arriverò a gestire circa 10 famiglie, ovvero il massimo di famiglie consentite per un apicoltore hobbysta qui in Emilia Romagna.

Per non annoiarvi con le varie vicissitudini degli ultimi giorni, mi limito ad aggiornarvi sulla situazione:

Sposterò le mie 3 arnie in una nuova postazione fissa circondata da acacie, vari alberi da frutto, edera ed alcune leguminose.

Da queste 3 arnie, dividendole, formerò 5 sciami, ed in più posizionerò 5 nuovi sciami che sto per acquistare da un allevatore di ape italiana (ligustica).

Il trasporto di tutte queste api avverrà in auto, semplicemente perché non ho un furgone e sarebbe eccessivo comprarne uno, per cui se sentite al TG1 di un apicoltore divorato in auto dalle sue api e non trovate più aggiornamenti sul blog sapete il perché.

La preparazione di una nuova postazione implica lavori come la falciatura dell’erba, il livellamento del terreno, l’acquisto ed il posizionamento dei supporti sui quali andranno poggiate le arnie, e così via…

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Blocchi di calcestruzzo: ottimi per sostenere i travetti di legno su cui andranno poggiate le arnie. 

Chi mi segue da tempo sa già che ovviamente per vivere e finanziare questa mia costosa passione svolgo un altro lavoro che mi impegna tutte le notti, week-end inclusi, per cui spesso mi trovo a dormire pochissimo per poter portare avanti anche di poco i lavori.

Vivo costantemente con la sensazione che le giornate siano decisamente troppo corte.

Poi però arrivo in apiario e il cervello si scollega, scompare il sonno, il mal di testa, la stanchezza… E anche la fame, o meglio, se ho fame raccolgo un pezzo di favo carico di miele e me lo mangio. E mi sento un signore.

Ora vi lascio con le foto scattate durante l’ultima visita: ritraggono due favi costruiti in maniera naturale dalle api (senza armatura in fil di ferro e senza foglio cereo):

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Tipica forma a “goccia” dei favi naturali in costruzione.

Le api costruiscono con questa caratteristica forma perché durante la lavorazione del favo si attaccano fra di loro formando una sorta di catena.

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Costruzione quasi ultimata, visibili in basso al centro alcune api attaccate a “catena”.

Ciò che salta subito all’occhio è la spiccata tendenza delle api a non attaccare i favi alle stecche laterali. Questo se da un lato rende i favi più delicati da maneggiare per noi apicoltori, dall’altro spesso aiuta le api a trasmettere segnali attraverso le vibrazioni dei favi che rimangono in questo modo più liberi.

Un altro comportamento immediatamente visibile è quello legato alla costruzione di più celle da fuco, cioè celle più grandi rispetto a quelle che noi gli forniamo con i fogli cerei prestampati per api operaie.

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A presto!

 

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