Qualche informazione sull’acido ossalico

Che sia gocciolato, spruzzato o sublimato, l’acido ossalico è un acido molto utilizzato in apicoltura principalmente per due motivi: il primo, molto importante, è che non altera la salubrità e le caratteristiche organolettiche dei prodotti dell’alveare, ed il secondo (non meno importante) è che può vantare un’efficacia maggiore del 96% nel controllo della varroa, se in assenza di covata.

Si tratta di un medicinale veterinario ammesso in apicoltura biologica, e per semplicità prenderò come esempio il prodotto più conosciuto ed utilizzato sul mercato: Apibioxal della Chemicals Laif.

Il prodotto è composto da:

  • Acido ossalico biidrato
  • Silice colloidale idrata (un antiagglomerante, utilizzato anche in ambito alimentare)
  • Glucosio monoidrato (zucchero semplice)

Per l’utilizzo delle confezioni da 35 grammi (che permettono di trattare 10 alveari), è necessario mischiare il contenuto della busta con 500 ml di sciroppo formato da acqua e saccarosio (il comune zucchero di casa).

Per ottenere quindi 500 ml di sciroppo occorre miscelare 308,6 grammi di zucchero e 308,6 grammi di acqua.

È pratica comune per molti apicoltori acquistare direttamente l’acido ossalico in confezioni da Kg o più grandi spesso senza sapere che il prodotto potrebbe essere non particolarmente raffinato e quindi sballare inavvertitamente i dosaggi. Non essendo un chimico e nemmeno un veterinario, personalmente preferisco utilizzare formulazioni testate ed approvate.

Nella formulazione della Chemicals Laif viene utilizzato l’acido ossalico biidrato che sublima a 101-102 °C e presenta una solubilità di 13-14 gr/litro d’acqua.

Facendo una ricerca online ho trovato in commercio anche l’acido ossalico anidro che sublima fra i 149 e i 160 °C ed ha una solubilità di 9,5 gr/litro d’acqua. In questo caso i costi aumentano sensibilmente e diventa fondamentale conservare adeguatamente il prodotto, in quanto l’acido ossalico anidro è igroscopico (cioè ha una forte attitudine ad assorbire umidità dall’ambiente).

Per farvi un’idea, se l’acido ossalico biidrato si può acquistare con una spesa di circa 4 €/Kg, per 20 grammi di acido ossalico anidro dovremmo prepararci a sborsare circa 60 €.

Dando inoltre un’occhiata alle temperature di sublimazione possiamo notare quanto i range siano piuttosto precisi, e che quindi l’acquisto di dispositivi per la sublimazione fai da te e senza il controllo della temperatura siano aggeggi che pur facendoci risparmiare, non ci permettono di effettuare i trattamenti con la massima efficacia.

Tornando alla formulazione approvata di Apibioxal, pur seguendo sempre alla lettera quanto riportato sulla busta, da un po’ di tempo mi chiedevo quali fossero i dosaggi corretti; su diversi libri di apicoltura infatti viene consigliato il gocciolamento di 5 cc di preparato per interfavo, mentre sulla busta di Apibioxal si parla di 5cc per telaino coperto di api. Per non parlare di ciò che si legge sui forum di apicoltura, ma di questo magari parlerò in un altro post…

Per venirne a capo quindi ho contattato direttamente la Chemicals Laif ed ho prontamente ricevuto tutte le delucidazioni necessarie:

Il dosaggio di 5 cc è fisso in base ai telaini occupati dalle api.

1 telaino occupato dalle api si prende 5 cc di Api-Bioxal sia che lo si distribuisca nello spazio tra 2 favi, sia che lo si distribuisca sulla barra porta telaino di quel favo occupato.

Ad es. 6 telaini occupati dalle api ricevono correttamente 30 cc di Api-Bioxal anche se gli spazi interfavi sono di più essendo 7.

Tant’è che la dose massima che si può somministrare in famiglie sviluppate su 10 telaini è di 50 cc.

Questo perché le api distribuiscono il prodotto tra di loro attraverso le attività di pulizia e lo spostamento tra e sopra i favi.

In ogni caso, la dose massima di sicurezza è fino a 3 volte 5 cc: quindi un telaino può ricevere fino a 15 cc di Api-Bioxal, sopra i 15 cc la mortalità delle api operaie risulterà eccessiva e sensibilmente visibile.

A conclusione dell’articolo, una considerazione in merito alla sicurezza, perché pur essendo l’acido ossalico naturalmente presente nel miele, non dobbiamo dimenticarci che si tratta pur sempre di un acido e che quindi va maneggiato con la dovuta cautela.

Colgo inoltre l’occasione per ricordare a tutti quegli apicoltori che prendono un po’ sottogamba metodi e dosaggi di somministrazione (purtroppo ne ho visti parecchi, specialmente chi somministra per sublimazione), che un sovradosaggio o un’esposizione eccessiva non creano problemi solo per le api ma possono anche danneggiare la nostra salute:

  • Inalazione: Mal di testa e sensazione di bruciore.
  • Contatto: Arrossamento, ustione.
  • Ingestione: Bocca secca, bruciore, dolori addominali, respirazione difficoltosa (convulsioni, paralisi, aritmia cardiaca), shock, collasso, calcoli renali (ossalato di calcio).
  • Contatto con gli occhi: Vista offuscata, ustione.

Insomma nonostante sia un prodotto cosiddetto “naturale“, cerchiamo di informarci a dovere e di conoscere ciò che utilizziamo in modo da effettuare pochi trattamenti ma altamente efficaci, in sicurezza e con tutti i dispositivi di protezione necessari.

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A presto!

 

 

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