Quando la guerra attacca anche il miele

Nello Yemen è in corso una guerra, iniziata nel 2015, e che sta danneggiando anche gli apicoltori locali, tra i pochi nel mondo a produrre il miele di Ziziphus spina-christi, da molti ritenuto i miglior miele del mondo.

Avete mai sentito parlare del miele di Sidr? O dello Ziziphus spina-christi? Molto probabilmente no, ma sappiate che è uno tra i mieli più costosi esistenti nel mondo, soprattutto da qualche anno a questa parte.

La pianta dello Ziziphus spina-christi, imparentato con il ben conosciuto giuggiolo, è un’arbusto nativo delle zone comprese tra Egitto e Turchia e che nei secoli si è esteso in tutta la penisola arabica fino all’Asia occidentale. E’ una tra le piante menzionate nel Corano, che ne cita il frutto come il primo mangiato dal profeta Adamo una volta disceso sulla Terra.

In questa regione la produzione di miele è millenaria, ne sono state trovate tracce risalenti anche ai periodi pre-islamici. L’Apis mellifera yemenitica è più piccola della nostra ligustica, sembra essere anche meno aggressiva ed ha bande grigie sull’addome. Il miele che produce con il nettare di questa pianta è molto scuro, con forti note aromatiche sia nel profumo che nel gusto. Lo si raccoglie soltanto due volte all’anno e una tra le zone di maggior produzione è la valle Wadi Dho’an valley, nel deserto di Hadramaout.

Come anche nella nostra tradizione, al miele di Sidr vengono attribuite probabili doti curative di ogni genere grazie alla presenza di vitamine e antiossidanti. Anche queste vengono citate nel Corano, tanto che lo si ritiene un cibo indispensabile da consumare durante il periodo del Ramadan. Tradizionalmente gli apicoltori si riunivano in piccole tribù, si spartivano i vari territori e praticavano sia apicoltura nomade che stazionaria, utilizzando sia arnie di legno che di fango o terracotta.

Dagli inizi del 2000 in poi anche l’apicoltura yemenita ha subito una modernizzazione, con tutti i pro ed i contro che possiamo immaginarci. Le problematiche locali sono le stesse che abbiamo entro i nostri confini: malattie, varroa e contaminazioni.

Poco prima dello scoppio della guerra nel 2015, la richiesta di consumo di miele di ogni tipo all’interno della penisola arabica è così alta che molti apicoltori e imprenditori hanno iniziato ad importare miele dall’estero. Sono iniziate così le prime frodi alimentari, soprattutto a danno del commercio di miele di Sidr, che veniva diluito con altre tipologie di miele o con sciroppi dolci.

Veniamo ai fatti di questo articolo: dal momento dello scoppio della guerra, il settore è diventato ad estremo rischio. I centomila apicoltori yemeniti devono riuscire a destreggiarsi tra bombardamenti aerei, mine e raid di terra, spesso perdendo la vita.

Dalle 50.000 tonnellate per anno di miele di Sidr esportato, oggi lo Yemen ha ridotto il flusso della metà. I porti della nazione sono chiusi e l’unico confine praticabile è quello con l’Arabia Saudita. L’impossibilità di commerciare liberamente il prodotto ha fatto lievitare il costo del trasporto, il quale poi ricade sul compratore finale.

Il prezzo per kg è schizzato fino a $100, per un minimo di $68 per le qualità inferiori.

Un bene di lusso che ben pochi possono permettersi, in quanto il prezzo finale al cliente può arrivare anche a $180. Le vendite sono così calate del 75% e gli apicoltori si trovano in grandissime difficoltà.

Una tradizione umana millenaria che è stata soffocata dal suo stesso creatore.

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Silvia

 

 

Fonti e fotografie: ReutersAl Arabiia EnglishTheNewArabAmerican Institute for Yemeni StudiesResearch Gate
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