Sistemare i telaini per l’inverno

I telaini dei melari, ovvero quei telaini che vengono posti sopra al nido, utilizzati per lo stoccaggio del miele che poi consumiamo, durante l’inverno vanno conservati in maniera appropriata.

Se ciò non avviene, si rischia di andare incontro alla perdita dei favi già costruiti dalle api, un vero e proprio patrimonio per chi fa apicoltura. La costruzione di questi favi infatti è piuttosto dispendiosa per le api, sia in termini di tempo che in termini di consumo di miele. Si stima che per produrre 1 kg di cera le api possano consumare dagli 8 ai 10 Kg di miele.

Vediamo dunque come tutelare queste perfette opere architettoniche per poterle riutilizzare durante la stagione successiva e risparmiare un po’ di duro lavoro alle nostre api.

Quando si procede a smielare i telaini, è buona norma restituirli alle api (solitamente lasciarli una giornata è sufficiente) per dar loro modo di ripulirli dai residui di miele, prima di prelevarli nuovamente e sistemarli in magazzino.

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Adulto di tarma della cera.

Una volta sistemati i favi, bisogna però prendere alcune precauzioni affinché la tarma della cera (galleria mellonella) non infesti i nostri telaini.

Se non si interviene, le larve scaveranno delle vere e proprie gallerie, nutrendosi delle impurità presenti nella cera, residui di polline, esuvie, ecc.

Questo porta i favi alla distruzione anche nel giro di un solo mese!

 

 

COME SI INTERVENIVA:

Uno dei metodi consiste nel bruciare dei dischetti di zolfo (reperibili in negozi di enologia) posti sopra ai melari. Questi dischetti bruciando rilasciano anidride solforosa, e rendono così inospitale l’ambiente per la tarma della cera. Il trattamento va ripetuto una volta dopo 15 giorni e copre i nostri telaini fino alla primavera successiva.

Solitamente questi dischetti vengono bruciati in camere stagne, dato che l’anidride solforosa risulta tossica. Personalmente preferisco adottare un sistema più naturale e che non preveda l’utilizzo di fiamme, poiché come tutti sappiamo la cera fra le altre cose è particolarmente infiammabile.

COME SI PUO’ INTERVENIRE OGGI:

Esiste in commercio un prodotto naturale, il B401. Non è altro che un concentrato di Bacillus thuringiensis, un micro organismo inoffensivo sia per l’uomo che per le api ma che si nutre della tarma della cera.

Il prodotto però agisce solamente sulle giovani larve, per cui se i favi da trattare sono già stati attaccati, la soluzione migliore (che io stesso ho adottato) è quella di tenere i favi un paio di giorni in congelatore, in modo da distruggere larve adulte già presenti, ed effettuare solo in seguito il trattamento con B401.

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Ecco come si presenta il prodotto.

Questo concentrato va diluito in acqua al 5%, ovvero 19 parti di acqua ed una parte di B401.

Una volta diluito bisogna utilizzarlo entro 24 ore, altrimenti chiuso nel suo contenitore e mantenuto al fresco può conservarsi per diversi anni.

La temperatura ottimale per la conservazione è intorno ai 12 °C, io lo conservo in frigorifero chiuso dentro ad un sacchetto e non ho problemi.

Prima di aprirlo va agigato con vigore, poi lo si unisce all’acqua e si miscela il tutto con cura, fino ad ottenere un liquido omogeneo.

Il prezzo di un flacone si aggira fra i 12 e i 15 € ed è sufficiente a trattare 120-130 telaini da melario.

Miscelato il liquido, lo si versa in un diffusore e si procede a spruzzare i favi in modo da coprire l’intera superficie (entrambe le facce del favo) con il prodotto.

Il liquido è color caffè latte, non occorre l’utilizzo di guanti o mascherina per l’applicazione, l’unica cosa importante è applicarlo bene e dare ai favi il tempo di asciugare, per impedire lo sviluppo di eventuali muffe quando poi i telaini verranno riposti in magazzino.

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Da sinistra: Miscela B401 con acqua – Diffusore con B401 – Applicazione prodotto sui favi da melario – Favi posti ad asciugare al sole.

Un’ultima pratica utile da seguire prima di riporre i telaini in magazzino, e che può essere eseguita mentre i telaini sono ad asciugare, è quella di pulire la cornice di legno da residui di cera e propoli, per ottenere la cosiddetta “propoli da raschiatura”.

Non è pura come la propoli raccolta attraverso l’apposita rete, ma può essere utilizzata per realizzare un’ottima vernice impregnante, oppure come antifungino/antibatterico biologico da utilizzare in agricoltura per la protezione delle nostre piante.

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Non si butta via niente!

Grazie per avermi seguito fino a qui, e se hai dei dubbi su come conservare i favi o su come risolvere il problema della tarma nei tuoi alveari, scrivimi pure qui sotto!

A presto!

 

 

 

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18 Replies to “Sistemare i telaini per l’inverno

    1. Ciao! Di solito i melari vengono rimossi quando il periodo di raccolta finisce, questo viene fatto per tenere le api più raccolte e facilitare quindi il riscaldamento del nido poiché meno spazio da riscaldare = meno lavoro per le api = meno miele consumato.
      Le api durante l’inverno si spostano nella parte bassa dell’arnia (il nido) e si stringono in glomere (che è una sorta di palla formata però da api) e quindi non potrebbero presidiare il melario. Un melario non presidiato dalle api lasciato lì tutto l’inverno può sviluppare muffe o essere attaccato/utilizzati come riparo da altri insetti che sfruttano indirettamente il calore prodotto dalle api. Diciamo quindi che è una pratica che fa comodo sia alle api che a noi apicoltori!

      1. E quando si stringono a formare la palla per tutto l’inverno…come fai a sapere se stanno tutte bene °-° ? Ma quindi la vita delle api in inverno è più semplice? Cioè hanno la loro cassettina, stanno tutte insieme e non muoiono perchè si aiutano…mentre altri insetti che potrebbero attaccarle, in inverno muoiono °° e riducono i pericoli? O è più complicato?

    2. Quando si stringono in glomere si procede alla “lettura del cassettino”, un po’ come leggere la palla di vetro o i fondi del caffè… Scherzo ! 🙂
      In fondo all’arnia c’è un vassoio nel quale finiscono gli scarti del nido; estraendo il vassoio si riescono ad avere informazioni utili sullo stato di salute della famiglia di api.
      Se si trova cera mangiucchiata significa che hanno aperto gli opercoli per mangiare miele e nutrirsi, se c’è la caduta di molti parassiti significa che bisogna intervenire, se si trovano escrementi significa anche in questo caso che bisogna intervenire (le api infatti non defecano mai all’interno dell’arnia a meno che non abbiano qualche malattia).
      Questa lettura del cassettino ci permette quindi di scoprire lo stato di salute delle nostre api senza dover aprire il nido e disturbarle durante l’inverno, dato che tutti i loro sforzi sono volti al mantenimento della temperatura.
      Poi se esce fuori qualche bella giornata soleggiata e le temperature lo permettono possiamo aprire l’arnia e dare un’occhiata più approfondita. In queste giornate vedremo anche le nostre api uscire in volo per svuotare i bisogni che (poverine) hanno trattenuto per giorni e giorni!

  1. Ciao, ho un dubbio in merito all’utilizzo del B401. Sul fatto che si possa usare sui favi da melario ok, ma non si dovrebbe spruzzare anche su favi nel nido che potrebbero essere attaccati dalla tarma? Se sì, lo si dovrebbe spruzzare anche sulle api oppure è necessario prelevare un ad uno i favi del nido sgombrarli dalle api e solo dopospruzzare il b401?

    1. Ciao Max e grazie per il commento! I favi da nido avendo contenuto covata attraggono ancora di più la tarma, quindi se li metti in magazzino vanno sicuramente spruzzati o trattati con lo zolfo. Ti conviene liberare i favi dalle api, spruzzare e farli asciugare prima di riporli in magazzino, altrimenti possono fare la muffa.

  2. Ciao Luca, grazie per il chiarimento, però ho un altro dubbio. Per quelli da nido che devo riporre in magazzino ok, ma anche i favi che rimarranno nel nido durante l’inverno dovranno essere spruzzati con il B401 (e quindi anche le api che li ricoprono) o per questi telaini non si pone il problema della tarma forse perchè le api presenti su di essi la uccidono e quindi non c’è la necessità di spruzzare l’antitarma? Grazie.

  3. Scusami Luca dimenticavo un’altra cosa importsnte che riguarda però un altro argomento : la schiumetta che si crea nel maturatore. Ho provato a levarla con un panno di cotone bagnato steso sulla superficie del miele ma nonostante questo procedimento continua ad uscire anche nei vasetti. Conosci un metodo per eliminarla definitivamente o più efficace. Grazie

    1. Innanzitutto bisogna dare tempo alle bolle d’aria di risalire in superficie, quindi dai tempo al miele di decantare per alcuni giorni se già non lo fai. Poi io procedo con una pellicola di plastica alimentare, la faccio aderire alle bolle d’aria e poi la sollevo prendendola dal centro. In questo modo la schiuma rimane attaccata per la maggior parte alla pellicola. Strizzando la pellicola come fosse una sacca da pasticceria recupero il miele che utilizzo per consumo personale. La pellicola è molto praticamente e si può ripetere l’operazione più volte in maniera molto semplice.

    1. Ciao Max, mi sono cimentato solo nel montaggio finora. Sto attualmente lavorando alla costruzione di alcune top bar con e legname di recupero però. Se posso aiutarti in qualche modo comunque chiedi pure.

      1. Ciao Luca, ho costruito la mia prima arnia utilizzando per le pareti esterne sia del nido che del melario tavole di abete truciolare e per quelle interne (appoggia telai) compensato in pioppo. Secondo te quest’ultimo è sdstto alle api o mi converrebbe utilizzare altro materiale

        1. Le api in natura sviluppano solitamente il nido in cavità ricavate all’interno di tronchi d’albero, per cui sono piuttosto di “bocca buona”.
          Considerando però che vogliamo che le api costruiscano secondo schemi ben precisi che ci possano permettere di ispezionare agevolmente i telaini, la cosa fondamentale è rispettare lo spazio d’ape.
          L’unica cosa a cui fare attenzione quindi è che nel legname da te utilizzato non ci siano colle particolari che possano dar fastidio alle api.

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