Oggi vi parlo un della smielatura, ovvero dell’estrazione del miele dai favi di cera.

Ci sono diversi modi (più o meno rudimentali) per estrarre il miele, ma il più comune al giorno d’oggi è il metodo che utilizza la forza centrifuga. Questo è il sistema che viene utilizzato maggiormente per il miele che troviamo in barattolo al supermercato, così come al mercatino locale. Vediamo come:

Telaini con miele opercolato

Foto di alcuni favi opercolati, cioè con le cellette chiuse da tappi di pura cera d’api. Solitamente quando i favi sono opercolati per circa il 50% della loro superficie, significa che il miele è maturo.

 

Dopo aver scelto in apiario i favi da smielare, si portano in laboratorio e si rimuove il tappo di cera che chiude le cellette contenenti il miele.

Telaini con miele disopercolato e opercolato

Qui possiamo vedere la differenza fra un favo opercolato ed uno disopercolato (cioè senza i tappi di cera che chiudono le cellette).

 

Lo scopo è quello di permettere al miele di fuoriuscire dalle cellette, in preparazione al passaggio successivo che attraverso la forza centrifuga farà uscire il miele dalle cellette, senza però danneggiare la costruzione di cera che le api hanno minuziosamente e con grande fatica costruito.

La disopercolatura dei favi da miele

L’attrezzo col manico rosso a forma di pettine è una sorta di forchetta grazie alla quale possiamo rimuovere gli opercoli senza danneggiare eccessivamente i favi. La cera di opercolo, intrisa di miele, può essere messa a scolare per non buttare via nulla.

 

Ora si posizionano i telaini nello smielatore (che non è altro che una centrifuga) e si fanno girare manualmente, automaticamente se lo smielatore è motorizzato. Il miele viene sparato fuori dalle cellette e scende attraverso le pareti di questa centrifuga, andando a depositarsi sul fondo in cui è posto un rubinetto.

Il miele così estratto, può incorporare pezzetti di cera e bolle d’aria, cioè residui naturali che si formano durante l’estrazione, per cui viene generalmente posto in dei contenitori (detti maturatori), anche se sarebbe più corretto chiamarli decantatori.

Il miele riposa poi in questi contenitori, per dar modo alle bolle d’aria ed alla cera di riemergere in superficie, dove a quel punto possono essere rimossi con facilità.

Oppure, per chi vuole provare l’ebrezza di addentare un bel favo grondante di miele, è possibile ritagliare i favi e riporli in un contenitore ben chiuso, per gustare un assaggio di primavera anche nelle più fredde giornate d’inverno.

Favi sporzionati con miele

Pur non avendo una vera e propria data di scadenza, ho come il presentimento che questi favi spariranno molto presto.

 

Il miele in favo va addentato avidamente, e la cera va masticata come fosse una gomma da masticare. Il primo morso non si scorda mai, garantito!

Favo con miele

Miele in favo di quest’anno, una prelibatezza assoluta.

 

Come vedete quest’anno organizzandomi un po’ meglio rispetto all’anno scorso, e nonostante la pessima annata a livello climatico, sono riuscito a produrre un bel po’ di cosine che sicuramente mi dureranno anche durante l’inverno.

Ora ci sarà un altro po’ di raccolto, ma nei prossimi giorni inizierò già ad ingabbiare le regine per il blocco di covata, in modo da trattare le famiglie contro l’acaro varroa ed accompagnarle all’invernamento con il massimo delle forze.

Barattoli con miele e favo

Ecco il risultato di questa smielatura!

 

Apprezzerei molto vostri commenti e domande su questo articolo! Usate il box dedicato ai commenti per farmi sapere cosa ne pensate. Iscrivetevi al blog o alle nostre pagine Facebook, Twitter, YouTube ed Instagram per avere sempre aggiornamenti in tempo reale!

A presto!

Luca