Sostituzione regina problematica

Durante questi giorni sono rimasto un po’ fermo a causa di qualche puntura di troppo; una di queste, alla caviglia, è stata particolarmente fastidiosa e non mi ha permesso di combinare granché fino a ieri.

Non tutto il male vien per nuocere però, quindi ne ho approfittato per riorganizzare alcune foto che avevo scattato e tirare fuori questo articolo, in cui parlerò delle problematiche che possiamo incontrare quando ci troviamo in odore di primavera.

Delle tre famiglie che ho portato all’inverno, una di queste ha prodotto nemmeno una goccia di miele in eccesso lo scorso anno, anzi, ho dovuto aiutarla fornendo scorte prese in prestito dalle altre due famiglie, che fortunatamente in quanto a cibo non avevano certo problemi.

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Cerchiata nella foto possiamo vedere l’ape regina. Osservando la colorazione dell’addome possiamo ottenere qualche indizio in merito alla (o alle) specie a cui appartiene

 

Questa famiglia problematica (vedi foto sopra) l’anno scorso sostituì autonomamente la propria regina, ed io in principio decisi di lasciarle lavorare.

Ora però mi trovavo a dover gestire un’arnia che, pur avendo superato (non tanto brillantemente) l’inverno, non accennava affatto a ripopolarsi, anzi, si stava proprio spopolando.

Per questo, dopo aver individuato la regina, ho provveduto ad eliminarla e a fornire alla famiglia un telaino di covata fresca, selezionato dalla migliore delle famiglie che hanno superato l’inverno. Lo scopo di tutto ciò era proprio quello di salvare l’alveare ed evitare di imbastardire le altre famiglie dell’apiario con linee genetiche non adatte alla sopravvivenza.

Facendo questo, le api (partendo da una larva con meno di 3 giorni di vita) avranno modo di allargare la celletta per trasformarla in una cella reale, ed allevare una nuova regina con caratteristiche genetiche più adatte alla sopravvivenza in questo ambiente.

Ovviamente la regina verrà fecondata da fuchi che purtroppo non potrò controllare (anche perché l’accoppiamento avviene solo in volo e a diversi metri d’altezza), ma insomma si fa quel che si può.

Fra le altre cose, visitando sempre quell’arnia, ho notato numerosi resti di covata calcificata, a conferma del fatto che non si trattava affatto di una regina di buona qualità.

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Segnale tipico della covata calcificata: ritrovamento di larve di api morte per l’attacco del fungo.

Può capitare di trovare della covata calcificata in periodi particolarmente umidi, ma ultimamente di umidità non ce n’è stata molta ed in nessuna delle altre famiglie ho riscontrato lo stesso problema.

Esistono altri modi per sostituire la regina, un altro modo ad esempio consiste nell’acquistare da un allevatore specializzato un’ape regina già fecondata che una volta inserita (se sarà accettata dalle api) inizierà quasi immediatamente a deporre uova. Questo metodo è sicuramente il più veloce ma anche il meno economico.

Riassumendo quindi, ora le api alleveranno le loro celle reali che cercherò di fotografare alla prossima visita.  Vedremo se il destino di questa famiglia riuscirà a risollevarsi o se dovrò nuovamente intromettermi.

Di certo se la cosa non dovesse andare in porto mi farò venire in mente qualcos’altro.

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A presto!

 

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6 Replies to “Sostituzione regina problematica

  1. Ciao!!
    Leggendo il tuo articolo mi è venuta una delle mie solite domande °-° ma le api sentono gli odori ? Cioè segnano il territorio? Tu hai preso un telaietto nuovo da un’altra famiglia e l’hai messo a loro…Come fai a sapere se lo accettano o se capiscono che non è stato creato dal loro gruppo?
    Come hai fatto a farti pungere? Non usi quelle strane tute con berretto? O anche questo è un altro mito da sfatare?

    1. Ciao!
      Certo, gli odori li sentono molto meglio di noi; per farti un esempio, quando le api ci pungono veniamo “marchiati” con un feromone di allarme presente nel veleno che attira l’attenzione delle altre api. Questo ci rende una sorta di bersagli umani, quindi per ostacolare ulteriori aggressioni solitamente si dà qualche sbuffata di fumo nel punto in cui ci hanno pizzicato per coprire l’odore e poter continuare a lavorare.

      Quando mettiamo telaini di diverse famiglie assieme (creando quello che viene chiamato nucleo se è piccolo o sciame artificiale se è formato da più favi) le api fra loro non hanno problemi di accettazione. I problemi di accettazione possono però insorgere invece quando viene inserita una regina.

      La tuta da apicoltore la utilizzo sempre, se non altro per proteggere il volto, ma le punture nelle altre parti del corpo si possono prendere anche con la tuta, in particolare se le api sono veramente arrabbiate.

      Ovviamente quando ci si avvicina all’apicoltura è bene proteggersi totalmente, però personalmente credo che si impari più in fretta il mestiere ed il rispetto per le api se quando facciamo uno sbaglio ci lasciamo punire senza “rifugiarci” dietro a degli spessi guanti di pelle.
      Lavorare con le protezioni ci permette di fare più sbagli (come ad esempio schiacciare inavvertitamente delle api) senza però doverne subire le conseguenze.
      Quando cominciamo a lavorare anche solo con dei guanti più sottili, iniziamo a comprendere sulla nostra pelle (nel vero senso della parola) cosa fare per lavorare in maniera pulita e rispettosa nei confronti delle api.

      1. Beh in effetti °-° è un po’ come quando in inverno ci mettiamo duecento strati di vestiti e non desideriamo altro che torni l’estate per muoverci meglio xD E perchè si usa proprio il fumo?

        1. Considerando che le api comunicano molto tramite i feromoni che vengono emessi dalle loro ghiandole, saturando una certa zona con il fumo riusciamo a mascherare questi odori e ad interrompere la comunicazione. Sarebbe un po’ come se io e te (le api) stessimo parlando a 50 metri di distanza e ad un certo punto passasse un aereo (il fumo). Il messaggio verrebbe “sovrascritto” da uno stimolo esterno più forte. Questo in linea di massima è il meccanismo.

          Un’altra reazione che il fumo scatena nelle api (stando ad alcuni libri che ho letto) è l’istinto di sopravvivenza. Quando le api sentono il fumo, pensano che il nido stia andando a fuoco e corrono a riempirsi la pancia di miele per mettere in salvo il frutto del loro lavoro e prepararsi a partire.
          Con il ventre tutto gonfio di miele hanno difficoltà a tirare fuori il pungiglione, quindi non pungono. Non so dirti onestamente se tutto questo sia vero o meno, quello che ho notato però è che quando sciamano per andare a fondare una nuova colonia, quasi tutte le api si riempiono di miele ed è veramente difficile (se non quasi impossibile) che riescano a pungere durante la sciamatura.

  2. Questa è la spiegazione che attualmente molti libri attribuiscono al funzionamento del fumo, in realtà non possiamo avere la certezza che le api pensino ad un incendio. Quello che mi viene da pensare però è che le api effettivamente si preparino ad abbandonare il nido (infatti quando si inizia ad affumicare le vediamo riempirsi con la testa ficcata nelle cellette con il miele). Allo stesso tempo non abbandonano il nido probabilmente perché il fumo che si adopera è molto limitato. Generalmente si danno un paio di sbuffate quando si apre l’arnia e se occorre qualche altra sbuffata ogni tanto in modo da sedare le “rivolte” sul nascere.
    Sono convinto che se continuassimo ad affumicarle a livelli esagerati scapperebbero sicuramente dall’arnia, però è una prova che non ho mai fatto.

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