Alcaloidi pirrolizidinici: e in Italia?

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NOTA DEI REDATTORI

Per riportare i fatti in maniera più corretta e completa possibile, abbiamo intervistato la Dottoressa Francesca Capolongo.

E’ Professore Associato di Farmacologia e Tossicologia Veterinaria presso il Dipartimento di Biomedicina Comparata ed Alimentazione dell’Università di Padova.

Questo è il video completo dell’intervista:

Gli argomenti trattati vengono approfonditi nei seguenti tre articoli. 

 

Partiamo subito con un bel DISCLAIMER:

  • Lo scopo di questi articoli/video intervista non è quello di fare terrorismo alimentare né di far scattare un allarme o di invitarvi ad eliminare totalmente alcuni cibi o bevande dalla vostra dieta.
  • Vogliamo informare il consumatore ed l’apicoltore basandoci sui fatti e sulle ricerche scientifiche fatte.
  • NIENTE PANICO

 

NELLE PUNTATE PRECEDENTI

Abbiamo quindi compreso che:

  • Gli alcaloidi pirrolizidinici sono sostanze tossiche prodotte da alcune piante.
  • Questi possono contaminare alcuni cibi, tra cui té, tisane, integratori alimentari, miele e polline.
  • Per l’EFSA al momento non esiste un rischio di intossicazione acuta da alcaloidi pirrolizidinici, ma bisogna fare attenzione con gli integratori a base di erbe.
  • Per l’EFSA i rischi di intossicazione cronica potrebbero essere maggiori per le fasce d’età più giovani.
  • Per l’EFSA il miele non è rischio, tranne che per i giovanissimi.

 

FACCIAMO UN PASSO INDIETRO

Nel precedente articolo vi ho parlato del BDML10, pari a 237 microgrammi (da ora in poi chiamati micro-gr) sul kg di peso corporeo al giorno e del margine di esposizione di 10.000.

Come spiega la Dottoressa Capolongo, il BDML10 è stato ricalcolato negli anni in quanto è stato necessario prendere in considerazione altri cibi e bevande potenzialmente contaminate dagli alcaloidi pirrolizidinici, nonché tutta un’altra serie di dati.

Questo significa che prima di questi 237 micro-gr esisteva un altro BDML10: esso era stato fissato a 70 micro-gr sul kg di peso corporeo al giorno. Questo dato è stato riportato nel parere scientifico pubblicato dall’EFSA nel 2011 e chiamato “Scientific Opinion on Pyrrolizidine alkaloids in food and feed”.

Questo numero specifico deriva da uno studio fatto sui ratti maschi: una parte del gruppo di studio avrebbe sviluppato emangiosarcoma dopo essere stato esposto a 70 micro-gr/kg/peso corporeo al giorno di lasiocarpina, uno degli alcaloidi pirrolizidinici più tossici.

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UN DOSE GIORNALIERA MASSIMA?

Combinando l’approccio dell’Unione Europea con quello di altri agenzie internazionali dedicate alla valutazione del rischio, quali il Committee on Toxicity of Chemicals in Food, Consumer Products and the Environment (Regno Unito) e del Federal Institute for Risk Assessment (Germania), si può parlare di una dose massima giornaliera di alcaloidi pirrolizidinici.

La quantità totale di alcaloidi pirrolizidinici che possono essere ingeriti non deve eccedere gli 0.007 micro-gr/kg/peso corporeo al giorno. Questo dato è derivato dai 70 micro-gr/kg/peso corporeo del BDML10, diviso per 1000.

Facendo un esempio, un individuo di peso pari a 60 kg non dovrebbe assumere più di 0,42 micro-gr di alcaloidi pirrolizidinici al giorno (60 kg x 0,007 micro-gr = 0,42).

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Adesso assumiamo che l’unica fonte di esposizione agli AP in tutta la dieta di questo individuo di 60 kg sia solo e soltanto il miele. Se ne assume giornalmente 20 grammi, il miele in totale non dovrebbe contenere più di 21 micro-gr/kg di alcaloidi pirrolizidinici (0,42 micro-gr : 20 gr = X : 1000, dove 1000 corrisponde a 1 kg di miele espresso in grammi). 

Ciò significa che un kg di miele non dovrebbe contenere più di 21 micro-gr di alcaloidi pirrolizidinici.

Questo dato è estremamente importante per parlare degli alcaloidi pirrolizidinici in Italia ma anche nel resto dell’Europa e del mondo.

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GLI STUDI ITALIANI

Gli studi sugli alcaloidi pirrolizidinici in Italia purtroppo si contano sulle dita di una mano e uno di questi è stato effettuato e pubblicato nel 2015 proprio dalla Dott.ssa Capolongo e dal suo team di ricerca.

Un altro studio è stato invece portato avanti dal team dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie nel 2013.

Partiamo dallo studio del 2015: diversi sono stati gli alcaloidi pirrolizidinici rilevati nei 60 campioni di miele raccolti dal team di ricerca, tutti provenienti da produttori del Veneto.

La concentrazione totale di alcaloidi pirrolizidinici rientra nel range tra lo 0,6 micro-gr/kg e il 17,6 micro-gr/kg.

Come potete vedere nel grafico qua sotto, il 72% dei mieli rilevati è risultato negativo alla presenza di AP, il 17% positivo ad almeno un AP mentre l’11% conteneva tracce di AP al di sotto del limite di quantificazione. 

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Giusto per farvi capire, il limite di quantificazione o LOQ è il:

limite di concentrazione fino al quale è possibile ottenere strumentalmente una misura di tipo quantitativo con relativa incertezza.”

Quindi significa che gli AP sono presenti ma in quantità difficilmente rilevabili dalla strumentazione.

Nella video intervista la Dott.ssa Capolongo parla di una seconda ricerca, i cui dati non sono ancora stati pubblicati ufficialmente ma sono già stati presentati, sempre nel 2015, al congresso dell’EFSA tenutosi a Padova.

In questo caso i campioni di miele sono ben 147, sempre provenienti dal Veneto.

La concentrazione totale di alcaloidi pirrolizidinici rientra nel range tra lo 0,25 micro-gr/kg e il 64 micro-gr per kg.

Soltanto il 31% dei mieli analizzati contiene alcaloidi pirrolizidinici.

 

LO STUDIO DELL’ISTITUTO ZOOPROFILATTICO

A mio avviso questo studio è altrettanto interessante perché i campioni raccolti sono 70 e provengono direttamente dagli scaffali dei supermercati.

Come potete vedere nel grafico qui sotto, le nazioni di origine dei campioni è abbastanza varia: si parla di mieli 100% italiani, mix di mieli italiani ed europei e mix di mieli europei ed extraeuropei.

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Lo studio purtroppo non riporta il range della concentrazione totale di alcaloidi pirrolizidinici per i mieli italiani.

Per quanto riguarda i mix di mieli italiani ed europei, il range va da 1 micro-gr/kg a 28 micro-gr/kg.

Per i mix di mieli europei ed extraeuropei, il range va da 40 micro-gr/kg a 172 micro-gr/kg.

 

 

E ALL’ESTERO?

Nella video intervista la Dottoressa Capolongo ci parla di due studi specifici, portati avanti dalla Dott.ssa Caroline T. Griffin e dal suo team di ricerca del Cork Institute of Technology (CIT) e di molte altre università ed istituzioni pubbliche e private della Repubblica dell’Irlanda e dell’Irlanda del Nord.

Nel primo studio del 2013, i campioni analizzati furono 50 ed erano composti da mieli provenienti al di fuori dell’Unione Europea e da miscele europee ed extraeuropee.

La concentrazione totale di alcaloidi pirrolizidinici rientra nel range tra 190 micro-gr/kg a 4078 micro-gr/kg. Lo studio ha rilevato un’enorme presenza di mieli provenienti dall’Oceania.

Nel secondo studio, datato 2015, i mieli analizzati sono stati acquistati tutti in Australia e provenivano sia da questo paese che dalle vicine Tasmania e Nuova Zelanda.

La concentrazione totale di alcaloidi pirrolizidinici rientra nel range tra i 3 micro-gr/kg e i 932 micro-gr/kg.

 

PROVIAMO A TIRARE LE CONCLUSIONI?

All’inizio dell’articolo vi riportavo il dato rilevato dall’incrocio tra le varie raccomandazioni dell’EFSA e di altri comitati per la sicurezza alimentare delle varie nazioni europee 

Un barattolo di miele da 1 kg, per essere sicuro ad per un soggetto dal peso medio di 60 kg, non avrebbe dovuto contenere più di 21 micro-gr.

Provate a comparare questo dato con il grafico qua sotto.

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Mi sarebbe piaciuto poter tirare una linea in partenza dall’asse di sinistra per segnare il limite dei 21 micro-gr/kg, ma mi sarebbe risultato abbastanza difficile!

Come potete vedere, oltre ad esserci molti mieli con dati tremendamente superiori a questo limite consigliato, ce ne sono altrettanti che rientrano ben dentro, e si parla soprattutto dei mieli italiani analizzati dalla Dott.ssa Capolongo (Veneto 1 e Veneto 2) e dalla Dott.ssa Martinello (Mix EU/IT).

Negli altri casi, si tratta di mieli importati oppure miscele contenti prodotti esteri. 

 

QUINDI POSSIAMO STARE TRANQUILLI?

Niente è a rischio zero, purtroppo. Qualsiasi cosa con la quale interagiamo potrebbe arrecarci un qualche danno sia nell’immediato, che nel lungo termine.

Ad ora gli studi sugli alcaloidi pirrolizidinici in Italia sembrano affermare che i mieli italiani  siano abbastanza sicuri in quanto contengono solo piccole tracce di queste sostanze. Queste quantità non rientrano assolutamente nel range del rischio acuto né di quello cronico.

L’unico caso “allarmante” rilevato dalla Dott.ssa Capolongo (64 micro-gr/kg) corrispondeva ad un solo campione di miele. Forse le api erano state sistemate troppo vicine a piante di borragine o senecione? Purtroppo non ho questa risposta.

In nessuno degli studi italiani sono stati rilevati i tre alcaloidi pirrolizidinici più tossici, vale a dire la lasiocarpina, la riddeliina e la monocrotalina.

Per quanto riguarda i mieli analizzati da Griffin, le quantità rilevate fanno temere soprattutto per i rischi di tipo cronico e, in alcuni casi estremamente evidenti, anche per quelli di tipo acuto.

Quello di cui c’è bisogno è sicuramente un monitoraggio approfondito degli alcaloidi pirrolizidinici in Italia. Questa misura di sicurezza è necessaria anche per i mieli importati dall’estero, i quali sembrano essere dei grandi vettori di questi componenti.

 

Apprezzerei molto vostri commenti e domande su questo articolo! Usate il box dedicato ai commenti per farmi sapere cosa ne pensate. Iscrivetevi al blog o alle nostre pagine Facebook, Twitter, YouTube ed Instagram per avere sempre aggiornamenti in tempo reale!

A presto!

Silvia


FONTI:

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