Le api di Chernobyl: Introduzione

Le api di chernobyl

Proprio in questi giorni è sulla bocca di tutti l’uscita di Chernobyl, la miniserie trasmessa in Italia da Sky, che ad oltre 30 anni dall’incidente ci racconta i come e i perché di quel terribile disastro.

Ho deciso quindi di andare a smistare le pubblicazioni scientifiche in merito, e con grande sorpresa devo dire che sono riuscito a trovare più materiale di quanto immaginassi, tanto che stavolta mi troverò costretto a spalmare l’argomento su più articoli così strutturati:

  • Le api di Chernobyl: Introduzione
  • Le api di Chernobyl: Miele radioattivo?
  • Le api di Chernobyl: Api e monitoraggio della radioattività

 

UNA TRAGEDIA SENZA PRECEDENTI

Il disastro di Chernobyl è stato uno degli incidenti più gravi a livello mondiale.

Il 26 aprile del 1986 il nocciolo del reattore nucleare n°4  subì un brusco ed incontrollato aumento di potenza, causando la rottura delle tubazioni del sistema di raffreddamento ed innescando una fortissima esplosione.

Questa esplosione rilasciò grandissime quantità di materiale radioattivo lungo vaste aree che comprendono il nord dell’Ucraina, il sudest della Russia e il sud della Bielorussia.

Nubi radioattive hanno raggiunto anche l’Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia con livelli di contaminazione via via minori, toccando anche l’Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l’Austria e i Balcani, fino a porzioni della costa orientale del Nord America.

Certo, è terribile, ma le api cosa c’entrano in tutto questo?

Prima di arrivarci, serve un’infarinatura sulle tanto temute (e a ragione, direi) radiazioni.

 

IL FALLOUT

Molti di voi conosceranno il famoso videogioco pubblicato da Bethesda, ma ora non mi sto riferendo a quello, magari ne parlerò in un altro articolo.

Col termine inglese Fallout si intende proprio “ricaduta“, ovvero la vera e propria ricaduta sul suolo del materiale radioattivo proiettato in aria a seguito di un esplosione, sia essa volontaria come è successo ad Hiroshima, sia essa involontaria come è successo per gli incidenti di Chernobyl e Fukushima.

Queste esplosioni immettono nell’aria grandi quantità di cosiddetti radionuclidi, ma che cosa sono questi radionuclidi?

I radionuclidi, detti anche isotopi radioattivi, sono dei nuclidi instabili che decadendo emettono energia sotto forma di radiazioni. I nuclidi a loro volta sono formati da protoni, neutroni e dal loro contenuto energetico.

Questi radionuclidi, come ad esempio il Cesio-137, possono penetrare i tessuti molli del nostro corpo e diventare parte attiva del nostro metabolismo.

Nel caso del Cesio-137, la sua similarità con il potassio fa sì che venga assorbito rapidamente dal flusso sanguigno, venendo così distribuito nelle cellule del nostro corpo.

L’half-life o emivita del Cesio-137 (ovvero la quantità di tempo che occorre per fargli perdere la metà della radioattività) è di circa 30 anni.

Ma perché vi parlo proprio del Cesio-137? Perché la sua presenza nell’ambiente è principalmente dovuta agli effetti del disastro avvenuto a Chernobyl.

 

MA QUANTO E’ PERICOLOSO?

Il Cesio-137 è un metallo alcalino molto solubile in acqua.

Dopo l’ingestione il cesio si distribuisce nell’organismo, in modo più o meno uniforme, raggiungendo le maggiori concentrazioni in tessuti ricchi di potassio, come quelli dei muscoli scheletrici e del cuore.

L’impropria manipolazione delle sorgenti di raggi gamma da cesio-137 può portare al rilascio di questo radionuclide e a malattie o danni da radiazione.

Le radiazioni ionizzanti emesse da questo elemento sono quindi dannose per i tessuti umani ed aumentano il rischio di cancro e difetti congeniti.

A livello più generale invece, l’accumulo di Cesio-137 nella flora, fauna e nei bacini idrici determina sostanzialmente una contaminazione del cibo.

Questo ed altri radionuclidi a seguito dell’incidente di Chernobyl sono stati trasportati dal vento, raggiungendo la Germania circa 4 giorni dopo.

In quel periodo molte piante stavano germogliando (alcune erano giù in fioritura), per cui anche le foglie di queste piante risultarono pesantemente contaminate.

 

LA ZONA DI ALIENAZIONE:

A seguito dell’incidente, ed attiva tutt’oggi, esiste una porzione di territorio ucraino del raggio di circa 30 km dal sito dell’ex-centrale nucleare di Chernobyl.

contaminazione cesio api di chernobyl
La mappa mostra i livelli di contaminazione da cesio tra Ucraina, Bielorussia e Russia nel 1996. La Zona di Alienazione è quella rossa. – Fonte immagine: Wikipedia.

L’area attorno alla centrale venne divisa in quattro anelli concentrici: il più piccolo di essi, che delimita il territorio più esposto alle radiazioni, è la cosiddetta Quarta Zona.

Il territorio però non risulta contaminato in maniera uniforme.

In base al vento (che ha trasportato la polvere radioattiva in varie direzioni) e all’interramento di materiali ed attrezzature radioattive, ci sono dei punti in cui da un momento all’altro la radioattività può raggiungere picchi spaventosi.

Le autorità fanno di tutto per proteggere questi punti da turisti, ma molti di questi luoghi rimangono per lo più sconosciuti. In queste zone è severamente vietato insediarsi o lavorare.

La zona è soggetta a norme amministrative speciali ed è controllata dall’Amministrazione della Zona di Alienazione, che fa capo al Ministero per le Emergenze ed Affari locali per la Protezione della Popolazione dalle conseguenze del disastro di Chernobyl.

Il territorio di questa zona è controllato da una Polizia speciale del Ministero degli Interni ucraino.

 

E LE API?

Nonostante siano passati molti anni dall’incidente, per i ricercatori è piuttosto rischioso avvicinarsi troppo, e soprattutto per troppo tempo, alle zone contaminate.

C’è però uno studio pubblicato nel 2012 (A. P. Moller et al.) che attraverso la predisposizione di un esperimento su larga scala, ci racconta come se la passano gli impollinatori attorno alla zona di alienazione.

Nonostante alcuni studi ed articoli raccontino di come alcuni mammiferi in realtà non se la stiano passando poi così tanto male a Chernobyl, secondo questa pubblicazione, pare che gli insetti impollinatori (si parla più che altro di api mellifere, bombi e farfalle) non se la passino altrettanto bene.

Gli autori ipotizzano inoltre che questa scarsità di impollinatori determini una minore produzione (sia in quantità che in qualità) di frutti da parte degli alberi da frutto presenti nelle aree più contaminate.

Questo pare scateni ricadute negative anche sulle popolazioni locali di uccelli locali che si nutrono di frutta.

Anche le popolazioni di cavallette, libellule e ragni sembrano essersi sensibilmente ridotte attorno a Chernobyl.

In particolare per quanto riguarda le api mellifere, lo studio ci dice che sono diventate estremamente rare all’interno della zona di alienazione.

mappa campionamenti api di chernobyl
Distribuzione dei villaggi utilizzati per il campionamento in relazione ai livelli di radioattività (le aree più scure possedevano livelli di radioattività più alti) attorno alla centrale nucleare di Chernobyl in Ucraina. I 19 villaggi utilizzati per il censimento dei frutti sono indicati dai cerchi. – Fonte: Ecosystems effects 25 years after Chernobyl: pollinators, fruit set and recruitment.

L’unica zona che ha donato frutti in abbondanza su alberi di melo e pero, è stata proprio un’area nella quale erano stati introdotti dall’uomo degli alveari (sempre a scopo sperimentale).

Nonostante l’abbondanza di impollinatori sia molto variabile negli anni, i ricercatori hanno riscontrato una correlazione negativa fra l’abbondanza di farfalle e bombi ed il livello di radioattività nell’ambiente.

Questa tendenza è stata riscontrata in tutti e 19 i villaggi presi in esame per questo studio.

I villaggi in questione erano distanziati fra loro fino a 15 km e si trovavano sia all’interno che sul limitare della zona di alienazione. Tutti e 19 i villaggi scelti furono evacuati dopo il disastro di Chernobyl.

 

COME MAI ACCADE TUTTO QUESTO?

Gran parte delle radiazioni attorno a Chernobyl si trovano nei primi 10 cm di suolo.

E’ proprio su questo suolo che molti invertebrati trascorrono gran parte del loro ciclo di vita annuale.

Molte farfalle, ad esempio, depongono le uova su erbe che si trovano poco sopra al suolo, ed è sempre lì che le larve si andranno poi a nutrire. Molte di queste larve si impupano proprio nei primi strati di terreno.

Le farfalle adulte passano poi la maggior parte della loro vita nello strato erboso.

Per quanto riguarda i bombi invece, il loro nido è solitamente ubicato sottoterra dove uova, larve e pupe sono costantemente esposte al terreno radioattivo. Anche loro, come le farfalle, passano molto tempo nello strato erboso, sul quale si nutrono.

Insomma, per questi impollinatori l’esposizione alle radiazioni su terreni contaminati è inevitabile.

nido bombi api di chernobyl
Nido di bombi scavato all’interno del suolo – Fonte immagine: Wikipedia

E’ possibile quindi che gli impollinatori vengano colpiti indirettamente anche attraverso le contaminazioni di nettare e polline da parte dei radionuclidi, come riportato in altri studi (Bunzl et al. 1988) per le api mellifere in Germania, a seguito del disastro di Chernobyl.

Gli autori tengono a sottolineare come questo studio sia basato su prove di correlazione che non implicano necessariamente una relazione causale fra i due fenomeni.

Insomma, futuri studi in questo senso potrebbero fornirci maggiori informazioni.

Ma questa radioattività è trasportabile dalle api all’interno del miele e degli altri prodotti dell’alveare?

Ne parlerò nel prossimo articolo di questa “miniserie” dedicata alle api di Chernobyl!

Apprezzerei molto vostri commenti e domande su questo articolo! Usate il box dedicato ai commenti per farmi sapere cosa ne pensate. Iscrivetevi al blog o alle nostre pagine Facebook, TwitterYouTube ed Instagram per avere sempre aggiornamenti in tempo reale!

A presto!

Luca.


 

Fonti:

4 Replies to “Le api di Chernobyl: Introduzione

    1. Ciao Marisa, le radiazioni spaventano molto perché non riusciamo a vederle, ma in realtà abbiamo continuamente a che fare con loro.
      È un argomento piuttosto complesso, ma nel prossimo articolo in uscita questo weekend aggiungeremo un tassello a questo racconto.
      Se ti va torna a trovarci!
      Buona giornata!

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