Cosa fanno le api in inverno?

Molte persone quando vengono a sapere che ho la fissa dell’apicoltura, mi chiedono che cosa facciano le api durante l’inverno. C’è confusione a riguardo, alcuni pensano che le api facciano il miele tutto l’anno, altri pensano che vadano in letargo come gli orsi, altri ancora credono che le api muoiano tutte, o quasi, e la regina vada in una sorta di ibernazione per poi ripopolare la colonia in primavera (come credo avvenga per le vespe).

Con l’attuale andamento delle stagioni è sempre più difficile capire quando (e se) inizierà il vero e proprio inverno, ma possiamo comunque affermare che appena le temperature iniziano a calare e ad avvicinarsi ai 10 °C, l’ape regina diminuisce gradualmente la deposizione delle uova, fino ad interromperla del tutto, entrando in quello che viene chiamato blocco di covata naturale.

Ma la cosa per me più affascinante è il sistema che adottano per sopravvivere: il Glomere.

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Ecco come possiamo immaginarci il glomere.

Cos’è il glomere?

Il glomere è sostanzialmente una “palla” formata da api, che si aggregano (quando la temperatura scende sotto ai 10 °C) per poter sviluppare calore e non morire assiderate durante i mesi più freddi dell’anno.

Possiamo trovare qui una somiglianza con i pinguini in Antartide, quando formano un grande gruppo nel quale chi si trova al centro riceve il calore di chi si trova all’esterno. Periodicamente ci si dà il cambio in modo che tutti possano aver modo di scaldarsi secondo le necessità, come potete vedere in questo video:

Il principio quindi è piuttosto semplice; mentre le api all’esterno cercano di farsi spazio verso il centro del glomere per riscaldarsi, le api che si trovano al centro (e che hanno ricevuto calore a sufficienza) si fanno strada verso l’esterno, dando così il cambio alle sorelle.

Da osservatori vedremmo quindi questa palla di api che si rimescola continuamente, in una lunga e costante lotta contro il freddo, che a volte scende anche di molti gradi sotto lo zero. Basti pensare che anche con temperature esterne fra -20 e -30°C, al centro del glomere si possono superare i 40°C.

Il glomere è quasi come un unico organismo vivente, questa palla infatti si espande quando le temperature esterne salgono, e si restringe quando le temperature si fanno sempre più rigide. Le api si adattano naturalmente a queste condizioni, utilizzando come unico carburante il miele, o sostituti zuccherini che possono essere somministrati dall’apicoltore qualora non vi fossero scorte sufficienti.

Curiosità:

  • Le api che nascono per affrontare il periodo invernale sono più grandi di quelle che possiamo vedere durante la primavera o l’estate. Sono più tozze e vivono molto più a lungo (sopravvivono più o meno a tutto il periodo invernale, mentre in primavera vivono circa 3 settimane).
  • Le api operaie con l’arrivo del freddo cacciano i fuchi (cioè i maschi) dall’alveare, e in maniera anche piuttosto violenta! Questo avviene perché i fuchi non sono dotati di pungiglione (utile per difendere l’alveare) e quindi sarebbero solamente una bocca in più da sfamare durante la carestia nettarifera invernale. La loro unica utilità, cioè quella di portare a termine l’accoppiamento, in inverno non è richiesta e quindi vengono semplicemente sbattuti fuori al freddo. Ma niente paura, la regina con l’arrivo dei primi caldi riprenderà a deporre uova di nuovi fuchi. E il ciclo continua…

 

A mercoledì con il prossimo appuntamento di cultura e letteratura apistica, stavolta toccherà ad una talentuosa poetessa e pittrice italiana!

 

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