I pesticidi vanno proibiti?

pesticidi

Dal bando del DDT (avvenuto in Italia nel 1968) ad oggi, tendenzialmente si è andati verso una progressiva diminuzione del quantitativo (in tonnellate) di pesticidi utilizzati in agricoltura ogni anno.

Eppure continuano ad esserci problemi di morìa delle api in diverse zone d’Italia.

Come mai avviene tutto questo?

In questo articolo cercherò di fare chiarezza sul tema.

Ma andiamo con ordine.

 

COS’E’ UN PESTICIDA?

Un pesticida è un prodotto che viene utilizzato nella lotta contro organismi e animali nocivi (insetti, acari, topi, ecc.), o contro infezioni fungine o piante infestanti.

All’interno della categoria dei pesticidi quindi troviamo:

  • Insetticidi: Un insetticida è una sostanza inorganica o organica, ricavata dalla natura o sintetizzata, formulata in modo da esplicare la massima azione tossica, caustica, o comunque incompatibile con la vita degli insetti.
  • Erbicidi (o diserbanti): Sostanze utilizzate per il controllo delle cosiddette malerbe o delle piante infestanti.

Ma quanti ne utilizziamo qui in Italia?

campo di colza pesticidi
Coltivazione di colza – Fonte immagine: Wikipedia

Prendiamo d’esempio una coltura come la colza, dalla quale produciamo olio che può essere utilizzato sia in ambito alimentare che come carburante (biodiesel).

Sulla colza vengono di norma effettuati questi trattamenti:

  • Presemina – Metazachlor 1.5 litri per ettaro
  • Pre-emergenza (se necessario) –  Metazachlor 1.0/1.5 litri per ettaro
  • Post-emergenza precoce (se necessario) – Metazachlor 1.0/1.5 litri per ettaro
  • Post-emergenza (dopo l’inverno) – Graminicidi vari 1.0/2.0 litri per ettaro
  • Post-emergenza (dopo l’inverno) – Clopyralid (se necessario) 130 g di formulato granulare

Questo per quanto riguarda il controllo delle malerbe. Da notare come il “se necessario” si trasformi molto spesso al lato pratico in un utilizzo a scopo precauzionale.

Veniamo ora al discorso insetticidi.

La colza viene presa di mira da:

  • Altica: (un coleottero) – attacca le giovani piantine, in particolare le foglie.
  • Meligete: (un coleottero) – attacca in primavera, in particolare i fiori.
  • Cecidomia: (una mosca) – attacca le siliquie (i baccelli delle brassicacee) alla sfioritura.
  • Punteruolo dello stelo: (un coleottero) – primavera.
  • Punteruolo delle silique: (un coleottero) – poco prima della fioritura e durante la fioritura.

Per il controllo di questi insetti viene normalmente suggerito di effettuare azioni preventive, attraverso l’utilizzo di piretroidi, ovvero una classe di insetticidi ed acaricidi di sintesi.

Fra questi possiamo trovare:

  • Deltametrina
  • Lambda-cyhalotrina
  • Fluvalinate
  • Malatione

Queste sostanze possono essere abbinate ad altri prodotti come gli erbicidi di cui parlavo prima, ma anche a dei fungicidi.

In questo esempio possiamo notare quindi come in una stagione produttiva venga utilizzata una nutrita lista di pesticidi, insetticidi, fungicidi, ed erbicidi sui campi di colza.

 

PERCHÈ GLI AGRICOLTORI FANNO QUESTO?

Questi trattamenti sono necessari a garantire la buona riuscita del lavoro dell’agricoltore, che altrimenti rischierebbe di perdere in parte o interamente il proprio raccolto.

E’ sbagliato quindi voler bandire tutti i pesticidi a prescindere, semmai è più corretto andare verso una strada che possa responsabilizzare gli agricoltori in merito alle loro scelte, attraverso interventi come:

  • Prediligere il frazionamento delle coltivazioni, disincentivando le monocolture. Le monocolture sono delle vere e proprie calamite per gli insetti nocivi, che trovando il loro cibo preferito tutto concentrato in un punto, riescono a prosperare in maniera incontrollabile. Questo costringe l’agricoltore a proteggere con le unghie e con i denti il proprio raccolto.
  • Investire sui controlli nelle colture e nella formazione degli agricoltori: troppo spesso ancora oggi vengono utilizzati principi attivi in sovradosaggio (creando  gravi danni all’ambiente), oppure vengono utilizzati con metodologie scorrette (dispersione nelle giornate di vento, trattamenti proibiti in presenza di fioriture, ecc.). Teniamo a mente che il patentino per l’utilizzo di fitosanitari in Italia non è obbligatorio in tutte le regioni. Si stima che solo il 30% degli agricoltori siano dotati di patentino. Una percentuale decisamente troppo bassa.
  • Incentivare gli agricoltori ad utilizzare pesticidi solo quando il bisogno è reale: l’utilizzo preventivo o “a prescindere” ha già creato in passato nel mondo delle situazioni bizzarre.

Ve lo dimostro con un esempio:

In America l’EPA (Environment Protection Agency) ha rilasciato un report nel quale dimostrava che l’utilizzo dei neonicotinoidi sulla soia era completamente inutile. In particolare specifica:

Questa analisi prova che i coltivatori americani di Soia traggono un beneficio limitato o nullo dalle sementi trattate con neonicotinoidi, nella maggior parte dei casi. I dati pubblicati indicano che gran parte dell’utilizzo di neonicotinoidi nella concia delle sementi non protegge maggiormente la soia rispetto alle coltivazioni non trattate.

Questo significa che non c’era alcun tipo di parassita che potesse mettere in pericolo quel tipo di raccolto. Gli agricoltori sono semplicemente stati tratti in inganno ed hanno acquistato prodotti che non gli servivano.

coltivazione di soia pesticidi
Ecco come appare una coltivazione di soia – Fonte immagine: Wikipedia

Stiamo parlando di 240 milioni di dollari l’anno che gli agricoltori americani sborsavano per una concia del seme che ora sappiamo essere inutile sulla soia.

Cos’è un seme conciato?

È sostanzialmente un seme venduto già con il trattamento incorporato. Si tratta di una grande comodità per l’agricoltore che non deve effettuare ulteriori trattamenti, perché la pianta grazie ai neonicotinoidi rimane protetta durante tutto l’arco della sua vita.

Ma questa cosa ha un prezzo, sia a livello economico che a livello ambientale.

Se non sapete cosa sono i neonicotinoidi non preoccupatevi, ci stiamo arrivando.

 

QUALI EFFETTI HANNO QUESTE SOSTANZE SULLE API?

Escludiamo per un momento i neonicotinoidi, che in Italia sono per la maggior parte proibiti. Analizziamo le altre sostanze utilizzate sulle coltivazioni di colza.

Partiamo col dire che dal punto di vista delle api queste sostanze non sono acqua fresca. 

Dico questo perché anche se i fungicidi non rappresentano un fattore di stress letale per le api di per sé, è stato dimostrato che queste sostanze agiscono sui meccanismi di disintossicazione delle api.

Quindi se un’ape è colpita in maniera simultanea da (per esempio) piretroidi e fungicidi, il “cocktail” può risultare fino a 6,7 volte più tossico. Le api che raccoglieranno in questi campi verranno esposte ad un mix molto potente di differenti tossine.

Ma quindi come vengono testati questi insetticidi? Non dovrebbero essere innocui per le api?

Innanzitutto no, la parola stessa insetticidi sta ad indicare che prende di mira gli insetti, e anche le api sono insetti!

Ma andiamo oltre, cerchiamo di capire come vengono stabiliti i dosaggi di queste sostanze.

 

DOSE LETALE:

In termini tecnici quando si vuole stabilire la tossicità di una sostanza si parla di LD50 (lethal dose 50).

Per LD50 si intende la quantità di una determinata sostanza che è sufficiente ad uccidere il 50% del campione utilizzato per il test.

In questo caso specifico quindi, il test ci dice quanti nanogrammi di una determinata sostanza sono sufficienti ad avere il 50% di probabilità di uccidere un’ape.

Più una sostanza ha un LD50 basso, più è potente, perché significa che ne serve di meno per uccidere molte api.

Ricordate che ad inizio articolo ho citato il DDT?

Ebbene il DDT ha un LD50 di 27.000 ng/bee (nanogrammi per ape).

VENIAMO ORA AI NEONICOTINOIDI:

I neonicotinoidi sono pesticidi cosiddetti sistemici, vale a dire che entrano a far parte di tutta la pianta (radici, foglie, frutti, ecc). Comunemente vengono usati per la concia, ma possono essere somministrati alla pianta anche in altri modi.

Nella concia, i semi vengono ricoperti con questo pesticida, l’agricoltore li pianta, e una volta innaffiati (dato che sono solubili in acqua) tutta la pianta rimane protetta.

Sembra un sistema estremamente efficace per l’agricoltore, che in questo modo non ha bisogno di effettuare tutta quella lista di trattamenti che abbiamo visto sopra, no?

In realtà dal seme viene assorbita una percentuale della sostanza che va dall’1 al 20%, mentre il resto rimane nel terreno. Ed è molto persistente, al punto che se vengono utilizzati tutti gli anni si accumulano facilmente nel suolo.

Sì ma quanto persistenti?

Rimangono per anni anche nelle piante.

In America, a Wilsonville (nell’Oregon) sono stati trattati dei tigli con neonicotinoidi, i classici alberi che troviamo nei parcheggi e che producono quelle goccioline appiccicose tanto sulle nostre auto.

Spruzzando queste piante con un neonicotinoide, le hanno rese tossiche per gli apoidei (fra cui api e bombi) per ben 4 anni.

Manciate di bombi e di insetti impollinatori venivano trovati morti ai piedi di queste piante, finché non sono stati costretti a coprirle con delle reti, per impedire agli impollinatori di raggiungerle.

Qui potete vedere il video (in inglese):

I neonicotinoidi sono anche quelle sostanze utilizzate nei trattamenti antipulci per i nostri cani e gatti, quelli che vengono applicati sul dorso della testa. La sostanza con cui sono preparati e l’imidacloprid, un neonicotinoide appunto.

imidacloprid pesticidi antipulci gatti conigli
Confezione standard di antipulci per gatti e conigli grandi. Notare lo sguardo del gatto.

La cosa curiosa è che la dose utilizzata per una somministrazione ad un cane di media taglia è sufficiente ad uccidere 8 starne. Si tratta della quantità che mettiamo sul nostro cane ogni mese.

Bastano 5 semi di mais conciati con imidacloprid invece per ucciderne una.

Starna pesticidi
Ecco la starna, mediamente è in grado di mangiare 600 semi di mais al giorno. Bastano solamente cinque semi di mais conciato per portarla alla morte. – Fonte immagine: Wikipedia
PESTICIDI A CONFRONTO:

Ora è arrivato finalmente il momento di svelarvi perché vi ho parlato dell’LD50 del DDT.

Vi ricordate? L’LD50 del DDT  è di 27.000 nanogrammi/ape

L’LD50 del Dimetoato (insetticida fosforganico) è invece di 191 nanogrammi/ape

Come dicevo sopra, più il numero è basso e più la sostanza è potente, da 27.000 nanogrammi del DDT ai 191 del Dimetoato c’è un bel salto.

Iniziamo quindi a capire come mai le tonnellate di pesticidi che utilizziamo sembrano scendere di anno in anno, si tratta di sostanza molto più tossiche! Ma vediamone delle altre:

La Cipermetrina ad esempio, un altro insetticida appartenente alla categoria dei piretroidi, ha un LD50 di 160 nanogrammi per ape, è ancora più potente rispetto ai 191 del Dimetoato.

E invece i neonicotinoidi? Vediamo l’LD50 di Imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam.

4 nanogrammi per ape.

Non è un errore di battitura, sono proprio quattro. Siamo passati dai 27.000 nanogrammi del DDT ai quattro di Imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam..

Calcolatrice alla mano, scopriamo quindi che il DDT è 6.000 volte meno tossico per le api rispetto ai tre neonicotinoidi citati sopra.

È difficile immaginare 4 nanogrammi, per cui voglio fare un esempio più comprensibile, preso in prestito da una conferenza di Dave Goulson, professore di biologia presso l’Università del Sussex e specializzato in ecologia e conservazione degli insetti:

Un cucchiaino da the pieno di imidaclophrid, ovvero circa 5 grammi, è sufficiente a sterminare 1.250.000 api.

Sono 25 alveari con 50.000 api. 

Certo, per morire tutte dovrebbero venire tutte a contatto con il neonicotinoide ognuna in egual misura, ma insomma credo di aver reso comunque l’idea della tossicità di questa sostanza.

 

LA SITUAZIONE IN ITALIA:

In tutta l’Unione Europea sono stati messi al bando per l’uso in agricoltura di tre neonicotinoidi: imidacloprid, clothianidin, thiamethoxam.

Altri neonicotinoidi però possono essere utilizzati, mi riferisco in particolare al thiacloprid e l’acetamiprid, attualmente banditi solo in Francia.

Anche il Methiocarb è consentito, ed è stato al centro del recente scandalo avvenuto in Friuli scaturito dalla denuncia di alcuni apicoltori e che hanno visto le proprie api decimate a causa di avvelenamenti. Oltre 400 agricoltori indagati e 250 fondi agricoli posti sotto sequestro preventivo.

Queste sostanze pur essendo consentite, vengono messe in commercio da aziende che non fanno altro che scaricare la responsabilità sugli agricoltori, riportando in etichetta avvertenze come “non seminare quando le api sono in attività”, “non seminare in giornate ventose”, “non seminare in presenza di fioriture”. Insomma di fatto l’agricoltore non potrebbe utilizzarle mai. A questo punto potrebbero direttamente scriverci “utilizzabili solo il 30 di febbraio“.

 

IN CONCLUSIONE:

Spero di esser riuscito a fornire con questo articolo qualche spunto di riflessione. Sia a chi vuol bandire totalmente qualsiasi tipo di pesticida, sia a chi utilizza queste sostanze andandoci “di manica larga”.

Non dimentichiamoci che molte sostanze che l’apicoltore usa in buona fede per proteggere le sue api sono a tutti gli effetti dei pesticidi.

Gli agricoltori a causa dell’attuale sistema agricolo spesso non sono meno vittime degli apicoltori. Proprio per questo credo sia importante cercare di instaurare un dialogo fra i due settori, in modo da comprendere le rispettive esigenze ed evitare di pestarsi i piedi a vicenda.

Da un lato c’è la salvaguardia del raccolto e del duro lavoro dell’agricoltore, dall’altra la tutela dell’ape e della biodiversità. Non sono e non dovrebbero essere due mondi differenti.

C’è attualmente un forte scollamento unito ad una reciproca diffidenza fra i due settori, tant’è vero che al minimo problema spesso si tende a puntare il dito verso l’altra “fazione”.

In realtà agricoltura ed apicoltura non possono appartenere a due fazioni differenti. Sono due realtà professionali che devono necessariamente arrivare a trovare un punto d’incontro per il bene dell’ambiente, di cui tutti facciamo parte.

Siamo ancora molto lontani, ma dobbiamo cercare di arrivarci.

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A presto!

Luca

 


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