Miele in medicina: proprietà antibatterica

miele in medicina (1) la proprietà antibatterica

Come si usa il miele in medicina? Quali sono le caratteristiche che lo renderebbero adatto ad un impiego in campo medico, soprattutto ospedaliero?

Per voi ci sarà una simpatica serie di articoli dedicata all’uso del miele in medicina, che si svilupperà nel seguente modo:

  1. La proprietà antibatterica.
  2. Il miele di Manuka: perché è considerato il miele “medico per eccellenza”? (di prossima pubblicazione)
  3. Miele per uso medico: come si possono sfruttare le proprietà del miele in medicina (di prossima pubblicazione).

 

PRECISAZIONI
  • Il miele è un ALIMENTO, un cibo, un dolcificante, un ottimo accompagnamento a formaggi, dolci e molte altre preparazioni culinarie.
  • Lo scopo di questo articolo è spiegare alcune delle proprietà intrinseche del miele che lo renderebbero adatto ad alcune applicazioni in campo medico ospedaliero, e che sono dimostrate da numerosi studi scientifici, analisi in vitro e casi clinici documentati.
  • Non vi parleremo di come i singoli mieli monoflora abbiano delle specifiche proprietà curative (miele di x fa bene al fegato, miele di y al cuore etc etc), perché ad oggi non c’è nessuna prova scientifica che ciò sia vero.
  • In questo articolo con la parola MIELE intendo la sostanza nel suo generale, non TUTTI i mieli.
IL MIELE NON VA INTESO COME UN SOSTITUTO AI FARMACI DATI IN PRESCRIZIONE DAL VOSTRO MEDICO, IN QUANTO NON E’ UN MEDICINALE.

 

Detto questo, procediamo pure!

 

COSA VUOL DIRE ANTIBATTERICO?

Secondo la Treccani:

Sostanze che ostacolano l’attività dei microbi. Si distinguono gli antibiotici (che combattono le infezioni batteriche), gli antivirali (che combattono le infezioni virali), gli antimicotici (che combattono le infezioni fungine).

Escherichia coli miele in medicina
Immagine del batterio Escherichia coli

Sicuramente avrete sentito parlare di come negli ultimi anni stia insorgendo un problema estremamente importante, vale a dire la resistenza di molti batteri e virus ai numerosi prodotti antibiotici e antibatterici presenti in commercio. Ciò significa che molti di loro non possono più essere debellati con l’uso di medicinali finora efficaci perché hanno sviluppato una resistenza nei loro confronti.

 

Cosa c’entra il miele in tutto questo? Negli ultimi anni numerosi studi hanno cercato di trovare una soluzione alla crescita della resistenza batterica. In specifiche situazioni, il miele si è dimostrato un ottimo sostituto a determinati farmaci, in quanto le sue proprietà antibatteriche, antinfiammatorie e immunostimulatorie hanno funzionato dove altri medicinali avevano fallito.

 

PERCHE’ IL MIELE E’ ANTIBATTERICO?

Ci sono tre diversi componenti a sostegno della proprietà antibatteriche del miele:

  1. l’alto contenuto zuccherino;
  2. l’acidità;
  3. la produzione di perossido di idrogeno;
  4. altre sostanze, di cui vi parleremo in un successivo articolo.

Il contenuto zuccherino

Esaminiamo innanzitutto la composizione del miele:

  1. Zuccheri: circa l’80%, i principali sono fruttosio e glucosio, poi vengono il saccarosio ed altri zuccheri complessi.
  2. Acqua: dal 15 al 20%.
  3. Altre sostanze: minerali, vitamine, amminoacidi, enzimi, acidi organici, proteine, polifenoli ed altro.

Il miele è quindi una soluzione sovrasatura di zuccheri, in quanto la quantità di zuccheri disciolti in acqua è più grande di quanto l’acqua riuscirebbe naturalmente a sopportare in condizioni normali.

Tutto questo causa una pressione osmotica che è in grado di uccide i batteri. Per farvi capire, i batteri che si trovano a contatto con questo particolare ambiente finiscono per perdere tutta l’acqua contenuta al loro interno perché viene “risucchiata” dagli zuccheri. Ci sono però anche batteri che riescono a sopportare bene questo ambiente, ad esempio i lieviti.

L’ACIDITA’

Parte dell’attività antibatterica del miele è dovuta anche alla sua naturale acidità: ha un pH che va da 3.2 a 4.5 ed è dovuta principalmente alla presenza di acidi organici quali l’acido gluconico ed il gluconolattone. Questo ambiente sfavorirebbe la crescita batterica, inoltre aiuterebbe nella guarigione delle ferite.

 

IL PEROSSIDO DI IDROGENO

Probabilmente lo conoscerete meglio con il nome di… Acqua ossigenata! Ebbene sì, il maggior contributore alla proprietà antibatterica del miele è proprio l’acqua ossigenata.

Perossido di idrogeno miele in medicina
Struttura del perossido di idrogeno: H202

Viene prodotta dall’azione di un particolare enzima, chiamato glucosio ossidasi, il quale è aggiunto nel miele direttamente dalle api. Per far attivare la glucosio ossidasi, e quindi per iniziare la produzione di perossido di idrogeno, c’è che il glucosio presente nel miele venga a contatto con l’ossigeno, il che significa che c’è bisogno che il miele venga esposto all’ossigeno.

La reazione è la seguente: β-D-glucosio + O2 ⇄ D-glucono-1,5-lattone + H2O2

Le api stesse pensano a questo: una volta che il nettare viene inserito nelle cellette, esso ha un contenuto di acqua molto alto. Le api attivano il passaggio d’aria necessario alla sua asciugatura, quindi alla rimozione dell’acqua. L’ossigeno presente nell’aria attiva la glucosio ossidasi, la quale produce gluconolattone (che diminuisce il pH della sostanza) ed il perossido di idrogeno (che sterilizza il miele).

Quando il miele raggiunge la giusta quantità di acqua, dal 20% in giù, la celletta viene chiusa con l’opercolo di cera. L’ossigeno non entra più a contatto con il miele, la glucosio ossidase interrompe la sua attività per via dell’acidità e della scarsa quantità di acqua.

 

LA DILUIZIONE DEL MIELE

Una volta che il miele viene estratto, per far sì che la glucosio ossidase si riattivi è quindi necessario diluirlo in una soluzione che contenga ossigeno al suo interno. Non è necessario aggiungere un liquido come l’acqua in quanto la pressione osmotica del miele assorbe anche le sostanze secrete da tessuti danneggiati. Il miele quindi si diluisce principalmente grazie ai nostri liquidi corporei.

Si è osservato che l’attività della glucosio ossidase incrementa ed ha un picco attorno a concentrazioni di 30-50% di miele in soluzione, e poi scende di nuovo quando la diluzione aumenta. Come è ovvio che sia, il perossido di idrogeno non viene sintetizzato all’infinito, ma generalmente entro 24/48 ore la sua produzione si interrompe.

Quindi sia l’aumento della diluzione del miele che il tempo di produzione del perossido di idrogeno sono due fattori essenziali dell’attività antibatterica del miele, che non è sempre costante.

La quantità di acqua ossigenata prodotta non raggiunge livelli molto elevati, per cui il miele non dovrebbe causare irritazione ed infiammazione, ma è comunque sufficiente eliminare in modo efficace i batteri perché, nelle condizioni sopra citate, viene continuativamente prodotta dalla sintesi della glucosio ossidase.

 

DILUITO, MA QUANTO?

Come dicevo sopra, oltre una certa diluizione la glucosio ossidasi interrompe la sua attività per cui è necessario capire quanto il miele possa essere diluito affinché ci sia ancora attività antibatterica.

Oltre a questo è necessario anche comprendere quale sia la minima concentrazione inibitoria (MIC): la più bassa concentrazione di una sostanza antimicrobica (nel nostro caso il miele) capace di inibire la crescita di un batterio.

Il miele non ha una MIC univoca perché non tutti i mieli sono uguali. Alcuni mieli possono essere diluiti molte volte e riuscire comunque a fermare la crescita batterica. Altri, invece, devono essere diluiti molto poco altrimenti non risultano altrettanto potenti.

Ciò significa che ogni miele andrebbe singolarmente testato per capire se ha la giusta potenza antibatterica per inibire un determinato batterio. Questa viene misurata con esami di laboratorio specifici e la si misura comparandola con un antisettico comune, chiamato fenolo.

Un miele ha una buona potenza quando la sua attività antibatterica si eguaglia a quella che si otterrebbe con una soluzione del 15% di fenolo.

 

TUTTI I MIELI SONO UGUALI? NO!

Mi piacerebbe rispondere positivamente, ma come avete già letto poco sopra non è così. Ci sono molti fattori che vanno ad influenzare la potenza batterica del miele, o meglio, dei singoli mieli.

  • La quantità di acqua ossigenata prodotta dal miele in soluzione varia da miele a miele, ed anche da come questo viene lavorato.

Questo è dovuto da un’enzima particolare chiamato catalase, che distrugge il perossido di idrogeno ed è anch’esso naturalmente presente nel miele.

Alcune varietà florali possono influire sull’attività enzimatica a favore della catalase oppure del perossido di idrogeno. Per farvi capire, quando la catalase è troppo favorita, la proprietà antibatterica del miele dovuta alla produzione di acqua ossigenata è inesistente.

In aggiunta, l’enzima catalase è contenuto anche dal nostro corpo: la si trova nei fluidi corporei che vanno a diluire il miele.

Nel miele ci deve essere un equilibrio particolare per cui l’azione distruttiva della catalase sia praticamente annullata dalla continua produzione di perossido da parte della glucosio ossidasi. Nel caso contrario, la catalase finisce per distruggere l’acqua ossigenata.

  • Anche la lavorazione del miele da parte dell’apicoltore influisce: se il miele viene riscaldato per migliorare la sua fluidità, la glucosio ossidase può essere distrutta. Sembra che essa sia sensibile anche alla luce.

Quindi non tutti i mieli hanno la giusta potenza antibatterica e talvolta ci sono differenze molto grandi anche tra i mieli della stessa tipologia.

In molti mieli, la potenza antibatterica è dovuta soltanto alla pressione osmotica e all’acidità, in quanto non c’è una buona produzione di acqua ossigenata.

 

CONTRO QUALI BATTERI E’ EFFICACE?
Crescita di escherichia coli miele in medicina
Una colonia di batteri Escherichia coli in crescita.

Come dicevo ad inizio articolo, in alcune situazioni il miele è risultato essere efficace dove altri farmaci non erano riusciti a fermare la proliferazione dei batteri né ad ucciderli. Talvolta è stato efficace anche in caso di contaminazioni incrociate avvenute in ospedale.

Nei test in vitro, alcuni dei batteri che sono sensibili all’azione del miele sono:

  • Acinetobacter baumannii: le infezioni di questo batterio si verificano generalmente in pazienti con gravi patologie e ospedalizzati.
  • Stafilococchi a coagulase negativa.
  • Gram negativi, tra cui Escherichia coli.
  • Gram positivi che infettano le ferite: Enterococco fecale, Staffilococco aureo, alcune varietà di Streptococco.
  • Batteri che causano infezioni gastrointestinali: alcuni tipi di salmonella ed enterobatteri.
  • Batteri anaerobici che causano malattie dentali.
  • Lieviti: varie tipologie di Candida.

Ad ora sembra che nei test in vitro questi batteri non abbiano sviluppato alcuna resistenza al miele.

Sembra quindi che il miele possa essere una valida alternativa all’utilizzo di determinati antibiotici o altri farmaci che purtroppo non sono più efficaci nella cura di infezioni, a patto che nelle applicazioni cliniche vengano usate soluzioni ad alta concentrazione di miele.

 

PERCHE’ IL MIELE E’ ANTINFIAMMATORIO?

L’infiammazione è una risposta automatica del nostro corpo quando c’è un’infezione o il danneggiamento dei tessuti. E’ un processo che serve sia a ripulire la ferita che a curarla e ripristinare così la normalità.

Sembra che il miele contenga una proteina specifica chiamata Apalbumina 1. Le api la aggiungono nel nettare durante la trofallassi. Questa serve a bloccare i globuli bianchi, i quali iniziano il processo infiammatorio inghiottendo i batteri e le altre particelle che infettano i tessuti danneggiati.

Alcuni farmaci antinfiammatori non possono essere usati in situazioni specifiche quali ad esempio le ferite, perché ne rallentano il processo di guarigione. Sembrerebbe invece che il miele possa contemporaneamente fermare e diminuire l’infiammazione senza rallentare la guarigione delle ferite.

Sembra anche che minimizzi la formazione di cicatrici.

 

Eccoci quindi arrivati alla fine della prima parte della trilogia dedicata al miele in medicina!

 

Apprezzerei molto vostri commenti e domande su questo articolo! Usate il box dedicato ai commenti per farmi sapere cosa ne pensate. Iscrivetevi al blog o alle nostre pagine Facebook, Twitter, YouTube ed Instagram per avere sempre aggiornamenti in tempo reale!

A presto!

Silvia


FONTI

IMMAGINI

  • Perossido di idrogeno: By NEUROtiker – Own work, Public Domain
  • Escherichia coli: By Credit: Rocky Mountain Laboratories, NIAID, NIH – NIAID: Public
  • Escherichia coli in crescita: By Stewart EJ, Madden R, Paul G, Taddei F – Stewart EJ, Madden R, Paul G, Taddei F (2005). “Aging and death in an organism that reproduces by morphologically symmetric division”. PLoS Biol. 3 (2): e45. PMID 15685293, CC BY 3.0

2 Replies to “Miele in medicina: proprietà antibatterica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.