Non aprite quell’avvolgibile…

Questo fine settimana mi ha contattato un conoscente per recuperare uno sciame in una colonia abbandonata da diversi anni, dato che presto verrà demolita.

Il custode aveva notato un consistente viavai di api da una fessura dell’avvolgibile di una delle tapparelle del quarto piano, così mi sono infilato la tuta e con l’aiuto di mio padre ho portato su tutta l’attrezzatura necessaria al recupero dello sciame.

 

Arrivato sul posto, noto subito una specie di segatura scura che inizialmente (con la complicità della scarsa illuminazione) ho confuso per un residuo provocato dalle formiche.

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Senza il disturbo dell’uomo, anche un avvolgibile può diventare un ottimo rifugio per le formiche.

In realtà però i residui a terra non sembravano affatto proporzionati al nido delle formiche che avevo visto, infatti rimuovendo il pannello di copertura dell’avvolgibile mi si è presentata davanti agli occhi questo spettacolo:

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Il cassettone che una volta ospitava una semplice serranda, ora ospitava decine di migliaia di api.

Lo so, quello che ho poc’anzi definito spettacolo per molti di voi potrà sembrare il peggiore degli incubi, comunque andiamo avanti…

A questo punto capii subito che (ovviamente) non si trattava di un semplice sciame, ma di una vera e propria colonia di api che si era insediata nel cassettone, sicuramente da diversi anni.

Il cassettone era stato completamente riempito dalle api con favi carichi di covata e scorte di miele e polline. Il tutto con una precisione millimetrica!

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Favo di covata in primo piano, notare il rullo dell’avvolgibile in legno completamente inglobato dalla costruzione delle api.

Usando un po’ di fumo ho fatto spostare le api per sbirciare l’opera del loro ingegno.

Tantissime generazioni di api si sono succedute per costruire una meraviglia del genere! Dal nostro punto di vista, se ci pensiamo, è come se la nostra nazione intraprendesse un progetto e lo portasse avanti ininterrottamente per centinaia di anni. È assolutamente un’opera mastodontica e che merita grande rispetto!

Proprio per questo motivo, non nego di essermi sentito parecchio in colpa nel rimuovere i favi posizionati proprio lì dove le api li volevano. Tuttavia, considerando che la struttura verrà demolita a breve si trattava solamente di scegliere il male minore.

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In alto a sinistra (strisce scure) è possibile vedere i favi contenenti miele che ho asportato.

Ho iniziato quindi a rimuovere i favi più esterni che erano vuoti e non presidiati dalle api, di modo che il fastidio per loro fosse limitato al minimo sindacale.

Arrivato ai favi presidiati ho utilizzato un po’ di fumo con l’affumicatore per farle spostare e permettermi di lavorare senza fare un macello.

 

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Vano dell’avvolgibile ripulito, sono visibili ancora i punti in cui i favi erano attaccati alla parete.

Dopo ore di incessante lavoro, ma anche grazie all’aiuto e alla pazienza di mio padre, sono riuscito a ripulire tutto il vano, facendo spostare le api sulla parete liscia in modo da poterle catturare più facilmente.

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Se è vero che i favi sono le “ossa” dell’alveare, questa foto è una radiografia della colonia di api.

Con le api posizionate sulla parete liscia, non ho fatto altro che mettere un cassettino portasciami sotto di loro per poi spruzzarle con dell’acqua zuccherata.

L’acqua zuccherata serve per bagnar loro le ali (evitando quindi di farle alzare in volo), ma anche per tenerle impegnate a succhiare la gradita sostanza zuccherina mentre io le faccio scivolare nel cassettino. In questo modo con qualche colpo di spazzola la situazione era sistemata.

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Avere tante api attorno durante questi lavori “di precisione” è molto stancante. Se cala la concentrazione è molto facile lasciarsi scappare un telaino oppure schiacciare inavvertitamente alcune api.

A questo punto io e mio padre abbiamo fatto un’operazione di bricolage con i favi che avevo ritagliato (foto sopra), cercando di collocarli all’interno dei telaini standard che vengono utilizzati in apicoltura razionale.

Legando questi favi con dello spago, ci assicuriamo quindi che rimangano in posizione. Le api poi con calma provvederanno a fissarli al telaino, utilizzando altra cera di loro produzione.

 

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Ecco le api intente a chiamare le loro compagne nel nuovo nido. Con il quantitativo di api di questa grande colonia, ho potuto riempire ben tre cassettini portasciami come questo. 

La giornata è stata molto lunga, per cui una volta recuperate le api ho portato i cassettini portasciami in una postazione dedicata per far passare loro la nottata in tranquillità.

D’ora in poi terrò sotto stretta osservazione queste api, poiché potrebbero avere tutte le carte in regola per comporre delle ottime famiglie. C’è infatti la possibilità che questa colonia sia sopravvissuta per diversi anni senza ricevere alcun trattamento antivarroa, ed in ogni caso la tenuta igienica dei favi (nonostante la sua grandezza) risultava impeccabile ed assente da qualsiasi patologia.

Il tempo ci dirà se queste api hanno nella loro genetica dei numeri vincenti, nel frattempo vi lascio con un breve video che ho montato sull’operazione di recupero. È stato per me un lavoro molto duro ma incredibilmente interessante e soddisfacente. Buona visione!

 

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7 Replies to “Non aprite quell’avvolgibile…

  1. Davvero incredibile Luca, mai vista una cosa del genere, il tuo post sembra un documentario di Natural Geographic ! Interessantissimo! E bravo anche al papà che ti ha aiutato in questa formidabile impresa di recupero!
    Ciao Samantha

    1. Ti ringrazio molto Samantha, ma credo che alla National Geographic abbiano la mano un tantino più ferma nel fare le foto!
      Eh sì, complimenti a mio padre che non avrà preso neanche un pizzico dalle api ma in compenso gli ho fatto cascare in testa l’affumicatore! Poveretto…
      Questo ci conferma ancora una volta che non sono le api ad essere cattive, ma l’uomo!

      Ciao, a presto e grazie per il commento!

  2. Luca un post stupendo, mi ha molto appassionato. Non avevo mai visto una cosa del genere e non avevo idea che si potesse trovare questa soluzione. Davvero un lavoro notevole. Complimenti interessantissimo come sempre. Laura

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