Forse alcuni di voi avranno sentito parlare del sistema Flow Hive.
Per chi non sapesse di che si tratta vi linko il video qui di seguito:
Viene promosso come un nuovo metodo semplice per fare apicoltura; grazie a Flow Hive infatti raccogliere miele alla spina sembra un gioco da ragazzi, ma è davvero così?
La campagna Indiegogo per finanziare questo progetto è stata finanziata con oltre 13 milioni di dollari (superando la cifra necessaria del 17.380%).
Ma raccogliere miele semplicemente aprendo un rubinetto è veramente una cosa positiva?
Nonostante personalmente sia convinto che infastidire il meno possibile le api durante la raccolta del miele sia un bel punto a favore per il Flow Hive rispetto ai metodi di raccolta tradizionali, e vedendo una tecnologia di questo tipo molto utile per scopi educativi (come arnia da osservazione per visite guidate con le scuole ad esempio), ho individuato alcuni, anzi parecchi, punti a sfavore.
PROBLEMI CON MIELE LIQUIDO DURANTE LE GIORNATE CALDE
Il miele prima di maturare si trova ad uno stato più liquido rispetto al miele maturo. A causa di questo e di qualche carenza in fase di progettazione/test, è stato riportato da alcuni possessori di Flow Hive che nelle giornate calde avviene una fuoriuscita di miele dall’arnia, come si può notare in questa foto:

Foto tratta dalla pagina Facebook di un apicoltore che utilizza Flow Hive.
Una fuoriuscita di miele di questo tipo può facilmente innescare il tanto temuto fenomeno del saccheggio. Chi ha già dimestichezza con le api sa benissimo a che cosa mi riferisco.
Quando si lavora in maniera errata alle arnie e si sparge miele in giro, le api delle arnie limitrofe potrebbero aggredire il nido in cui abbiamo pasticciato. L’odore del miele (specialmente in periodi di scarso raccolto) cattura l’attenzione delle api un po’ come quando lo squalo percepisce l’odore del sangue, per intenderci.
Si tratta di un fenomeno pericoloso poiché durante il saccheggio c’è il rischio che la famiglia saccheggiata venga distrutta e depredata; in questi casi persino la cera dei telaini può essere danneggiata in maniera importante.
CAPIRE SE IL MIELE È MATURO
L’azienda promuove Flow Hive come un metodo per raccogliere miele “alla spina”, quando in realtà osservando i vari video si può notare quanto sia umido il miele raccolto.
Il miele, per potersi chiamare tale, deve avere un’umidità relativa del 20% (non oltre), altrimenti si rischia di andare incontro a problemi di fermentazione. Per come è costruito il Flow Hive, è indispensabile estrarre i favi per poter controllare se il miele è maturo o meno.
Ma se i favi vanno manipolati come in apicoltura convenzionale, che senso ha acquistare un prodotto di questo tipo?
Per la precisione cito il libro “Le Api” di Alberto Contessi (Terza edizione):
Il miele viene normalmente opercolato dalle api quando contiene il 17-18% di acqua, ma a volte i valori possono aumentare fino al 21%, ed in questi casi possono verificarsi facilmente processi fermentativi.
Attualmente la legge sul miele consente la commercializzazione di miele contenente fino al 21% di acqua, aumentando ulteriormente questo limite al 23% in alcuni casi particolari (miele di Calluna, Trifolium sp., Arbutus).
Tale disposizione, oltre ad aumentare il rischio di fermentazioni del miele commercializzato, penalizza quegli apicoltori scrupolosi che producono solo miele maturo contenente non più di 18% di acqua.
La nuova direttiva sul miele (2011/110/CE del 20/12/01), a tutto il 2003 non ancora recepita dall’Italia, di norma riduce il tenore di umidità massima al 20%.
Vediamo di seguito altri punti a sfavore del Flow Hive:
COSTO
L’arnia completa costa 625 $ mentre solo il melario costa 225 $ (spedizione esclusa).
Un’arnia standard completa di quelle utilizzate oggi in apicoltura convenzionale costa (stando un po’ di manica larga) 70-80 €, il melario sui 15 €.
Per chi vuole iniziare a fare apicoltura quindi consiglio vivamente l’acquisto di due o tre arnie standard, di un corso base di apicoltura e di un paio di buoni libri; spenderà comunque meno che ad acquistare una Flow Hive e se ci saranno problemi saprà senz’altro dove mettere le mani.
RIMUOVERE LA CERA DAL MECCANISMO
Il Flow Hive permette di estrarre il miele facendo aprire a metà il favo tramite l’utilizzo di una leva apposita. Quando il favo si apre, la copertura di cera delle cellette che contengono il miele si rompe ed il miele scorre sul fondo dell’arnia per gocciolare poi dentro al barattolo. La cera che copriva le cellette ovviamente rimane all’interno del favo che va comunque ripulito, obbligandoci ancora una volta a manipolare l’arnia. Questo aspetto negli spot ovviamente non viene menzionato dall’azienda.
FAVI IN MATERIALE PLASTICO
Su questo si potrebbe discutere a lungo, ma personalmente trovo poco sano (e anche poco rispettoso nei confronti delle api) utilizzare dei favi in materiale plastico anziché costruiti con cera d’api. La cera d’api scambia calore in maniera differente rispetto alla plastica (questo influisce sulla capacità di accudire la covata e sulla capacità delle api di asciugare il miele dall’umidità e quindi farlo maturare).
Sappiamo anche che le api attraverso le vibrazioni del favo di cera trasmettono messaggi all’interno dell’alveare, la comunicazione attraverso dei favi in plastica potrebbe non essere efficace alla stessa maniera. L’utilizzo dei favi in plastica era già (anche se limitatamente) diffuso da prima dell’arrivo di Flow Hive, credo solo non sia giusto utilizzare materiale plastico (che può potenzialmente rilasciare sostanze in grado di alterare il miele) all’interno di un ambiente salubre come l’alveare.
…E IL MIELE CRISTALLIZATO?
Ci sono alcuni tipi miele che tendono a cristallizzare già nel favo. Questi mieli vanno estratti con delle tecniche particolari in apicoltura convenzionale, pensiamo ad esempio al miele di edera.
Flow Hive, funzionando grazie alla fluidità del miele che scorre sul fondo, richiederebbe l’estrazione dei favi ed il riscaldamento degli stessi (bisognerebbe quindi sciogliere il miele scaldando anche la plastica che lo contiene), dando origine ad un prodotto che andrebbe quantomeno analizzato prima di essere posto sul mercato.
LABORATORIO DI SMIELATURA
Non conosco la regolamentazione Australiana o Americana, ma qui in Italia per poter confezionare il miele è indispensabile disporre di un laboratorio di smielatura attrezzato. Non so quindi quanto possa essere legale o normata, almeno in Italia, la vendita di un miele invasettato direttamente in apiario senza il minimo rispetto delle basilari regole di igiene alimentare.
SBARAZZARSI DELL’ARNIA
Esistono alcune particolari patologie delle api per le quali ad oggi non esistono cure. Si tratta di malattie contagiose per le altre colonie di api e che quindi vanno affrontate con tempestività se non si vuole andare incontro alla perdita di diverse colonie di api. Per far fronte a questo gli alveari vengono purtroppo inceneriti e seppelliti; se già questo rappresenta un danno affettivo ed economico piuttosto modesto (considerando che il costo di un’arnia completa si aggira intorno ai 70-80 €), figuriamoci se ci si trova nelle condizioni di dover bruciare un’arnia da 600 €.
Questi sono alcuni dei punti che ho individuato e dei quali mi premeva parlare.
Credo inoltre ci sia un grande problema di fondo, che è poi il motivo per cui molti apicoltori convenzionali, fra cui il sottoscritto, non vedono di buon occhio questa tecnologia che di per sé non è cattiva e, se migliorata, potrebbe essere senz’altro un’ottima risorsa a disposizione degli apicoltori.
Flow Hive fin dal primo momento è diventato virale in rete poiché promuove il seguente messaggio: Compra Flow Hive! Ci metti dentro delle api, quando vuoi del miele basta girare una leva ed è fatta, ecco il tuo miele alla spina!
Gli spot infatti si concentrano solo ed esclusivamente sul miele che scorre dentro al barattolo, senza accennare minimamente alle conoscenze che al giorno d’oggi bisogna avere per condurre un alveare nel migliore dei modi.
In ogni libro di apicoltura degno di questo nome, si consiglia ai nuovi apicoltori di spendere tantissimo tempo con le api, di fare pratica, di imparare a conoscere le leggi che governano l’alveare.
Io credo che qualsiasi equipaggiamento per apicoltura che promuove un minor coinvolgimento fra uomo ed api non è altro che un pessimo equipaggiamento.
Aggiornamento:
A seguito delle numerosissime rimostranze da parte di molti apicoltori, l’azienda è stata costretta a fare un po’ marcia indietro in merito alla promozione del prodotto, mettendo in chiaro che Flow Hive non è un modo semplice per fare apicoltura pur non sapendo nulla sulle api, bensì è solo una tecnologia che semplifica la raccolta del miele. Hanno dovuto puntualizzare inoltre che è necessario seguire corsi di formazione ed informarsi su cosa occorre fare per condurre un alveare, poiché alveari domestici mal gestiti o abbandonati generano malattie e non aiutano affatto le api ed il mondo dell’apicoltura.
Ma ormai il dado è tratto; ciò che cattura l’attenzione della gente e continua ad essere condiviso è sempre il solito video del miele alla spina.
Apprezzerei molto vostri commenti e domande su questo articolo! Usate il box dedicato ai commenti per farmi sapere cosa ne pensate. Iscrivetevi al blog o alle nostre pagine Facebook, Twitter, YouTube ed Instagram per avere sempre aggiornamenti in tempo reale!
A presto!
Luca
Immagini:
- Immagine di copertina: “Flow Hive 2 Western Red Cedar with harvesting shelf and honey pouring into jars ” derivato da By Flow Hive – Own work, CC BY-SA 4.0, adattamento effettuato dall’autore dell’articolo, licenza CC BY-SA 4.0



fruttasdibosco
Sembra tipo…”Ehi tieni le api, tieni il meccanismo, tieni il cappello” Anche tu ora sei un apicoltore! °-°….Non mi piace questa idea…Sopratutto qui in Italia che più andiamo avanti più la passione per l’apicoltura scompare, sostituita da miele cinese…Con questa macchina finisce che uno con un po’ di passione la compra, vede che per i primi tempi viene un buon miele e poi alla prima cosa storta, dice…”ho speso troppi soldi, l’apicoltura non fa per me” é____é mannaggia, mannaggia….
api101
A mio parere più persone praticano l’apicoltura e meglio è, però sono cose che vanno fatte con criterio e consapevolezza (per quanto ancora le informazioni che abbiamo, o che pensiamo di avere sulle api siano piuttosto limitate).
Condurre qualche arnia per autoconsumo non è affatto un’impresa titanica (se c’è un minimo di passione), sarebbe bello vedere in ogni giardino qualche cassetta per le api.
Prossimamente preparerò qualche articolo in cui parlerò anche di altri tipi di arnie che sono diverse rispetto a quelle comunemente utilizzate nell’apicoltura da reddito e che hanno caratteristiche particolari.
fruttasdibosco
°-° Io credo che non sarei mai in grado di gestire una piccola arnia anche se lo volessi xD mi mettono troppa ansia quando sono in gruppo le api…comunque sono davvero curiosa di leggerlo il prossimo articolo…mi continuo a chiedere quante cose ancora non conoscosulle api °_°
Anonimo
Mi permetto di consigliarti di provare. 3 anni fa, proprio per vincere la mia paura delle api, ho iniziato con 2 arnie, poi ne ho aggiunta una terza, e ora sono a quota 33… Vado in apiario sempre ben protetta, e devo confessare che ancora un pò di paura la provo, ma la sensazione che si prova a stare tra le api vince la paura. Prova!
Tiziana
Mi sono imbattuta in questo articolo alla ricerca di dove acquistare una Flowhive. Sto infatti studiando la possibilità di avere due o tre arnie nel mio podere. Non intendo commercializzare il miele raccolto, non ho lo spazio né il tempo per seguire un allevamento di api come un apicultore di mestiere, quindi necessito di un metodo che semplifichi di molto l’estrazione del miele. Sono ben consapevole che avere le api è un impegno gravoso e di enorme responsabilità. E prima di imbarcarmi in una cosa del genere seguirei un corso con apicoltori locali etc etc. Ma non voglio avere a che fare con centrifughe smielatrici, laboratori a norma etc. Vorrei le api per l’impollinazione del mio frutteto e dell’orto,per favorire la biodiversità, per contribuire a ristabilire un equilibrio nella popolazione delle api distrutte dagli incendi estivi. A me sembra che Flowhive faccia al caso mio e di tutti coloro che prendono seriamente e responsabilmente l’idea di ospitare qualche famiglia nel proprio podere. E se si può raccogliere un po’ di miele senza difficoltà non vedo perché privarsene. È un metodo eccellente e se ci sono migliorie da fare, perché non sedersi a studiare per ideare e metterle in opera, anziché criticare negativamente senza proporre alternative altrettanto valide?
Luca
Ciao Tiziana e grazie per il commento.
Nell’articolo si parla di una comunicazione un po’ troppo ambigua da parte dell’azienda e di un costo eccessivo. Questi sono dati di fatto che ci spingono ad essere critici verso il prodotto, poi chiaramente ognuno può acquistare ciò che vuole al prezzo che ritiene più opportuno.
Promuovere l’idea che sia sufficiente aprire un rubinetto per portarsi a casa del miele è una rappresentazione sbagliata e molto lontana dalla realtà. Lo prova il fatto che molte persone sia con questa che con altre arnie cosiddette “innovative” si sono ritrovate a fine stagione con qualche manciata di api morte e potenzialmente in grado di infettare altri alveari nelle vicinanze.
Proprio perché come hai giustamente affermato avere le api è un impegno gravoso e di enorme responsabilità tengo a precisare che impollinazione e biodiversità sono due meccanismi che possono essere favoriti enormemente mettendo a disposizione piante mellifere e lasciando degli spazi in cui le api selvatiche possano nidificare.
A ben vedere per ristabilire l’equilibrio di cui parli in svariate zone d’Italia sarebbe più indicato evitare di saturare i territori con api mellifere e lasciare un po’ più di respiro alle api selvatiche.
Nel momento in cui si decide di fare apicoltura (indipendentemente dalla produzione e/o dalla commercializzazione del miele) si entra in un sistema di gestione che impone delle regole che sono universali ed indipendenti dal tipo di arnia che si utilizza.
Per quanto riguarda laboratorio e smielatore, non sono indispensabili nemmeno con altre arnie se si rimane nell’ambito dell’autoconsumo e lo si utilizza direttamente in favo o spremuto in maniera casalinga.
roberto
ciao,dove trovo i tuoi articoli riguardo alle arnie? grazie
Luca
Ciao Roberto, usando la funzione di ricerca del blog potrai trovare un po’ di informazioni sulle arnie delle quali abbiamo parlato. Per cercare clicca sull’icona con la lente di ingrandimento che si trova in alto a sinistra (se navighi da pc) ed inserisci le chiavi di ricerca.
Se cerchi informazioni per l’acquisto però è meglio se ti rivolgi alla tua associazione apicoltori locale o a negozi specializzati, qui ci occupiamo soltanto di divulgazione.
Buona giornata!
fitoterapiapratica
Ho scoperto il tuo blog grazie alla review del miele di fruttidibosco e ti seguirò con molto piacere!
api101
Grazie mille per essere passata di qui e grazie anche a fruttidibosco per averci messo in contatto. Seguo volentieri anche io il tuo blog perché lo trovo molto interessante, a presto!
Rinaldo Amorosi
Tutte osservazioni corrette, una sola precisazione…… Il miele per poter essere in commercio deve avere, tranne qualche raro caso, umidità relativa del 20% e non del 18. Il limite del 18 è quello che richiedono i concorsi di qualità del miele ma essendo un processo ottenuto molte volte in modo artificiale (quasi tutti i monoflora) non vedo come possa costituire un indicatore della qualità del miele (ma al limite della sua percezione gustativa).
api101
Grazie mille Rinaldo per aver trovato il tempo per leggere l’articolo e soprattutto per la precisazione, mi fa davvero piacere che tu sia passato di qui!
Provvedo subito a correggere ed integro citando il libro di Contessi: “Il miele viene normalmente opercolato dalle api quando contiene il 17-18% di acqua, ma a volte i valori possono aumentare fino al 21%, ed in questi casi possono verificarsi facilmente processi fermentativi. Attualmente la legge sul miele consente la commercializzazione di miele contenente fino al 21% di acqua, aumentando ulteriormente questo limite al 23% in alcuni casi particolari (miele di Calluna, Trifolium sp., Arbutus). Tale disposizione, oltre ad aumentare il rischio di fermentazioni del miele commercializzato, penalizza quegli apicoltori scrupolosi che producono solo miele maturo contenente non più di 18% di acqua. La nuova direttiva sul miele (2011/110/CE del 20/12/01), a tutto il 2003 non ancora recepita dall’Italia, di norma riduce il tenore di umidità massima al 20%.”
Sergio Di Nisio
Buonasera,
sono pienamente d’accordo sul fatto che condurre un’arnia richiede conoscenza, lavoro e molta dedizione in entrambi i metodi. Ma nel bilancio dei costi dell’arnia tradizionale andrebbero aggiunte anche lo smielatore e tutta una serie di accessori necessari per la smielatura o sbaglio?
Grazie
Saluti
Luca
Ciao Sergio, la risposta è sì, ma non necessariamente.
Il miele si può ottenere anche strizzando i favi e per l’autoconsumo l’operazione è fattibile nella cucina di casa a costo zero, oppure si può anche tagliare il favo e consumarlo così com’è. Per la commercializzazione occorre un laboratorio ma credo valga lo stesso per il flow hive.
Il sistema flow hive costa come un piccolo smielatore e non credo abbia senso pagare un piccolo smielatore per ogni singola arnia che decidiamo di utilizzare. Ha senso invece comprare uno smielatore “classico” ed utilizzarlo per tutte le nostre arnie.
Questo almeno è ciò che penso in merito all’aspetto prettamente economico, oltre a quanto già riportato nell’articolo.
Il Flow hive può andar bene a mio parere per chi vuole una o due arnie da tenere in giardino, sempre però tenendo conto che ci dev’essere comunque il giusto impegno e la giusta conoscenza per la gestione delle arnie.
Beatrice
Il sistema Flow Hive è decisamente interessante, ma sicuramente da migliorare. Sono perfettamente d’accordo sulle criticità riportate da Luca, prima fra tutte il fattore umidità, non misurabile, se non con l’estrazione dei favi. Con le restrizioni poi che l’Italia impone a livello normativo per la commercializzazione dei prodotti alimentari, vedo il Flow Hive davvero di difficile utilizzo nel nostro paese, almeno a livello professionale.
Luca
Ciao Beatrice, effettivamente le problematiche sono molteplici. Magari non sono insormontabili ma pare che l’azienda si sia adagiata sullo slogan del “miele alla spina” facendo passare il messaggio che dalle api noi si debba solo prendere.
Grazie per il commento e buona giornata!
Paolo
Non sono un fan di flow hive quindi molti dei punti di cui hai scritto lì approvo il mio pensiero, qui di seguito esposto, può essere un rivisto e corretto da chi ha più esperienza di me ma anche il tuo articolo ha cercato di omettere alcuni punti che sono a sfavore della tecnica tradizionale. Se si devono confrontare le due tecniche é bene dire tutti i pro e contro, mi riferisco al confronto “Costi” dove hai omesso di scrivere che per la tecnica tradizionale si devono spendere almeno 300 se non 500€ tra smielatore maturatore filtri ecc senza tuttavia essere in regola per poter vendere il proprio miele. Per tanto a parità di miele auto prodotto, senza considerare la vendita cioè per uso personale, il costo di iniziò attività tra una flow hive ed uno tradizionale è circa lo stesso. Paolo
Luca
Ciao Paolo,
se si parla di autoproduzione per uso personale, la smielatura può essere effettuata in casa anche con attrezzature disponibili in qualsiasi cucina casalinga. Mi riferisco ad esempio alla spremitura dei favi o al consumo del miele in favo così com’è.
Se invece si ragiona in un contesto di apicoltura commerciale, la differenza risulta ancora più ampia. Con la Flow hive è un po’ come se pagassimo lo smielatore ad ogni arnia che acquistiamo.
Noemi
Buonasera, mi chiamo noemi e sono una ragazza di 24 anni che vorrebbe dare una mano all’ambiente anche mettendo qualche arnia nelle mie campagne.. E chissà se mi appassiono farne il lavoro della mia vita.. E l’idea mi è venuta quando ho visto questo flow hive. A parte che mi trovo all’inizio e non ancora seguo nessun corso su come tenerle (in questo periodo è impossibile muoversi), vorrei consigli su come avviare la cosa, se c’è qualche trucco per far funzionare bene flow hive (anche solo per iniziare, a consuno per famiglia) o se è proprio sconsigliato. Menomale che sono finita sulla tua pagina perché ero quasi convinta di voler prendere flow hive. Se mi vuole dare qualche info per avviarmi ne sarei felice. Grazie mille in anticipo.
Luca
Ciao Noemi, per iniziare a fare apicoltura occorre molta passione e tanto studio. Le api non sono affatto animali “semplici” da conoscere. Se l’obiettivo è quello di fare qualcosa di positivo per l’ambiente ci sono tante iniziative anche a costo zero che possiamo intraprendere quotidianamente.
Insomma, a nostro modo di vedere ci vuole molta motivazione ed interesse nei confronti delle api per intraprendere questa strada, altrimenti si rischia di uscire scontenti.
Ciò che penso in merito al flow hive lo trovi scritto nell’articolo. Noi non utilizziamo quel tipo di arnia per cui non ti posso dire altro.
Se ti interessa sapere quali libri acquistare per iniziare a conoscere il mondo delle api abbiamo scritto un articolo proprio su questo argomento: https://vitaminabee.it/libri-apicoltura-come-iniziare/
Trovi anche la sua versione video sul nostro canale youtube: https://youtu.be/ct6acyrDOmw
Per il resto, il modo migliore per avviare un’attività hobbystica è quello di frequentare un corso di formazione (possibilmente anche pratico), partendo in piccolo, magari con 2-3 arnie.
Insomma si parla di un investimento sia in termini di tempo (che di denaro) che pur non essendo enorme non è certo trascurabile.
Pensaci su, la stagione è già iniziata e hai tutto il tempo per organizzarti ed eventualmente frequentare un corso durante questo inverno.
Se hai altri dubbi scrivici pure, buona giornata!
Paola
Ciao Luca, visto che hai fatto una recensione del Flow Hive, vorrei sapere cosa ne pensi della B-box
https://beeing.it/it/
Grazie mille!
Paola
P. S. Chiedo perché mi piacerebbe iniziare (da zero) a condurre una o due arnie per consumo personale, e magari più avanti, iniziare un percorso didattico e di sensibilizzazione (non quindi di vendita del miele). Grazie ancora
Luca
Ciao Paola, B-box come Flow hive ha avuto un enorme successo attraverso una grossa campagna di crowdfunding mirata a catturare l’attenzione di chi conosce poco o nulla del mondo delle api.
Purtroppo il modo con cui vengono promossi questi metodi alternativi fa leva in gran parte sull’inesperienza di chi si approccia per la prima volta al mondo dell’apicoltura.
Per custodire le api come si deve c’è bisogno di conoscenza e studio.
Mettere un’arnia sul balcone non è un grosso problema, ma può diventarlo se ad esempio non si sa come quest’arnia va gestita e se non si rispettano le normative vigenti in materia di rispetto delle distanze e trattamenti sanitari.
Molti neofiti non sanno queste cose e rischiano di trovarsi nei problemi dopo aver speso 6-800 euro per un’arnia vuota.
Il mio consiglio è di approfondire lo studio di questi insetti utilizzando un buon testo, frequentare un corso (possibilmente anche pratico) e solo in seguito muoversi per l’acquisto del materiale, in maniera più consapevole.
Anche se nei vari claim pubblicitari non viene detto, si rischia seriamente di spendere tanti soldi e di combinare guai.
L’argomento è davvero complesso ma spero di averti fornito almeno qualche spunto di riflessione, se hai altre domande chiedi pure.
Buona giornata!
Paola
Grazie, infatti l’impressione era quella. Vorrei capire se è fattibile per una persona, dopo aver fatto un corso, gestire una o due arnie per consumo familiare. Grazieee
Luca
Certamente è fattibilissimo, basta tenere presente che il corso è soltanto il primo passo!
A presto!
Enzo
Che il progetto punti molto sul marketing è chiaro ed è sacrosanto che si studi prima di avventurarsi, anche quando vengono proposte soluzioni “facili”.
Sarei curioso di pareri di qualcuno che l’ha effettivamente provata. Vedendo le immagini mi vengono alcune curiosità e dubbi: si capisce bene che non tutto il miele è prelevabile, ma solo una piccolissima porzione, in quanto non è un sistema che serve a produrre miele a scopi commerciali, ma mi chiedo quanto miele produce una b-box? In che modo è stata stabilita la percentuale di miele prelevabile (è un fatto risaputo)? Vengono forniti strumenti per separare la c’era dal miele e quanto tempo ci vuole? Le celle non prelevabili sono già costruite o vengono fatte anche esse dalle api con la cera? E in fine il dubbio più importante: visto che il sistema si basa semplicemente sul chiudere l’accesso alle cellette prelevabili superiori, come si fa ad assicurare che, nel momento in cui si tira la maniglia, non ci siano api in quelle cellette? Non mi sembra che le cellette prelevabili abbiano un sistema che permette alle API di uscire ma non di entrare, ma semplicemente che le isola. Sbaglio?
Luca
Ciao Enzo, oltre all’arnia ci sono tanti altri fattori che influiscono sulla quantità di miele che si può produrre (disponibilità di fioriture, clima favorevole, forza della colonia di api, ecc.), per cui è impossibile prevedere anche solo una quantità minima. Ad esempio potrebbe anche accadere che la famiglia abbia problemi e non riesca a sopravvivere.
In condizioni normali il miele presente nella parte bassa dell’arnia (cioè il nido) è sufficiente e permette alle api di affrontare agevolmente l’inverno.
Il principio è un po’ lo stesso delle arnie che vengono comunemente utilizzate in apicoltura professionale, la parte di miele che viene prelevata dall’apicoltore viene immagazzinata in uno spazio apposito sopra al nido, mentre il miele nel nido non viene toccato.
Sui singoli dettagli della b-box non ti posso rispondere, in caso ti conviene rivolgere le tue domande direttamente all’azienda.
Enzo
Un aggiornamento al mio commento precedente su uno dei punti: come ho detto sono ignorante in tema di api e, leggendo, ho visto che l’apicoltura tradizionale fa uso di apiscampo, ossia dei sistemi che permettono l’uscita, ma non l’entrata alle celle, quindi immagino che b-box usi lo stesso sistema!
Luca
Esatto, non ho visto l’interno delle b-box ma è plausibile che il sistema sia un adattamento dell’apiscampo
Enzo
Grazie Luca per la risposta, chiaramente non cercavo risposte da voi, era più che altro per esprimere i primi dubbi che venivano in mente a un neofita alla vista di un prodotto pubblicizzato in maniera un po’ facilona 🙂
Giacoma
Grazie!
Valentina
Volevo chiedere se fosse possibile mettere un’arnia singola in giardino in città (periferia) solo allo scopo di dare una casa alle api, senza prendere il miele. È difficile comunque o fanno tutto da sole? Ci sono alcuni alberi e giardini qui intorno però non so se troverebbero da mangiare in abbondanza, e forse d’estate potrebbero essere disturbate dagli spray antizanzare e dagli zampironi dei vicini. È da scartare l’idea? Da sole potrebbero colonizzare l’arnia o vanno portate? Grazie mille
Luca
Ciao Valentina, è possibile a patto che vengano soddisfatti alcuni requisiti. Questi requisiti però sono vari ed alcuni cambiano da regione a regione per cui non posso darti qui una risposta definitiva.
Oltre a questo considera il fatto che dentro ad un alveare sono presenti decine di migliaia di api. E’ quindi necessario essere in regola e soprattutto sapere come intervenire in caso di problemi.
Non ti voglio spaventare ma se si vuol avere a che fare con le api bisogna prima conoscerle.
Sicuramente meno impegnativo è l’allestimento di uno o più hotel per insetti dedicato alle api solitarie, se ti va puoi dare un’occhiata a questo mio articolo:
https://vitaminabee.it/hotel-per-insetti-come-scegliere/
Giacoma
Buongiorno, forse non è il posto adatto in cui chiedere questa informazione, ma provo lo stesso. Ho una bottega di alimentari bio, vendo la maggior parte dei prodotti sfusi e alla spina. Mi chiedevo se ci fossero particolari limitazioni per la vendita anche del miele alla spina. Considerando che acquisterei dal produttore un secchiello etichettato da 10 kg o più e il passaggio è quello di riversarlo in un secchiello con rubinetto e poi volta per volta nei barattoli per il cliente finale. Cosa che faccio E che posso fare con tutti i Prodotti secchi, tipo legumi, farine.. Per il vino invece spillo da bag in box acquistata direttamente dal produttore. Quindi la differenza sostanziale è che nel caso del miele il produttore mi venderebbe un secchiello normale e io devo occuparmi di riversarlo in uno con il rubinetto. Grazie
Luca
Ciao Giacoma, purtroppo non sono in grado di fornire una risposta precisa al tuo quesito perché non ho approfondito l’argomento.
A volte ci sono discrepanze fra le interpretazioni dei vari uffici ASL regionali, per cui la via più rapida e sicura per chiarire i tuoi dubbi è senz’altro quella di contattare l’ufficio ASL della tua regione: sicuramente sapranno indicarti cosa puoi e non puoi fare.
Daniele
Salve,
ho acquistato 3 flow hives per uso personale e perché incuriosito dalla tecnologia messa a disposizione dell’apicoltura. Volevo far notare che non si deve necessariamente spillare il miele nei vasetti, lo si può spillare dentro ad un contenitore più grande, lasciare decantare all’interno di un maturatore e poi “invasettare” in laboratorio. Ci sono diversi sensori disponibili al servizio dell’apicoltura per verificare l’umidità e temperatura all’interno di un’arnia, ovvio è che bisogna avere nozioni di base sull’apicoltura prima di iniziare ma le tecnologie a supporto di tutto il processo non devono necessariamente essere viste in modo negativo, sono costose, sicuramente ma se possono portare un beneficio alle api ed agli apicoltori ben vengano.
Luca
Ciao Daniele e grazie per il tuo commento e la tua testimonianza.
Il fatto che possa essere spillato in contenitori più grandi non solleva comunque tale pratica dalle prescrizioni esistenti in termini di igiene degli alimenti, fatta eccezione per il miele prodotto da autoconsumo.
Detto ciò, l’articolo come specifichiamo non fa altro che riportare la nostra opinione su un prodotto che più che portare beneficio alle api porta beneficio alle tasche della ditta produttrice. Un semplice apiscampo arreca probabilmente ancor meno disturbo alle api e permette di rimuovere i melari senza creare trambusto.
Nulla di illegittimo nel voler trarre profitto dalla vendita di un prodotto, per carità, però l’utilizzo di messaggi pubblicitari volutamente ambigui ha fatto sì che molte persone comprassero questa ed altre arnie simili senza saper nemmeno riconoscere un’ape da una vespa.
Purtroppo la necessità di dover avere nozioni base sull’apicoltura non è affatto scontata, come testimoniano i commenti di tante persone che si sono avvicinate a questa o ad altre arnie simili. Arnie che lasciano intendere che si possa “fare apicoltura senza dover avere a che fare con le api”.
Lo troviamo un messaggio profondamente sbagliato sotto molti punti di vista.
E’ vero che c’è anche chi si improvvisa a fare apicoltura con arnie “standard” senza saperne nulla e produce danni. Se non altro però in quel caso è ben chiaro e palese fin da subito che con le api bisogna averci a che fare, e questo in alcuni casi agisce da deterrente nei confronti di chi vuole togliere miele dalle proprie arnie senza dover toccare le api.
Indubbiamente qualche pregio queste arnie ce l’avranno, e se la tua esperienza è stata esclusivamente positiva ci fa molto piacere per te e per le tue api. Tuttavia considerando il modo in cui si è posta l’azienda fin dall’inizio a livello comunicativo, e considerando la presenza di varie problematiche/incertezze, la nostra opinione rimane quella di non consigliare a chi legge il nostro articolo l’acquisto di questa arnia.
Vincenzo Mandirola
Sono completamente d’accordo sull’analisi che hai proposto.
Oggi molti parlano di api, pochi ne conoscono realmente le problematiche connesse.
Sono stato un apicoltore anni fa, ho smesso quando è arrivata la varroa.
Ricorderai che all’inizio non era ben chiaro come comportarsi, come curare le api, cosa fare per salvare gli alveari che, in mancanza di cure / tecniche specifiche si indebolivano sempre di piu’, dando molto più lavoro e restituendo sempre meno miele.
Non mi andava di produrre un alimento del quale non ero sicuro.
Ho smesso, i miei 150 alveari li ho praticamente regalati ad un grosso apicoltore così come le attrezzature.
Questo per dire che il miele è un prodotto non facile da produrre e da conservare, il prelevarlo dall’alveare con “rubinetto” è una Imagine profondamente errata e non dovrebbe essere proposta.
Ciao a tutti
Luca
Ciao Vincenzo e grazie per il commento.
Noi in realtà siamo una coppia di apicoltori non professionisti relativamente “freschi”, per cui già prima di pensare all’acquisto delle api avevamo già accettato il fatto di dover avere a che fare con la varroa e non ci siamo mai decisi ad allargare l’apiario.
Sappiamo qualcosa dell’apicoltura pre-varroa solo grazie a qualche racconto, devono essere stati anni invidiabili.
In merito al Flow Hive ed altre iniziative simili mirate sulla carta a “salvare le api” mi sento di dire che purtroppo dove c’è possibilità di spillare soldi proponendo soluzioni miracolose a problemi complessi troveremo sempre persone senza scrupoli disposte ad approfittarne.
Cerchiamo nel nostro piccolo di fare divulgazione ma è un po’ come tentare di vuotare l’oceano con un bicchiere.
Carlo
flow hive è semplicemente fantastico!