Flow Hive è una buona invenzione?

Forse alcuni di voi avranno sentito parlare del sistema Flow Hive.

Per chi non sapesse di che si tratta vi linko il video qui di seguito:

 

 

Viene promosso come un nuovo metodo semplice per fare apicoltura; grazie a Flow Hive infatti raccogliere miele alla spina sembra un gioco da ragazzi, ma è davvero così?

La campagna Indiegogo per finanziare questo progetto è stata finanziata con oltre 13 milioni di dollari (superando la cifra necessaria del 17.380%).

Ma raccogliere miele semplicemente aprendo un rubinetto è veramente una cosa positiva?

Nonostante personalmente sia convinto che infastidire il meno possibile le api durante la raccolta del miele sia un bel punto a favore per il Flow Hive rispetto ai metodi di raccolta tradizionali, e vedendo una tecnologia di questo tipo molto utile per scopi educativi (come arnia da osservazione per visite guidate con le scuole ad esempio), ho individuato alcuni, anzi parecchi, punti a sfavore:

PROBLEMI CON MIELE LIQUIDO DURANTE LE GIORNATE CALDE:

Il miele prima di maturare si trova ad uno stato più liquido rispetto al miele maturo. A causa di questo e di qualche carenza in fase di progettazione/test, è stato riportato da alcuni possessori di Flow Hive che nelle giornate calde avviene una fuoriuscita di miele dall’arnia, come si può notare in questa foto:

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Foto tratta dalla pagina Facebook di un apicoltore che utilizza Flow Hive.

Una fuoriuscita di miele di questo tipo può facilmente innescare il tanto temuto fenomeno del saccheggio. Chi ha già dimestichezza con le api sa benissimo a che cosa mi riferisco.

Quando si lavora in maniera errata alle arnie e si sparge miele in giro, le api delle arnie limitrofe potrebbero aggredire il nido in cui abbiamo pasticciato. L’odore del miele (specialmente in periodi di scarso raccolto) cattura l’attenzione delle api un po’ come quando lo squalo percepisce l’odore del sangue, per intenderci.

Si tratta di un fenomeno pericoloso poiché durante il saccheggio c’è il rischio che la famiglia saccheggiata venga distrutta e depredata; in questi casi persino la cera dei telaini può essere danneggiata in maniera importante.

CAPIRE SE IL MIELE È MATURO:

L’azienda promuove Flow Hive come un metodo per raccogliere miele “alla spina”, quando in realtà osservando i vari video si può notare quanto sia umido il miele raccolto.

Il miele, per potersi chiamare tale, deve avere un’umidità relativa del 20% (non oltre), altrimenti si rischia di andare incontro a problemi di fermentazione. Per come è costruito il Flow Hive, è indispensabile estrarre i favi per poter controllare se il miele è maturo o meno.

Ma se i favi vanno manipolati come in apicoltura convenzionale, che senso ha acquistare un prodotto di questo tipo?

Per la precisione cito il libro “Le Api” di Alberto Contessi (Terza edizione):

Il miele viene normalmente opercolato dalle api quando contiene il 17-18% di acqua, ma a volte i valori possono aumentare fino al 21%, ed in questi casi possono verificarsi facilmente processi fermentativi.
Attualmente la legge sul miele consente la commercializzazione di miele contenente fino al 21% di acqua, aumentando ulteriormente questo limite al 23% in alcuni casi particolari (miele di Calluna, Trifolium sp., Arbutus).
Tale disposizione, oltre ad aumentare il rischio di fermentazioni del miele commercializzato, penalizza quegli apicoltori scrupolosi che producono solo miele maturo contenente non più di 18% di acqua.
La nuova direttiva sul miele (2011/110/CE del 20/12/01), a tutto il 2003 non ancora recepita dall’Italia, di norma riduce il tenore di umidità massima al 20%.

Vediamo di seguito altri punti a sfavore del Flow Hive:

COSTO:

L’arnia completa costa 625 $ mentre solo il melario costa 225 $ (spedizione esclusa).

Un’arnia standard completa di quelle utilizzate oggi in apicoltura convenzionale costa (stando un po’ di manica larga) 70-80 €, il melario sui 15 €.

Per chi vuole iniziare a fare apicoltura quindi consiglio vivamente l’acquisto di due o tre arnie standard, di un corso base di apicoltura e di un paio di buoni libri; spenderà comunque meno che ad acquistare una Flow Hive e se ci saranno problemi saprà senz’altro dove mettere le mani.

RIMUOVERE LA CERA DAL MECCANISMO:

Il Flow Hive permette di estrarre il miele facendo aprire a metà il favo tramite l’utilizzo di una leva apposita. Quando il favo si apre, la copertura di cera delle cellette che contengono il miele si rompe ed il miele scorre sul fondo dell’arnia per gocciolare poi dentro al barattolo. La cera che copriva le cellette ovviamente rimane all’interno del favo che va comunque ripulito, obbligandoci ancora una volta a manipolare l’arnia. Questo aspetto negli spot ovviamente non viene menzionato dall’azienda.

FAVI IN MATERIALE PLASTICO:

Su questo si potrebbe discutere a lungo, ma personalmente trovo poco sano (e anche poco rispettoso nei confronti delle api) utilizzare dei favi in materiale plastico anziché costruiti con cera d’api. La cera d’api scambia calore in maniera differente rispetto alla plastica (questo influisce sulla capacità di accudire la covata e sulla capacità delle api di asciugare il miele dall’umidità e quindi farlo maturare).

Sappiamo anche che le api attraverso le vibrazioni del favo di cera trasmettono messaggi all’interno dell’alveare, la comunicazione attraverso dei favi in plastica potrebbe non essere efficace alla stessa maniera. L’utilizzo dei favi in plastica era già (anche se limitatamente) diffuso da prima dell’arrivo di Flow Hive, credo solo non sia giusto utilizzare materiale plastico (che può potenzialmente rilasciare sostanze in grado di alterare il miele) all’interno di un ambiente salubre come l’alveare.

…E IL MIELE CRISTALLIZATO?:

Ci sono alcuni tipi miele che tendono a cristallizzare già nel favo. Questi mieli vanno estratti con delle tecniche particolari in apicoltura convenzionale, pensiamo ad esempio al miele di edera.

Flow Hive, funzionando grazie alla fluidità del miele che scorre sul fondo, richiederebbe l’estrazione dei favi ed il riscaldamento degli stessi (bisognerebbe quindi sciogliere il miele scaldando anche la plastica che lo contiene), dando origine ad un prodotto che andrebbe quantomeno analizzato prima di essere posto sul mercato.

LABORATORIO DI SMIELATURA:

Non conosco la regolamentazione Australiana o Americana, ma qui in Italia per poter confezionare il miele è indispensabile disporre di un laboratorio di smielatura attrezzato. Non so quindi quanto possa essere legale, almeno in Italia, vendere un miele invasettato direttamente in apiario senza il benché minimo rispetto delle basilari regole di igiene alimentare.

SBARAZZARSI DELL’ARNIA:

Esistono alcune particolari patologie delle api per le quali ad oggi non esistono cure. Si tratta di malattie contagiose per le altre colonie di api e che quindi vanno affrontate con tempestività se non si vuole andare incontro alla perdita di diverse colonie di api. Per far fronte a questo gli alveari vengono purtroppo inceneriti e seppelliti; se già questo rappresenta un danno affettivo ed economico piuttosto modesto (considerando che il costo di un’arnia completa si aggira intorno ai 70-80 €), figuriamoci se ci si trova nelle condizioni di dover bruciare un’arnia da 600 €.

Questi sono alcuni dei punti che ho individuato e dei quali mi premeva parlare.

Credo inoltre ci sia un grande problema di fondo, che è poi il motivo per cui molti apicoltori convenzionali, fra cui il sottoscritto, non vedono di buon occhio questa tecnologia che di per sé non è cattiva e, se migliorata, potrebbe essere senz’altro un’ottima risorsa a disposizione degli apicoltori.

Flow Hive fin dal primo momento è diventato virale in rete poiché promuove il seguente messaggio: Compra Flow Hive! Ci metti dentro delle api, quando vuoi del miele basta girare una leva ed è fatta, ecco il tuo miele alla spina!

Gli spot infatti si concentrano solo ed esclusivamente sul miele che scorre dentro al barattolo, senza accennare minimamente alle conoscenze che al giorno d’oggi bisogna avere per condurre un alveare nel migliore dei modi.

In ogni libro di apicoltura degno di questo nome, si consiglia ai nuovi apicoltori di spendere tantissimo tempo con le api, di fare pratica, di imparare a conoscere le leggi che governano l’alveare.

Io credo che qualsiasi equipaggiamento per apicoltura che promuove un minor coinvolgimento fra uomo ed api non è altro che un pessimo equipaggiamento.

Aggiornamento:

A seguito delle numerosissime rimostranze da parte di molti apicoltori, l’azienda è stata costretta a fare un po’ marcia indietro in merito alla promozione del prodotto, mettendo in chiaro che Flow Hive non è un modo semplice per fare apicoltura pur non sapendo nulla sulle api, bensì è solo una tecnologia che semplifica la raccolta del miele. Hanno dovuto puntualizzare inoltre che è necessario seguire corsi di formazione ed informarsi su cosa occorre fare per condurre un alveare, poiché alveari domestici mal gestiti o abbandonati generano malattie e non aiutano affatto le api ed il mondo dell’apicoltura.

Ma ormai il dado è tratto; ciò che cattura l’attenzione della gente e continua ad essere condiviso è sempre il solito video del miele alla spina.

A presto!

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7 Replies to “Flow Hive è una buona invenzione?

  1. Sembra tipo…”Ehi tieni le api, tieni il meccanismo, tieni il cappello” Anche tu ora sei un apicoltore! °-°….Non mi piace questa idea…Sopratutto qui in Italia che più andiamo avanti più la passione per l’apicoltura scompare, sostituita da miele cinese…Con questa macchina finisce che uno con un po’ di passione la compra, vede che per i primi tempi viene un buon miele e poi alla prima cosa storta, dice…”ho speso troppi soldi, l’apicoltura non fa per me” é____é mannaggia, mannaggia….

    1. A mio parere più persone praticano l’apicoltura e meglio è, però sono cose che vanno fatte con criterio e consapevolezza (per quanto ancora le informazioni che abbiamo, o che pensiamo di avere sulle api siano piuttosto limitate).
      Condurre qualche arnia per autoconsumo non è affatto un’impresa titanica (se c’è un minimo di passione), sarebbe bello vedere in ogni giardino qualche cassetta per le api.
      Prossimamente preparerò qualche articolo in cui parlerò anche di altri tipi di arnie che sono diverse rispetto a quelle comunemente utilizzate nell’apicoltura da reddito e che hanno caratteristiche particolari.

      1. °-° Io credo che non sarei mai in grado di gestire una piccola arnia anche se lo volessi xD mi mettono troppa ansia quando sono in gruppo le api…comunque sono davvero curiosa di leggerlo il prossimo articolo…mi continuo a chiedere quante cose ancora non conoscosulle api °_°

    1. Grazie mille per essere passata di qui e grazie anche a fruttidibosco per averci messo in contatto. Seguo volentieri anche io il tuo blog perché lo trovo molto interessante, a presto!

  2. Tutte osservazioni corrette, una sola precisazione…… Il miele per poter essere in commercio deve avere, tranne qualche raro caso, umidità relativa del 20% e non del 18. Il limite del 18 è quello che richiedono i concorsi di qualità del miele ma essendo un processo ottenuto molte volte in modo artificiale (quasi tutti i monoflora) non vedo come possa costituire un indicatore della qualità del miele (ma al limite della sua percezione gustativa).

  3. Grazie mille Rinaldo per aver trovato il tempo per leggere l’articolo e soprattutto per la precisazione, mi fa davvero piacere che tu sia passato di qui!
    Provvedo subito a correggere ed integro citando il libro di Contessi: “Il miele viene normalmente opercolato dalle api quando contiene il 17-18% di acqua, ma a volte i valori possono aumentare fino al 21%, ed in questi casi possono verificarsi facilmente processi fermentativi. Attualmente la legge sul miele consente la commercializzazione di miele contenente fino al 21% di acqua, aumentando ulteriormente questo limite al 23% in alcuni casi particolari (miele di Calluna, Trifolium sp., Arbutus). Tale disposizione, oltre ad aumentare il rischio di fermentazioni del miele commercializzato, penalizza quegli apicoltori scrupolosi che producono solo miele maturo contenente non più di 18% di acqua. La nuova direttiva sul miele (2011/110/CE del 20/12/01), a tutto il 2003 non ancora recepita dall’Italia, di norma riduce il tenore di umidità massima al 20%.”

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