François Huber era un entomologo svizzero vissuto fra il 1750 ed il 1831. 

Autore di numerosi e rivoluzionari esperimenti nello studio delle api, è una figura poco conosciuta non solo nel suo paese d’origine (Ginevra) ma anche fra gli apicoltori.

Eppure Huber è uno di quei personaggi che a tanti anni dalla sua morte (ormai 190), è in grado di farci riflettere sia sul suo lavoro in ambito scientifico, sia sulla sua vita. E’ per questo che nell’articolo cercherò di toccare questi due aspetti che solamente in apparenza sembrano così lontani l’uno dall’altro. 

Ma che cosa rende tanto speciale la vita di questo abile osservatore? 

Come avrete capito dal titolo, François Huber era cieco, ciò nonostante con grande umiltà fu in grado di surclassare le osservazioni dei naturalisti dell’epoca dotati di una vista normale. Ma Huber non nacque cieco, per cui andiamo per gradi…

 

LA GIOVENTU’:

Fin da piccolo François fu istruito nella letteratura e nelle scienze naturali, passioni che condivideva col padre, Jean Huber. A soli 15 anni la vista di François iniziò a deteriorarsi sensibilmente, così i genitori decisero di farlo visitare da alcuni specialisti. 

La prognosi purtroppo non risultò delle migliori, tuttavia uno di questi specialisti consigliò di far trascorrere a François un periodo di vita e lavoro in campagna all’aria aperta, con una buona dose di attività fisica. Si trasferì quindi a Stains, una cittadina a nord di Parigi. Lì fortunatamente le sue condizioni  generali di salute migliorarono sensibilmente. 

Tuttavia non c’era nulla che si potesse fare per la sua vista e i medici ben presto lo informarono del fatto che sarebbe andato incontro ad una cecità completa e permanente. Senz’altro un duro colpo, specialmente per una persona così attiva e con così tanti interessi in ambito naturalistico. 

C’è da dire che non tutto andava male per François: in quel periodo infatti frequentava una giovane ragazza, Marie Aimée Lullin, già sua amica d’infanzia. I due avevano intenzione di sposarsi, ma il padre di Marie fece di tutto pur di far saltare il matrimonio, poiché non voleva che sua figlia ed i loro possedimenti finissero nelle mani di un cieco.

 Marie, rifiutandosi di abbandonare François nonostante la sua vista sempre più precaria, attese di raggiungere la maggiore età (che all’epoca era 25 anni) per poter decidere autonomamente riguardo al proprio matrimonio. In quel periodo François era in grado di vedere soltanto luci ed ombre e di interagire con le altre persone quasi come se ancora fosse in grado di vedere, ma ben presto la vista lo abbandonò del tutto. 

Nonostante le difficoltà Marie decise di sposare comunque François e da quel giorno rimasero per sempre legati. Fu estremamente preziosa per lui: era infatti un’attenta osservatrice, svolgeva il ruolo di segretaria e si occupava delle letture, finché non iniziò a dover dedicare più tempo alla cura dei loro tre figli. Ne ebbero tre: Jean, Marie Anne e Pierre: quest’ultimo seguì in parte le orme del padre, interessandosi principalmente dello studio delle formiche. 

 

LA PERSONA:

François era amante della poesia e della musica. Gli piaceva passeggiare lasciandosi guidare da alcune corde appositamente collocate lungo il sentiero della sua proprietà. Su queste corde di tanto in tanto erano presenti dei nodi che gli permettevano di capire esattamente dove si trovava. 

Stando alle testimonianze, François era felice in una situazione in cui molti altri avrebbero provato rancore e risentimento nei confronti di ciò che la vita gli aveva riservato.

Portrait de François Huber enfant par son père Jean Huber.jpg
Ritratto di François Huber da giovane, realizzato da suo padre Jean Huber –  PP 605/85 Portrait dessiné de François Huber des abeilles, enfant (1750-1831)., 1541.01.01-1995.12.31, Archives cantonales vaudoises, Public Domain, Link

 

Quando fu più avanti con l’età, gli si presentò la possibilità di recuperare parte della vista attraverso un’operazione agli occhi. Forse spaventato dalla perdita dell’equilibrio acquisito negli anni con tanta fatica, o semplicemente dalla ingannevole eccitazione della speranza, rifiutò sempre questa possibilità.

Non gli piaceva lamentarsi della sua condizione e preferiva parlare di argomenti per lui più stimolanti, un approccio alla sua disabilità davvero ammirevole e che gli ha permesso di ottenere grandissimi risultati nella vita. 

Augustine de Candolle (amico di famiglia) scrisse di lui:

Ho sempre ammirato la sagacia delle sue ricerche, la sua risoluta perseveranza, il suo amore per la verità, e la sua rassegnazione al tempo stesso gentile e stoica. Adoro il modo che aveva di conversare e la sua benevolente disposizione.  I giovani devono imparare da lui l’esempio del valore della determinazione risoluta in direzione della massima concentrazione nel lavoro, e specialmente per coloro che sono soggetti alla sua stessa sfortuna che non si scoraggino per via della propria condizione ma che imitino la sua ammirabile filosofia. 

 

CONTESTO STORICO: 

Huber ha trascorso l’età adulta a cavallo della Rivoluzione Francese. Pur non avendo vissuto gli eventi in prima persona, poiché viveva nella cittadina Svizzera di Pregny, le sue osservazioni ed i suoi esperimenti si sono dipanati in contemporanea con tutti gli avvenimenti (via via sempre più sanguinosi) accaduti durante la Rivoluzione Francese. 

Pregny, la cittadina nella quale Huber è vissuto – Screenshot tratto da Google Maps

 

Alcune conoscenze dell’epoca in merito alle api erano decisamente scorrette: l’entomologo e biologo olandese Jan Swammerdam nel 1737 aveva pubblicato le sue osservazioni sull’apparato riproduttore dell’ape regina (che fino a quel momento si credeva fosse un maschio, quindi un re) e c’era grande fermento. 

Ad esempio in quel periodo storico si pensava che le regine si fecondassero all’interno dell’alveare attraverso una sorta di esalazioni dei corpi dei fuchi, denominate aura seminalis

E’ in questa cornice che Huber ha mosso i suoi passi assieme al suo fedele assistente François Burnens, per il quale vale la pena spendere qualche parola mentre diamo un’occhiata ai loro esperimenti.

 

IL LAVORO DI OSSERVAZIONE:

Se Huber era cieco, sorge spontaneo chiedersi come sia stato possibile per un non vedente portare a termine esperimenti scientifici ed osservazioni, arrivando persino a pubblicare materiale rivoluzionario per quelle che erano le conoscenze dell’epoca sulle api. 

Huber è stato in quegli anni un vero e proprio faro nella scienza dell’osservazione, eppure i suoi occhi erano completamente inservibili. 

Probabilmente il periodo trascorso in campagna da giovane, unitamente alle letture di Reaumur (entomologo francese) e Bonnet (biologo svizzero) lo spinsero inizialmente a cercare di verificare alcune delle loro ipotesi. Ma è chiaro che questo lavoro non sarebbe stato possibile senza un valido aiuto esterno. 

Ed è qui entra in scena François Burnens, ragazzo di origini umili ma molto devoto e dotato di uno spiccato intelletto, oltre che di grande tenacia. 

Burnens venne assunto inizialmente come servo, doveva leggere per Huber, osservare durante gli esperimenti ed occuparsi della pulizia della persona.  

L’abilità e lo zelo dimostrati nel periodo di formazione, permisero a Burnens di sopportare le aggressioni di un intero alveare pur di arrivare a comprendere anche il più (apparentemente) insignificante dei dettagli. L’entusiasmo di questo apprendista nei confronti della ricerca della verità e dei fatti fu davvero mirabile, e dalla corrispondenza fra Huber ed il naturalista Charles Bonnet emergevano spesso parole di ammirazione e gratitudine nei confronti di Burnens, che rimase al fianco di Huber dai 5 ai 9 anni (a seconda delle fonti che si prendono in considerazione), per poi tornarsene nella sua cittadina.

Non ci è dato sapere per quale motivo Burnens decise di andarsene, ma sappiamo che trovò impiego come giudice di pace. 

Durante la collaborazione, Huber lo istruì al meglio e lo iniziò all’arte dell’osservazione, dirigendolo nelle varie ricerche dettate da una curiosità inesauribile. Nelle piccole vittorie Huber non esitava a complimentarsi con quello che era il suo servitore e a dargli credito delle sue osservazioni.

Pubblicando le mie osservazioni sulle api, non nasconderò che non è stato con i miei occhi che le ho fatte. A causa di una serie di sfortunati incidenti, sono diventato cieco nella mia prima giovinezza; ma amavo le scienze, e non ne perdevo il gusto perdendo l’organo della vista. Mi sono fatto leggere le migliori opere di fisica e storia naturale: il mio lettore era un servo (François Burnens nato nel Pays de Vaud) che era particolarmente interessato a tutto ciò che mi leggeva: io l’ho giudicato rapidamente dalle sue riflessioni sulle nostre letture, conosceva le conclusioni tratte, che capiva come me, ed era nato con le doti di un osservatore. 

Il servo era divenuto entomologo e i due compensavano le reciproche carenze: a Huber mancava la vista, mentre a Burnens la visione.

LA PERSEVERANZA: 

Se dovessimo attribuire ad Huber una caratteristica distintiva, senz’altro dovremmo parlare di perseveranza, senza la quale molto probabilmente non avrebbe ottenuto alcun risultato.

La sua disabilità divenne in realtà il suo punto di forza nelle osservazioni; il fatto stesso di non poter vedere coi suoi occhi, in parte lo aiutava ad avere una visione più globale e forse più imparziale delle cose. 

E’ sorprendente il modo in cui, nel descrivere gli esperimenti e i relativi risultati, Huber riuscisse sempre ad essere al tempo stesso preciso ma anche pittoresco, al punto che quando lo si legge sembra di trovarsi proprio lì con lui a praticare l’esperimento. 

Eppure nemmeno lui stesso era in grado di vedere questi particolari. 

 

LE LETTERE:

Una volta raccolte le sue osservazioni, Huber si decise a pubblicarle, ma non senza remore. 

Era perfettamente conscio del fatto che dall’esterno le sue pubblicazioni sarebbero state viste come le osservazioni portate avanti da un servitore contadino e zoticone (il suo aiutante Burnens). Sapeva insomma che sarebbero state accolte con forte scetticismo, nel migliore dei casi. L’incessantismo quasi maniacale col quale ripeteva gli esperimenti, ci fa pensare che fosse altrettanto conscio del fatto che il lavoro di un uomo cieco per essere preso sul serio, avrebbe dovuto essere almeno due volte più approfondito rispetto al lavoro di un qualsiasi altro studioso.

New observations on the natural history of bees François Huber

Copertina di una stampa del libro che raccoglie la corrispondenza fra Huber e Charles Bonnet

 

Quando vennero pubblicate, le sue lettere stupirono molti naturalisti per l’esatto rigore con cui venivano rappresentate le descrizioni. Furono sorpresi anche per i modi brillanti con cui Huber riuscì a scavalcare le difficoltà nella progettazione di esperimenti in realtà piuttosto complessi. 

A seguito della pubblicazione, molte accademie d’Europa lo ammisero fra i suoi associati, compresa la prestigiosa Accademia delle Scienze di Parigi.

Queste lettere sono liberamente consultabili nella pubblicazione: New Observations on the Natural History of Bees. 

 

SCOPERTE DI HUBER:

infografica Huber

Aldilà delle singole scoperte, che non si limitano a quelle da me elencate, è veramente interessante leggere le sue lettere poiché Huber ci mostra passo dopo passo come sia possibile arrivare ad apprendere nuove conoscenze attraverso il metodo scientifico: tutto parte dall’osservazione, si formula poi un’ipotesi, si progettano e realizzano esperimenti e si cerca in maniera spietata di distruggere la propria ipotesi.

Insomma, non si limitava a descrivere i suoi esperimenti ma anche a provarli in diverse condizioni per far sì che le sue istruzioni per ripeterli fossero inequivocabili. In questo mostrava il suo obiettivo ultimo, ovvero quello di arrivare a comprendere anziché cercare di avere ragione o di confermare le proprie ipotesi.

Un approccio diametralmente opposto a coloro che ancora oggi sembrano cercare soltanto conferme alle proprie convinzioni. 

 

L’ARNIA HUBER: 

arnia libro Huber François Huber

Vista dell’arnia Huber, detta anche arnia a libro. – Foto tratta dal libro New Observations in the Natural History of Bees.

 

Huber fu uno fra i primi osservatori a “scoprire” l’esistenza dello spazio d’ape. Dello spazio d’ape ne ho parlato già in questo articolo sul reverendo Lorenzo Lorraine Langstroth. In poche parole, se uno spazio è più largo di 9,5 mm le api lo riempiranno con la cera, che è difficile da rompere una volta solidificata. Quindi se l’apicoltore mantiene i favi equidistanti fra loro a meno di 9,5 mm, può facilmente rimuoverli per ispezionarli senza arrecare danno alle api.

L’arnia progettata da Huber nel 1792 serviva ad osservare le attività delle api senza disturbarle eccessivamente. Era perfettamente conscio che nelle sperimentazioni un certo livello di interferenza nell’alveare è inevitabile, ma dovrebbe essere ridotto al minimo. Più le api sono vicine alla loro natura, più valore avranno i dati raccolti durante gli esperimenti. 

François Huber arnia libro chiusa

Ecco come si presenta l’arnia una volta chiusa. I telaini sono legati fra loro e le api accedono al nido attraverso i fori visibili nella parte bassa dei telaini. – Foto tratta dal libro New Observations in the Natural History of Bees.

 

L’arnia venne anche chiamata arnia a libro, poiché i telaini si potevano “sfogliare” come le pagine di un libro. Aprendo il “libro”, le api presenti sulle “pagine” potevano essere tranquillamente osservate, ed è proprio grazie a quest’arnia che molte delle scoperte di Huber si sono rese possibili. 

Si tratta della prima arnia nella quale i favi erano supportati e vincolati da una cornice rettangolare, proprio come avviene per i telaini comunemente utilizzati oggi in apicoltura.

Tuttavia non si trattava di un’arnia pratica per l’utilizzo in ambito produttivo. 

 François Huber arnia libro aperta

Vista dell’arnia semiaperta, sfogliando i telaini era possibile ispezionarli singolarmente senza far infuriare troppo le api. – Foto tratta dal libro New Observations in the Natural History of Bees.

 

Come abbiamo visto nell’articolo su Langstroth, fu proprio il reverendo a progettare un’arnia più adatta all’apicoltura da reddito, ma a quanto pare Huber fece in qualche modo la sua parte nella realizzazione dell’arnia Langstroth. 

Il reverendo scrisse infatti nel suo testo del 1860 “Langstroth on the Honey-Bee”:

L’uso dell’arnia Huber mi ha soddisfatto, con le dovute precauzioni i favi possono essere rimossi senza far arrabbiare le api, ed è possibile domare questi insetti in maniera sorprendente. Senza la conoscenza di questi fatti, probabilmente avrei considerato troppo pericoloso il tentativo di rimuovere i favi dall’alveare.

 

L’arnia Huber era formata da dodici telaini rettangolari girati in senso verticale, paralleli fra loro e collegati l’un l’altro. 

Le misure dei telaini erano di 30 cm per 23-25 cm. Un pezzo di favo veniva inserito nei telaini come guida di costruzione per le api, e dei pioli di legno venivano inseriti per supportare tutta la struttura costruita quasi interamente dagli industriosi insetti. 

Questo alveare poteva anche essere diviso in due parti uguali, pratica utile ad esempio per la formazione di sciami artificiali. In fondo ad ogni telaino c’era un foro d’ingresso che poteva essere aperto o chiuso a seconda delle necessità.

 

LA VISIONE DI HUBER SULLE API:

Di seguito riporto alcune citazioni tratte dalle sue lettere al naturalista Charles Bonnet, che ci fanno intendere quale fosse la sua visione sulle api. Alcune considerazioni sembrano incredibilmente attuali:

In generale, i naturalisti che hanno osservato a lungo gli animali, e coloro che in particolare hanno scelto gli insetti come studio prediletto, hanno troppo frettolosamente attribuito loro i nostri sentimenti, le nostre passioni, persino le nostre intenzioni ed i nostri progetti.

Nemmeno Reaumur è assolto da questa colpa. Frequentemente attribuisce intenzioni combinate alle api; amore, anticipazione, ed altre facoltà troppo elevate. 

D’altro canto, Buffon ingiustamente considera le api come semplici automi. 

 

E’ evidente, quando le api sono allevate per lo scopo di condividere la produzione del loro lavoro, dobbiamo sforzarci di moltiplicarle per quanto il paesaggio ci concede; e conseguentemente dobbiamo avere riguardo per le loro vite nel momento in cui le saccheggiamo. Per cui è un’usanza assurda quella di sacrificare interi alveari per arrivare alle ricchezze che essi contengono. 

 

E qui mi limito ad osservare che causiamo la rovina dell’alveare, se lo priviamo di una quantità eccessiva di miele e cera. Secondo me, l’arte di allevare questi animali consiste nell’esercitare con moderazione il privilegio di poter condividere il frutto delle loro fatiche. 

 

Ammetto che nel determinare fino a che punto gli alveari possono essere moltiplicati in un particolare paesaggio, è necessario prima conoscere quanti alveari il paesaggio può supportare, un problema che ancora non sappiamo risolvere.

 

E qui arrivo a ciò che credo sia una nuova osservazione. Mentre i naturalisti hanno indirizzato la loro ammirazione alla posizione parallela dei favi, hanno trascurato un’altra caratteristica dell’operosità delle api, vale a dire la distanza uniforme fra i favi.

 

 

CURIOSITA’:

huberia laurina

Huberia laurina, illustrazione di J.C. Heyland – Link www.plantillustrations.org

 

Il nome di Huber è stato consacrato come segno di gratitudine dal naturalista Augustine De Candolle, dando il suo nome ad un genus di alberi del Brasile Huberia laurina.

cratere lullin

Ecco dove è posizionato il cratere Lullin (marcatore verde) – Link alla fonte: https://wenamethestars.inkleby.com/feature/3513

 

A sua moglie Marie Aimée Lullin nel 1991 venne dedicato un cratere di Venere: e si trova a 23.1 N e 81.0 ed è largo 24 km.

Nei suoi ultimi anni Huber trovò sollievo nell’insegnare ai giovani, riuscendo sempre a sorprenderli e ad interessarli. 

Trascorse il suo ultimo anno di vita a Losanna, sotto le cure di sua figlia. Rimase lucido fino alla fine, era una persona amorevole e molto amata fino alla fine dei suoi giorni. All’età di 81 anni, il 22 dicembre del 1831, morì senza dolore o agonia, fra le braccia di sua figlia. 

 

IL ROMANZO: Libro The Beekeeper’s Pupil – Sara George

beekeepers pupil François Huber

Immagine di copertina del testo di Sara George

 

In questo romanzo storico, che consiglio vivamente di leggere anche se non sapete nulla di apicoltura, l’autrice immagina una corrispondenza fra Augustin De Candolle (amico dell’ormai defunto François Huber) e la nipote di François Burnens, Alise de Moivre. 

Nell’intento di raccogliere materiale per pubblicare delle memorie sul defunto Huber, De Candolle scrive ad Alise che gli risponde inviandogli alcuni estratti del diario dell’assistente di Huber, François Burnens. 

E’ sorprendente come l’autrice sia riuscita ad integrare nel romanzo i vari esperimenti di Huber e Burnens. Trovo sia riuscita anche a delineare egregiamente il carattere di Huber, perfettamente in linea con ciò che emerge leggendo le lettere ufficiali.   

Ci suggerisce anche il motivo per il quale infine Burnens decise di lasciare la casa di Huber e di trasferirsi altrove, ma non voglio rovinarvi il finale…

In chiusura riporto soltanto un piccolo stralcio del romanzo, riferito al periodo nel quale Huber e Burnens cercavano con grande difficoltà di scovare un’ape operaia intenta a deporre uova.

Sapevano che doveva essere un’operaia in quanto l’ape regina era stata rimossa dall’alveare. Senza però averla colta nell’atto della deposizione, non potevano affermare di essere in possesso della cosiddetta “pistola fumante”.

Ecco come l’autrice immagina il dialogo fra i due: 

 

“Sai qual è la differenza fra un uomo che suona per diletto ed uno che lo fa per professione?

‘No signore’.

‘L’uomo che suona per diletto si esercita finché il pezzo non suona bene, mentre quello che suona per professione si esercita finché non si può più sbagliare.’

‘Quindi in questo esperimento il trovare le uova equivale a suonare bene il pezzo, mentre trovare un’operaia nell’atto della deposizione significherebbe avere la certezza assoluta di non aver sbagliato?’

‘Esatto Burnens. Studiare le api non è il mio passatempo, è il mio lavoro’.

 

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A presto!

Luca


 

Fonti:

 

Immagini:

Immagine di copertina: William Justine (1800-1874) – Original publication: Bees: Comprehending the uses and economical management of the honey-bee of Britain and other countries: Immediate source