Lorenzo Lorraine Langstroth: il padre dell’apicoltura moderna, l’uomo che ha rivoluzionato il settore apistico mondiale, l’inventore dello spazio d’ape (anche se sarebbe più corretto parlare di scopritore).

Si sente spesso dire che l’apicoltura può idealmente essere suddivisa nel prima e dopo Langstroth. Ecco, nonostante la sua scoperta sia stata veramente rivoluzionaria, la vita del Reverendo Lorenzo Lorraine Langstroth ha molte più cose da raccontarci rispetto alla singola (per quanto importante) deduzione sullo spazio d’ape.

 

COS’E’ LO SPAZIO D’APE?
Lorenzo Lorraine Langstroth

Se lo spazio fra un telaino e l’altro supera i 9,5 mm, le api lo chiuderanno utilizzando della cera. Se lo spazio è inferiore a 9,5 mm le api lo lasceranno libero. 

 

Lo spazio d’ape altro non è che lo spazio di lavoro del quale le api necessitano per costruire il favo; all’interno di quest’ultimo alleveranno la covata ed immagazzineranno sia miele che polline.

Langstroth è stato in grado di costruire quindi un’arnia con favi mobili di spazio equidistante l’uno dall’altro secondo questo principio: se uno spazio è più largo di 9,5 mm le api lo riempiranno con la cera, che è difficile da rompere una volta solidificata. Quindi se l’apicoltore mantiene i favi equidistanti fra loro a meno di 9,5 mm, può facilmente rimuoverli per ispezionarli senza arrecare danno alle api.

Grazie a questa conoscenza l’apicoltore poté quindi rimuovere agevolmente i favi pieni di miele e sostituirli con telaini vuoti sui quali le api avrebbero poi potuto lavorare.

E’ stato osservato inoltre che quando veniva lasciato uno spazio inferiore a 6,4 mm, le api lo chiudevano utilizzando la propoli.

Queste scoperte hanno sostanzialmente reso possibile una vera e propria industrializzazione dell’apicoltura.

 

NASCITA E GIOVENTU’

Langstroth nasce a Philadelphia il 25 dicembre del 1810, proprio il giorno di Natale. Affascinato dagli insetti sin da bambino, a 21 anni si laurea in teologia alla Yale University. In seguito per mantenersi inizia ad insegnare, finché non decide di intraprendere la vita clericale che lo porterà a diventare Pastore in varie congregazioni.

Nel 1863 sposa Anne Tucker, alla quale resterà fedele per tutta la vita. Nel corso della sua vita incontra le api e ne rimane tremendamente affascinato. Una passione che, seppur con alti e bassi, lo avrebbe accompagnato per sempre.

Ma rallentiamo un attimo e scopriamo qualcosa in più sul suo conto.

 

LA SCOPERTA

Per comprendere la portata delle sue intuizioni, dobbiamo farci un’idea del contesto.

In quegli anni ancora non era stato inventato l’affumicatore per “calmare” le api, non c’era la possibilità di aprire gli alveari in maniera sistematica e controllarli, perché le api attaccavano i favi alle pareti del contenitore nel quale si insediavano.

Non esisteva un modo per togliere il miele dai favi senza distruggerli, e nemmeno si riusciva ad estrarre il miele senza ammazzare tutta la colonia di api o gran parte di essa.

Ciò nonostante qualcosa si stava muovendo in Europa, ad esempio Francois Huber assieme alla moglie Marie Aimée Lullin e all’assistente Francis Burnens aveva progettato 60 anni prima di Langstroth l’arnia da osservazione, pur essendo lui stesso (ironia della sorte) completamente cieco. Quest’arnia prese il nome di Leaf Hive o arnia a libro, proprio perché era possibile “sfogliare” i telaini con le api come se fossero le pagine di un libro.

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Rappresentazione schematica dell’arnia a libro di Francois Huber – By Encyclopædia Britannica, 1911 – Encyclopædia Britannica Eleventh Edition, Vol. 3, Page 631 , Public Domain, Link

 

Allo stesso tempo Johann Dzierzon, entomologo e zoologo della Silesia (ora Polonia) sviluppava altre teorie su nuovi tipi di arnie.

Insomma nell’aria c’era fermento, ma fino a quel momento le prime arnie da osservazione in America consistevano sostanzialmente in dei cilindri di vetro posizionati sopra a dei bugni villici.

skep bugno villico Langstroth

Apicoltori tedeschi durante una vendita di bugni villici, sostanzialmente dei cesti. Potrebbero essere considerati una versione rudimentale delle nostre arnie attuali. Foto tratta dal libro “The World History of beekeeping and honey hunting” (Eva Crane).

 

Quindi anche se Langstroth viene considerato lo scopritore dello spazio d’ape, in realtà alcune arnie in Europa venivano già costruite con princìpi simili: Francois Huber e Johann Dzierzon, non erano gli unici infatti a lavorare su questi concetti.

La differenza sostanziale però stava nel fatto che l’arnia Langstroth veniva aperta dall’alto, mentre le altre arnie avevano un’apertura laterale. Questo dettaglio apparentemente insignificante in realtà fu determinante per la diffusione dell’arnia Langstroth: per gli apicoltori commerciali non c’era nulla di meglio sul mercato in termini di praticità ed efficacia.

Come già accennato inoltre, in tutte le altre arnie era sempre necessario tagliare i favi, poiché le api li saldavano inevitabilmente alle pareti.

Fu così che attraverso l’attenta lettura di testi degli stessi Francois Huber e Johann Dzierzon, e la paziente osservazione delle api, Langstroth riuscì a costruire qualcosa di concreto e funzionale.

La sua arnia permetteva alle api di lavorare modo loro, lasciando al tempo stesso un libero accesso ai telaini per l’ispezione e la cura. Insomma, un sistema molto efficace per rimuovere i favi senza creare pasticci e disturbare/danneggiare eccessivamente le api.

Va evidenziato inoltre che in quegli anni in America era molto sentito il problema della tarma della cera, al punto che prima dell’invenzione dell’arnia Langstroth si registrarono circa 600 brevetti per nuove arnie, molte delle quali venivano vendute come “resistenti alla tarma della cera“.

La possibilità di ispezionare sistematicamente l’arnia avrebbe quindi aiutato l’apicoltore ad affrontare questo ed altri problemi difficilmente risolvibili.

 

CULTURA APISTICA AMERICANA

In quel periodo in America non c’erano tanti testi o trattati di apicoltura, anzi. Langstroth poteva disporre solo di testi come The Honey Bee (1838) di Edward Bevan e le Georgiche di Virgilio, già piuttosto datate nel 1800. E nemmeno c’erano docenti particolarmente esperti. Per la precisione il suo primo libro fu “An essay on the praticability of cultivating the honey bee” del Dr Jerome van Crowninshield Smith (1831).

Langstroth iniziò quindi a lavorare con delle arnie Bevan, che consistevano in delle barre di legno alle quali le api attaccavano i favi dall’alto verso il basso, i favi però venivano attaccati anche ai lati, per cui non era possibile rimuovere le barre di legno senza rompere tutto quanto.

bevan

Immagini dell’arnia Bevan, foto tratte dal libro “The world History of Beekeeping and honey hunting” (Eva Crane).

 

Bevan stesso scrisse che non gli era mai capitato che le api costruissero i favi con l’angolazione corretta, e che spesso connettevano assieme due o tre telaini, rendendo impraticabile la rimozione di questi ultimi. Bevan pensava che i favi sarebbero stati ispezionabili solo grazie all’arnia Huber, ma che al tempo stesso sarebbe stata troppo costosa per l’apicoltore professionista.

Langstroth ebbe però la fortuna di poter leggere le lettere di Francois Huber (New observations on Bees – 1821) nelle quali parlava della sua arnia a libro. Grazie al suo approccio scientifico, Huber riuscì a portare tanta conoscenza nel mondo dell’apicoltura, ma non fu però in grado di offrire una soluzione realmente pratica per l’apicoltore medio. Del resto lo scopo di Huber era quello di osservare e studiare, non di produrre.

Langstroth stesso riconobbe pubblicamente il merito di Huber per la sua scoperta; nel suo libro scrisse infatti:

L’uso dell’arnia Huber mi ha fatto comprendere che, con le dovute precauzioni, i favi possono essere rimossi senza far infuriare le api, e che questi insetti possono essere domati in maniera sorprendente. Senza la conoscenza di questo, avrei considerato troppo rischioso cercare di realizzare un alveare che permettesse di poter rimuovere i favi”.  (Langstroth on the Honey-Bee, 1860)

Sempre all’interno del libro, Langstroth afferma che gli apicoltori devono molto a Huber, e a più riprese elogia il lavoro dell’entomologo svizzero.

 

IL BREVETTO DI SCHROEDINGER

Nonostante Langstroth avesse depositato il brevetto per la sua arnia “a spazio d’ape” nel 1852 (aveva 42 anni all’epoca), l’invenzione risultò talmente semplice da essere letteralmente copiata da tutti.

Molti affermarono addirittura che chiunque avrebbe potuto pensare ad una soluzione del genere, da quanto era semplice.

Certo, col senno di poi sono capaci tutti, specialmente se pensiamo che per secoli prima del 1851 nessuno ci aveva mai pensato.

Se andiamo a leggere il brevetto di Langstroth, si può intuire quanto lui stesso avesse forse sottostimato la portata della sua scoperta: mentre il brevetto stava seguendo il normale iter di approvazione, varie aziende di produzione avevano già iniziato a commercializzare la sua arnia. Questo non fu un toccasana per la sua salute mentale, già precaria per via di altri problemi.

Langstroth soffriva infatti di problemi nervosi e stati depressivi, che lo portavano ad isolarsi e a volte a non parlare addirittura per mesi. Per questo motivo spesso interrompeva completamente i propri lavori di insegnamento e cancellava i suoi sermoni. Ad un certo punto (in seguito ad una crisi isterica) arrivò perfino a vendere tutti i suoi alveari.

Inutile dire che gli speculatori trassero grande vantaggio da quelli che lui stesso chiamava “head troubles“.

Inizialmente provò ad opporsi alle infrazioni del brevetto intentando cause, ma si rese conto ben presto che avrebbe speso molti soldi senza ottenere alcun risultato. Insomma, non vide il becco di un quattrino.

Se non altro però, guadagnò ampio rispetto all’interno della comunità degli apicoltori e continuò ad innovare l’apicoltura americana importando assieme a Samuel Wagner l’ape italiana (Apis mellifera ligustica), più gentile rispetto all’Ape mellifera mellifera. Si trattò di un’impresa di non poco conto considerando che parliamo del settembre del 1859. I lunghi trasporti e le scarse conoscenze decretavano spesso la morte delle regine prima ancora che giungessero a destinazione (Amazon infatti verrà fondata solo 135 anni dopo).

regine langstroth

Come vediamo nella foto, Langstroth non importava soltanto regine di Apis mellifera ligustica. Foto tratta dal libro “The World History of beekeeping and honey hunting” (Eva Crane).

 

In quegli anni il miele era il dolcificante per eccellenza, quindi queste scoperte portarono ad un sorprendente aumento delle produzioni, inimmaginabile fino a quel momento. La possibilità di riutilizzare i favi senza farli ricostruire ogni volta aumentò ulteriormente la quantità di miele producibile per arnia.

Spronato da alcuni amici che nutrivano un profondo rispetto per lui, Langstroth si cimentò anche nella scrittura. Il risultato fu un libro di grande successo “The Hive and the honeybee“, uscito per la prima volta nel 1853. Il libro, scritto fra un periodo depressivo e l’altro è stato, ed è tutt’ora (siamo alla sua 40esima riedizione) un ottimo testo di riferimento, una vera e propria miniera di informazioni per l’apicoltore, specialmente all’epoca della sua uscita.

Se vuoi puoi sfogliare gratuitamente le pagine della prima edizione a questo link: Langstroth – On the hive and the Honey-bee (Internet Archive).

 

LANGSTROTH  GENTILUOMO

Langstroth viene descritto come una persona molto tollerante e paziente. Nutriva un forte rispetto nei confronti delle donne (cosa per nulla scontata in quegli anni) ed era infatti visto come un progressista. Sosteneva fermamente che anche le donne dovessero avere normale accesso all’istruzione, e lui stesso teneva lezioni per loro. Quando tornò a Philadelphia aprì una scuola dedicata alle donne.

Nel 1858 si trasferì a Oxford (Ohio) in quello che oggi si chiama Langstroth Cottage. Fu donato al Western College for Women ed oggi viene utilizzato dall’Università di Miami.

Quando sua moglie morì, le condizioni di salute di Langstroth si aggravarono ulteriormente, gli ultimi anni della sua vita li trascorse con sua figlia, finché durante il suo ultimo sermone annunciò: “Questa mattina desidero parlarvi dell’amore di Dio“.

In quel momento collassò e morì sul pulpito, il 6 ottobre del 1895.

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Il Langstroth Cottage, oggi di proprietà dell’Università di Miami. By NyttendOwn work, Public Domain, Link

Le sue spoglie riposano al Woodland Cemetery and Arboreum di Dayton, in Ohio. Sulla lapide una scritta recita “Lorenzo Lorraine Langstroth – Il padre dell’apicoltura americana“.

L’inventore dell’arnia più diffusa al mondo non si arrichì mai, anzi morì praticamente in povertà. Fu in parte supportato economicamente da alcune associazioni apistiche d’America, Canada ed Inghilterra.

 

FECE TUTTO DA SOLO?

Fra le persone che lo hanno aiutato ricordiamo senz’altro Samuel Wagner, giornalista e fondatore dell’American Bee Journal. Samuel tradusse per Langstroth i lavori di Dzierzon e lo incoraggiò a scrivere quel libro che portò in qualche misura un po’ di profitto e riconoscimenti a Langstroth. Anche Charles Dadant sostenne fortemente l’invenzione di Langstroth, realizzando poi un adattamento della stessa arnia, quella che oggi conosciamo come Dadant-Blatt.

Come lui stesso riconobbe, anche i lavori di Francois Huber furono per lui indispensabili.

Ma una persona su tutte fu di fondamentale importanza per Langstroth: sua moglie.

Sappiamo che Anne Tucker era un’insegnante in una scuola per donne, spesso (erroneamente) catalogata come una semplice copista che aveva lo scopo di rendere gli scritti di Langstroth leggibili.

In realtà dalle sue lettere (sia formali che informali) si comprende che Anne era un’ottima scrittrice.

In una lettera ai Dadant datata 10 anni dopo la morte di Anne, Langstroth parlando della moglie scrive:

Caro Dadant, la mia cara moglie è morta nel gennaio del 1873. Proseguo la mia corrispondenza e mi rendo conto di quanto lei fosse stata importante per me nelle mie stagioni di prostrazione, come la moglie di Huber lo è stata nella sua cecità. Senza il suo lavoro, al di fuori delle ore scolastiche, quell’inverno, mi sarebbe stato impossibile preparare il mio lavoro per la stampa. Non si lamentò nemmeno una volta di quanto fosse oberata, e tutte le sue lettere traboccavano della forma di altruismo più pura. Non dirò nient’altro a questo punto della mia amata compagna, se non che nel nostro matrimonio, durato 36 anni, non riesco a ricordare una singola volta in cui lei abbia cercato la sua felicità a discapito di qualcun altro.

Anne morì nel 1873, a 61 anni.

E’ mia convinzione che l’intuizione di Langstroth fosse frutto sì del suo spirito d’osservazione e della sua curiosità, ma anche del supporto incondizionato che ricevette in primo luogo da Anne ed in secondo luogo da alcune vere e profonde amicizie, oltre che dai suoi figli.

In questo articolo, per quanto possibile, ho voluto parlare anche questo. Il sacrificio ed i legami di amore e d’amicizia che hanno attraversato la vita di questo iconico personaggio.

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A presto!

Luca

 


 

Fonti:

  1. Great Masters of Beekeeping – Ron Brown (2015)
  2. The life of Langstroth – Florence Naile (1942)
  3. Bees in America: How the honey bee shaped a nation (2005)
  4. Beeconomy: What Women and Bees can teach us about local trade and the global market – Tammy Horn (2011)
  5. The World History of beekeeping and honey hunting – Eva Crane
  6. Langstroth’s Hive and the Honey-Bee: The Classic Beekeeper’s manual 

Brevetti depositati da Langstroth:

  • USPatent|9300—L.L. Langstroth’s patent for a Bee hive from Oct. 5, 1852
  • USPatent|RE1484—L.L. Langstroth’s patent for a Bee hive Reissued from May 26, 1863
  • USPatent|61216-L.L. Langstroth’s joint patent (with S. Wagner) for an Improved Apparatus for Extracting Honey from the Comb from January 15, 1867

Copertina: