Un nuovo sfizio… arnia Top Bar

Era da diverso tempo che sognavo di poter mettere le mani su un’arnia top bar.

Ricordo che ne sentii parlare per la prima volta al primissimo corso di apicoltura che frequentai nell’inverno del 2015. L’idea di lasciar costruire alle api i favi in totale libertà, disturbandole molto meno rispetto alle arnie convenzionali mi ha incuriosito fin da subito; quindi quest’anno, passato il periodo burrascoso di primavera, sono riuscito ad ordinarne una con finestrella da osservazione e a metterla subito in attività.

 

Pur avendo lavorato tutta la notte, all’arrivo del pacco non ho potuto fare a meno di mettermi a montarla immediatamente.

Ovviamente tutto quel sonno arretrato ha favorito al quadrato la mia sbadataggine; solamente a montaggio ultimato infatti, mi sono accorto di aver montato un fianco dell’arnia al contrario. Non fa niente.

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Ecco l’arnia montata con il pannello al contrario… Non tutti i mali vengono per nuocere: se me la dovessero rubare, riuscirei sicuramente a riconoscerla facilmente!

Quest’arnia, al contrario delle arnie convenzionali, si sviluppa in orizzontale anziché in verticale, le api tengono favi con covata polline e scorte da un lato, mentre all’estremità opposta troveremo favi contenenti esclusivamente miele (e saranno questi i favi che potremo asportare per mangiare dell’ottimo miele fresco in favo, oppure per spremerli e recuperare la cera, sicuramente più naturale di quella che normalmente si acquista nelle cererie.

I telaini non sono altro che delle stecche di legno che vengono posizionate l’una di fianco all’altra, senza lasciare spiragli. Questo permette di visitare un telaino alla volta, disturbando molto meno le api che invece nelle arnie convenzionali vedono ad ogni visita il loro tetto di casa “scoperchiarsi”.

Devo dire che la differenza si nota molto bene durante le visite, finora ho avuto sempre l’impressione di non aver bisogno di alcuna protezione, per quanto erano docili.

Dovendo affrontare il problema di un’arnia con api fucaiole, ho deciso di sfruttare l’occasione per scrollare tutti i telaini a qualche metro di distanza e posizionare la top bar al posto dell’arnia d’origine.

Scrollando le api fuori dall’arnia, queste tendono a rientrare nella posizione che hanno memorizzato, poco importa se al posto della loro precedente casa c’è un’arnia tutta nuova!

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Ecco le api accalcate all’ingresso della top bar.

Scrollare le api dai telaini le fa innervosire parecchio, ma si tratta di una pratica indispensabile (anche se non efficace nel 100% dei casi) per cercare di salvare una famiglia in quelle condizioni.

 

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Particolare delle api all’ingresso della top bar. Pian piano entreranno tutte per iniziare a costruire i nuovi favi.

Dopo aver scrollato con cura tutti i telaini, ho lasciato in pace le api per tutto il resto della giornata, e anche per il giorno dopo.

Ovviamente in queste situazioni, ovvero dopo aver portato via tutta la covata e le scorte che faticosamente avevano prodotto, è necessario fornire loro un po’ di nutrimento, che può essere miele di provenienza sicura oppure sciroppo zuccherino (quest’ultimo è da preferire se in giro c’è scarsità di nettare, in modo da scoraggiare episodi di saccheggio).

L’insediamento in arnia top bar è anche un’ottima occasione per effettuare un trattamento con acido ossalico. Non essendoci favi costruiti (e quindi nemmeno covata) l’efficacia di questo trattamento sarà massima.

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Terzo giorno: ecco finalmente l’arnia al suo posto con le api libere di lavorare in tranquillità.

Al terzo giorno ho inserito una regina che avevo precedentemente acquistato. Le regine vengono fornite in gabbiette apposite che hanno un tappo formato da candito (un impasto solido di miele e zucchero) in modo da permettere alle operaie di mangiare gradualmente il tappo e liberare la regina dopo un paio di giorni circa.

 

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All’interno delle gabbiette abbiamo, oltre alla regina, alcune api operaie che la accudiscono e le danno da mangiare.

Il non liberare la regina immediatamente è una tecnica che pare ne favorisca l’accettazione. Pare che l’odore della regina viene riconosciuto gradualmente dalla sua nuova famiglia, che altrimenti riconoscendola come “intrusa” potrebbe aggredirla ed ucciderla per agglomeramento.

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Le api sembrano aver accettato di buon grado la loro nuova casa, nella foto vediamo un primo accenno alla costruzione di un nuovo favo.

Ovviamente le arnie Top Bar hanno qualche punto a sfavore (ma anche molti vantaggi), ma penso che avrò modo di parlarne durante i prossimi post di aggiornamento, quindi se l’argomento vi interessa restate nei paraggi.

Nei prossimi giorni tornerò a controllare se la regina è stata accettata e se la famiglia è in salute, a presto!

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3 Replies to “Un nuovo sfizio… arnia Top Bar

  1. Come sempre una nuova scoperta!! Non sapevo di questa tipologia di arnia °^° interessante il fatto che anche se gli cambi la casetta loro ci entrano lo stesso perchè hanno memorizzato la posizione…Tu dici che il rosicchiamento lento del coperchio della scatolina della regina provvede a far si che si integri meglio…ma la regina come la prende tutta questa manovra? Non lo prende come una specie di aggressione? Tipo “Chissà cosa faranno una volta consumato il coperchio?”

    1. Ciao! Beh il tappo lo mangiano sia le api che accompagnano la regina (per nutrirsi, ma anche per uscire), sia le api all’esterno della gabbietta. Diciamo che quello della gabbietta è il metodo migliore per introdure gradualmente il feromone della nuova regina all’interno dell’arnia. Generalmente una volta uscita inizia da subito a fare il suo lavoro, cioè a deporre uova come se non ci fosse un domani.

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